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lunedì 9 febbraio 2015

Potenti parole

Quando si farfuglia sull'insostituibilità del linguaggio per gli umani -dotazione, cioè, la cui elaborazione raffinata rende compiutamente umani-; quando, tronfi, noi umani decantiamo con compiacimento più o meno sotteso le meraviglie del sistema fonatorio che ci mette in condizione di parlarci, o quelle intellettive che consentono la stesura scritta dei pensieri, io mi sento invadere, sempre più spesso,  da una grande disperata tristezza con forte deriva ad amaro sarcasmo, perché conseguentemente mi sovviene l'inevitabile vacuità della maggioranza dei dialoghi che la nostra pigra e mediocre innata tendenza alla reiterazione dei rituali e cerimoniali comunicazionali ci consente di scambiare.
 
Le meraviglie della dialettica non salvano dalla solitudine o dall'isolamento interiori: sono esperienze, queste,  che non è possibile condividere se non formalmente ed appena epidermicamente, e quasi sempre sono legate ad una preesistente condizione di privilegio, quali il censo ed il ceto sociale d'appartenenza, che ne hanno favorito l'assimilazione.
Naturalmente, esistono molte varietà di linguaggi, ed in ognuna di esse gli scambiatori-umani sono costretti, con più o meno desta consapevolezza, a recitarne o mimarne come formule liturgiche gli elementi costitutivi.

Se agli albori della sua formazione uno degli scopi del linguaggio (che presuppone lo sviluppo delle facoltà intellettive)  è stato quello di prevaricare i gruppi di ominidi che ancora non vi erano arrivati; se è stato, dunque, uno strumento (tanto per cambiare) di potere tra gli uomini, ho l'impressione che non si siano fatti altri passi avanti da allora.

Non mi spiego, altrimenti, come mai quella tizia, che di mestiere fa la parlamentare-ad-una-o-due/tre-presenze-a-settimana, come centinaia d'altri suoi simili che stanno sul nostro pubblico libro paga, non abbia il minimo pudore ma abbia invece la tracotanza di affermare che il fatto di "non stare a produrre bulloni" ma di esercitare "attività intellettuale" (ché così si sentono molti politici: intellettuali), legittima il fancazzismo ed il parassitismo.


 


giovedì 7 febbraio 2013

Tipi - 11 -

L'Italia è quel che è: nel costume, e politicamente, essenzialmente e generalmente una vergogna.
Non ci si può far nulla, purtroppo, fino a che la popoleranno gli appartenenti al tipo 'Italiani'.
Perché gli Italiani hanno fra le altre una caratteristica davvero marcata: non cambiano - cascasse il mondo non cambieranno - e pare covino nel dna una tenace attitudine all'ipocrisia e all'autoinganno.
Io non credo affatto, però, che ciò rappresenti un chiaro indice di stupidità genetica: penso piuttosto che la miscela venefica che ha tanto marcito il carattere nazionale sia composta di un misto di spocchia intellettuale vanesia che ama oltremodo esibirsi e parlarsi addosso, in una minoranza, ed endemica ignoranza, oggettiva e dimentica dei fatti passati, per il restante.
 
Hanno un'insopprimibile desiderio intestino di abbandonarsi a fascinazioni inossidabili, perfino a dispetto della smentita data dalla realtà.
Gli uni e gli altri - è evidente -, non nutrono alcun amore né rispetto per il proprio Paese: piccole anime sono incapaci di rappresentarsi il massimo bene come la risultante di molte sinergie di valori soprattutto non monetizzabili e comunque collettivi.

*
Se così non fosse, quella gentile e simpatica signora, con la quale ho cortesi e correttissimi rapporti professionali, non mi avrebbe detto: "Ma forza, ché adesso torna Silvio, e finalmente metterà tutto a posto. No?...", ed attendeva un mio sorriso d'assenso, un ammiccamento, un rinforzo d'amichevole intesa.
Com'è stato doloroso mordermi la lingua e fingere un'improvvisa sordità, parlare d'altro e precisamente dell' oggetto del nostro rapporto, sì da non incorrere nel rischio di perdere una cliente, che è un lusso che non posso davvero permettermi.
*
 
Cedere alla fascinazione è, nella pratica ipnotica, possibile soltanto a soggetti particolarmente suggestionabili e soprattutto inabili alla critica.
In secondo luogo avviene in stato di malafede, e così si ha la fascinazione finta, due volte colpevole e due volte ipocrita.

Questi tipi sono disarmanti: una persona normale, cioè onesta - come qualsiasi persona normale dovrebbe essere senza bisogno di alcuna sottolineatura -, non può trovare alcun argomento logico e razionale da opporre al loro ostinato desiderio di permanenza nell'incantesimo, vero o simulato che sia.
Al fideismo non si può opporre ragionevole argomentazione alcuna, mentre invece qualsiasi feticcio, mantra insulso, ammiccante immagine, pietosa barzelletta, proclama ridicolo e palesemente falso, scarruffata  a cagnolino dolce e commovente durante un talk show , sorriso smagliante con battutina pseudo-arguta, e via così, hanno inossidabile potere di persuasione.
 

mercoledì 17 ottobre 2012

Comunque vada

Loro -che noi avevamo delegato-, non hanno avuto alcun pudore, questo è lapalissiano. La Politica -la dignitosa e nobile arte di occuparsi della cosa pubblica e dell'interesse collettivo- è affossata definitivamente dopo decenni di mortificante agonia etica: inutile aggiungere altro, ché gli osservatori, gli indignati, mezza blogosfera, la gente dal pizzicagnolo, ne dicono e ne han già detto in abbondanza. 

Ciononostante non se ne può uscire, perché il sistema è sovrastante ed orrido e potente, ed il risentimento sociale, per ora, borbottato od urlato, si mantiene entro gli argini  dell' italica attitudine alla servitù ed all'ignavia. Il mantra ossessivo dei nuovi compagni leninisti, dei quali leggo di tanto in tanto la storica pubblicazione (ché il giovane uomo che me la recapita -perennemente alla ricerca di sovvenzioni che io non posso permettermi di sottoscrivere- mi ricorda nostalgicamente quant'era bello far qualcosa volontariamente per sostenere un'Idea che pareva giusta), è sempre: "Non è ancora il momento, stiamo nonostante tutto troppo bene". Lo dicono loro e pure il sig. Monti, che ha monitorato i fine settimana vacanzieri ed i ponti lavorativi dei cittadini osservandone l'incresciosa persistenza.

Un sistema tocca il massimo della sua degradazione quando arriva ad ammettere che sia positivo non tanto il tasso di felicità dei cittadini, quanto piuttosto la loro tolleranza stoica ad un'infelicità via via sempre maggiore.

(A proposito del Presidente del Consiglio, una riflessione da fisiognomica: trovo sgradevole il suo umorismo pubblico e controllato, soprattutto perché rivela tante velleità da lord inglese, finto-ingenuo e delicato, espresse da un volto rigido che a tutto rimanda meno che all'empatia.)  

Quanto a me -ed a qualche altro ed altra-, potrei rispondere che mai come nell'ultimo triennio, son stata così ostinatamente stanziale e non certamente per libera scelta di morigeratezza.

Ci sono condizioni e situazioni di cui né la Politica né, spesso, la stessa società civile, si avvedono, si preoccupano, riflettono.
Tra le varie pesanti contraddizioni della deriva delle democrazie moderne c'è quella di rendere invisibili le minoranze.
Ma, seppur una donna cinquantenne separata che tenti in ogni modo di ricreare da sé un'opportunità di lavoro per sopravvivere -che significa 'libertà-' sia una minoranza invisibile, forse deterrebbe lo stesso diritto alla tutela ed all'attenzione che insegnanti, operai, bancari, statali, giovani e dipendenti tutti  avvertono a ragione come 'diritto'.
Comunque sia, io aborro le lagne e perciò mi taccio e preferisco almeno provare il "fare".

*
 
Ciò che avevo oggi voglia di dire e trasmettere, infatti, è altro. E' una rassicurazione destinata alle poche persone che mi amano e che amo, nel senso più esteso del termine perché io detesto le pareti anguste ed opprimenti.

Trascorrerò comunque quel po' di nebuloso futuro che mi resta nell'accurato tentativo di salvare la dignità, perché ogni altra promessa di serenità, equilibrio e quel po' di parca gioia che in genere come umani avvertiamo quale 'diritto', sono irrimediabilmente compromessi da ciò che ha reso la realtà di molti di noi difficile e dura e che dalla nostra volontà prescinde totalmente.

Questa impresa ha comunque in sé la sua brava dose di umili eroismo e magnanimità, nonché di altruistico amore per i pochi sparuti amici che, se soltanto potessero contemplarlo ed esattamente sperimentarlo, uscirebbero crudelmente feriti dalla profondità dell'abisso in cui in verità la mia anima è precipitata, per ironia della sorte, probabilmente per mie personali ed umane colpe , per scelte altrui, per come va il mondo.

Insomma, comunque vada, vi vorrò bene.
E prima o poi andremo  lo stesso insieme a fare il giro dei bacari veneziani.







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martedì 25 settembre 2012

Questo nulla feroce

Io scrivo soltanto quando in me arde, in modo più o meno vivido o più o meno violento, una sorta di fuoco interiore, di disperata vitalità di pasoliniana memoria, di incontenibile malinconia, di decadente sentimento di solitudine, che vorrei disperdere nell'aria, con la speranza che incontri qualche altra  eco, magari anche rivelatoria. Io scrivo soltanto in un richiamo di natura.

Non è affatto una tensione personalistica ed egoistica, non si tratta di ambire a parlare di me stessa -cosa che riserbo esclusivamente a chi amo, in varie forme e sfumature, se li credo sinceramente accoglienti-  che so essere cosa pubblicamente inopportuna ed un po' ridicola; no, si tratta di sottolineare una profonda convinzione di sempre: dibattiamo, scriviamo, litighiamo, fingiamo di confrontarci quasi sempre per nulla e su un feroce nulla, perché, posto il punto alle nostre dissertazioni socio/politiche/culturali estemporanee, ritorniamo nel consueto nostro bozzolo criptico/ermetico/asfittico di isolamento inespugnabile e fatale frustrazione. Insomma: risucchiati nell'ego.

Anche quest'esperienza virtuale, però, come qualsiasi altra esperienza, insegna.
Ed infatti io ho preso coscienza di quel che non voglio fare. Non disquisirò mai e poi mai del nulla, neppure quando sembra essere 'qualcosa'.
E del nulla, di un feroce nulla, nella maggioranza dei casi si legge e si dice.
Più spesso, si nullifica su altri imput nullificanti imposti dai media.
Perché -pare- noi siamo opinionisti nati, anzi, innati. La chiacchiera è spiccatamente italiana.
Ci piace, ci piace; quanto ci piace.
Ci esalta dir la nostra, anche se non è mai davvero nostra ed è, più spesso, decotto od infuso di altre approssimative notizie il cui contenuto è meno importante della faccia di chi le comunica.
Non importa, ai più, la verità, ma la sua semplice parvenza, la sua sbiadita evocazione.

Ora, se non fossimo tutti così svuotati del bisogno di vera verità, non dedicheremmo più una sola parola, per esempio, ai e sui nostri disonorevoli rappresentati politici e pubblici dirigenti e li lasceremmo andare alla deriva, sprofondare all'inferno sbranandosi a vicenda, godendoci lo spettacolo mentre così si raccontano, divorandosi: "...Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino,e questi è l'arcivescovo Ruggieri: or ti dirò perché i son tal vicino..." (Dante Alighieri, Commedia,Inferno, canto XXIII).

Troveremmo disgustoso, nullificante e ferocemente noioso fin l'appioppar loro epiteti e manifestare indignazione, perché gli uni e l'altra, comunque, per loro sono fin troppo e la misura è oltremodo ormai colma d'indecenza.

Invece no. Ci ricadiamo sempre: ne parliamo animatamente al bar, ne scriviamo; poi, tra di noi, polemizziamo pure in retoriche esibizioni di ridicola arguzia. Se siamo giornalisti professionisti lo facciamo su testate autorevoli regolarmente e lautamente finanziate, se umili Nessuno in migliaia di blog, se tuttologi sfigati in queste ed in quelli. Assistiamo ai loro scontri televisivi con un'istintiva attitudine alla tifoseria, assemblando giudizi politici ed estetici, umanistici e triviali, di testa e di pancia.
Nel frattempo, loro, questi ormai dichiaratamente accertati nocivi - e non da ora- , percepiscono da noi lo stesso stratosferico stipendio ed accumulano beni e vergogna, placidi e niente affatto allarmati, mentre noi ci dibattiamo nei sostanziali grandi mali italici: il fatalismo, la genialità senza l'etica, la parola senza il costrutto, l'ignavia.
Il paese civile è quello in cui il cittadino non attende supinamente che il politico corrotto ed incapace si dimetta, ma quello in cui gli dice, senza possibilità di replica, "Ti licenzio".

Non è il nostro: noi qui si ha, a reggere la cosa pubblica, il Nulla, il Nulla Feroce.












lunedì 5 dicembre 2011

A loro le lacrime, a noi il sangue

Noi, che abbiamo dato i natali al melodramma, non ne dovremmo affatto essere sconvolti...
Ma, prima d' ora, io non avevo mai visto singhiozzare un Ministro in diretta.

Ricordo, veramente, un aspirante Presidente del Consiglio, in tempi già sospetti -ma soltanto per i più 'scafati' e maliziosi, i soliti 'comunisti'-, piangere nel 1997 sull' atroce sorte di alcuni diseredati disgraziati,


e poi anche, un po' più tardi, per la dipartita di un fido dipendente di sue televisioni, esecutore scrupoloso di un' importante parte del grande processo storico di mediocratizzazione del nostro Paese, ma non esisteva ancora l' amara odierna consapevolezza d' essere tragicamente in bilico sul baratro economico e finanziario di un intero sistema.

Ci son stati, nel frattempo, molti profeti. Ed i profeti, per loro stessa natura e destino, o sono disarmati, o troppo depressi e depressivi per risultare efficaci, oppure un po' ignavi e dalla voce niente affatto stentorea.

Il risultato, giunti al capolinea, sono le lacrime di una Ministra, la quale, annunciando il prossimo venturo colpo d' ascia su tutti coloro che accasciati già lo erano da sempre, o ne prova cocente vergogna, o dà una dimostrazione davvero encomiabile di autentico talento d' attrice.

A lei le lacrime, ed a noi
il sangue.

lunedì 17 ottobre 2011

Eristica e sputi

Che la dialettica, nei circoli non accademici, non sia un interesse umano primario, nè un' abilità innata generale, mi pare abbastanza chiaro.

Veder prendere Pannella a sputi in faccia dalla folla incattivita -che poteva benissimo detenere molte ragioni e tutte politiche-, a me causa lo stesso orrore che mi dà assistere al maltrattamento di un cane  -pur se il cane è, invece, sempre innocente-, la notizia dei neonati dimenticati in auto sotto il solleone,  qualsiasi altro sopruso, volontario e non, compiuto su un essere vivente, tanto più se dotato di intelligenza.
[Ed aggiungo che il Pannella (con i suoi "partitocrazia", i volta gabbana, le ciccioline, i digiuni reiterati, ma con quella patina borghese tenace che non gli stacca di dosso in alcun modo) non mi ha mai fatto proprio impazzire.]

Si tratta di una reazione istintiva di raccapriccio, ma sbaglio clamorosamente.

Mi fa orrore la violenza, in tutte le forme e modi, e mi fa genericamente orrore il vilipendio  a ciò che è umano o aderente all' umano. Nel contempo capisco anche  di essere in errore: la violenza subìta richiede necessariamente una reazione di qualche tipo, non può, in nessun modo, passare sotto silenzio od essere tacitata. Il risentimento, inevitabile, deve trovare in qualche modo uno sbocco.
Ora, l' indignazione che un ampio numero di cittadini cova da anni -imputabile sostanzialmente alla violenza insita in tutte le scelte di ingiustizia sociale- e che il tracollo del sistema ha portato al parossismo, si trova rasente al punto di non ritorno, superato il quale non sarebbe affatto sorprendente una nuova "presa della Bastiglia" mossa da una gigantesca ondata di emotività e furore esplosivi.

Quando la politica agonizza e non adempie alla sua indispensabile funzione, quando latita, la porta alla violenza è aperta e dà nelle più svariate direzioni.
Si può addirittura sentire in un' intercettazione telefonica un' alta carica dello Stato paventare l' assalto ad una sede della Magistratura o alla testata di un quotidiano, così come, d' altra parte, veder sfasciare vetrine o bruciare automobili nel corso di manifestazioni civili o di rivendicazioni sociali.

Ma i nostri politici paiono non capirlo e mi sorge il sospetto che per fare il politico in Italia sia assolutamente indispensabile essere anche ottuso. Ottuso e profondamente ignorante. Mi pare perfino troppo generoso liquidare il comportamento dei nostri rappresentanti (eufemismo) politici come semplice malafede.
Essi perseverano, imperterriti. Hanno spolpato il paese fino all' osso, come i colleghi egei. Raccontano le loro menzogne, sgraffignano dal barile dell' ultima marmellata, vanno in televisione e fanno le faccine candide e di circostanza -dietro cui si celano i loro veri ceffi malandrini- e somministrano e ri-somministrano la stessa pillolina-placebo del nemico invisibile e mondiale al di sopra di tutto e fuori controllo.
E' la crisi ...

*

Ma che c' entra la crisi con gli otto mila euro di base di stipendio mensile a quella nullità siliconata di un' igienista dentale?
Che c' entra la crisi con i privilegi della Casta?
Che c' entrano le soubrette in Parlamento, i mafiosi al potere, i capitalisti alla Presidenza del Consiglio, i parlamentari in vendita, i tagli ai servizi sociali, l' affossamento dell' istruzione pubblica, il mantenimento dei privilegi alla Chiesa, la mancanza di investimenti a supporto dell' occupazione, ecc. ecc. ecc,, con 'la  crisi'?
Se la crisi ci impoverisce tutti, ci diano l' esempio, questi parassiti: si impoveriscano loro, per primi, ci dimostrino personalmente come sia possibile il sacrificio.

*

Mi uccide di noia, sta roba che ho scritto. Non la sopporto almeno tanto quanto non riesco più a sopportare le centinaia di articoletti, post, prese di posizioni scontatissime, sentenze ed opinioni.

Tutta eristica, solo eristica.

martedì 26 aprile 2011

Nel paese che non c' è

Agli amici ispiratori Luca e Disagiato

Io credo che ogni ragionamento, quando si rivela "circolare",  non possa che risultare autoreferente e, perciò, nel momento stesso in cui  sia esplicitato e concluso, all' atto pratico non riesce a convertirsi in un' azione utile.
Il ragionamento circolare ruota attorno a perni fissi. Esempio: Berlusconismo e Antiberlusconismo.
Ma sono perni relativi, che in sé non esplicano né le profonde origini, né l' evoluzione dei fenomeni.
Chi ha consentito il trionfo di Berlusconi, agli esordi, è giunto alla stessa scelta -com' è lapalissiano- da due sostanziali barricate contrapposte: una sotto il vessillo della malafede e l' altra sotto quello della buonafede. Quest' ultima accoglieva molti emuli un po' miserabili e ignoranti, i delusi e gli scontenti creduloni, qualche arrabbiato un po' cinico, mentre chi accogliesse, al contrario, la prima, non c' è bisogno alcuno di ripeterlo o sottolinearlo, ché ben lo si sa: non si tratta di tracciare giudizi morali, ma di prendere atto di oggettive esigenze, o convenienze, dell' elettorato.

Probabilmente, ciò che pensava Spinoza sugli affetti (che influenzano l' agire umano e derivano da molti fattori sinergicamente combinati, come i rapporti tra l' uomo ed i suoi simili e la natura, nonché il suo ambiente sociale in genere) è ancor oggi validissimo: l' uomo ha scarsissima cognizione e capacità interpretativa di ciò che sente e raramente è, pertanto, in grado di conoscere con obiettiva freddezza ciò che prova, sottraendo in tal modo a sé stesso la possibilità di agire secondo ragione.
Gli Italiani votano in modo emotivo, obnubilati dalle loro passioni.

Pertanto, ciò che mi piacerebbe capire, è non tanto dove possa condurci il nulla che Berlusconi -con l' ingenuità grossolana dei poveri di spirito e d' intelligenza di cui si ammanta- crede di poter riempire con la sua narrazione, ma, piuttosto, se sia davvero nelle finalità di quegli Italiani che l' hanno scelto in buonfede e che lo voteranno ancora, aspirare a qualcosa.

E' solo questo il vero dilemma: quegli italiani che si sono avveduti d' essere incorsi in errore, hanno a cuore le sorti del loro Paese, sì da desiderare un' alternativa decisa?
Io non lo so, non ne sono sicura, data l'assenza quasi totale di un progetto alternativo e data la sostanziale immutabilità di un' opposizione paralizzata, la cui più grave colpa sta nell' ignavia di non aver saputo, agli albori di questa storia, risolvere il tanto deprecato conflitto di interessi.




domenica 27 marzo 2011

Pasolinaria: la pudica consolazione delle affinità.



(Testo canzone: Pier Paolo Pasolini e Domenico Modugno; ispirazione: Shakespeare)

Molto probabilmente, quando Pier Paolo Pasolini esce con l' ampia raccolta "Poesie in forma di rosa", la sua abiura verso gli ideali giovanili, risultati deludenti e traditi anche da chi egli aveva amato enormemente (il popolo, il sottoproletariato, custode della primordiale purezza, che egli vede avviarsi inesorabilmente verso la corruzione dello spirito e della carne e l' imborghesimento), i colleghi intellettuali e la storia stessa, gli costa lacerante dolore.

"Per chi è crocifisso alla sua razionalità straziante,/macerato dal puritanesimo, non ha più senso/che un' aristocratica, e ahi, impopolare opposizione.//La rivoluzione non è più che un sentimento."

E' improrogabile e vitale il ricorso ad un nuovo Mito -necessario agli uomini più del pane e del respiro-, che egli preconizza in  un' altra Preistoria, che potrebbe nascere da barbari del Terzo Mondo, dalle plebi, dai disperati e miserabili.

" .../...
E scriverò all' imperterrito Moravia, una 'PASOLINARIA

SUI MODI D' ESSER POETA', con la relazione
tra segno e cosa -e finalmente
svelerò la mia vera passione.

Che è la vita furente [o nolente] [o morente]
- e perciò, di nuovo, la poesia:
'non conta né il segno né la cosa esistente',

ecco. Se l' uomo fosse un Monotipo nella Subtopia
di un mondo senza più capitali linguistiche,
e disparisse quindi la parola da ogni sua via

dell' udire e del dire, lo stringerebbero mistici
legami ancora alle cose, e ciò che le cose
sono, non fissato più nei tristi

contesti, sarebbe sempre nuovo, colmo di gaudiose
verità pragmatiche -non più strumentalità,
travaglio che le traduce in limoni, in rose...

ma sempre e solo, luce, com' è la realtà
delle cose quando sono nella memoria
alla soglia dell' essere nominate, e già

piene della loro fisica gloria.
Se poi dovessi scoprirmi un cancro, e crepare,
lo considererei una vittoria

di quella realtà di cose. Finita la pietà figliale
per il mondo, che senso ha ancora il frequentarlo?
..."

(P.P.Pasolini,"Progetto di opere future", Poesie in forma di rosa)


Quanto maggiore è la sincerità del sentire, la passione civile e politica, l' intelligenza e l' integrità, e la conseguente capacità di preveggenza,  tanto maggiore si rivela essere la soluzione di un destino di opposizione"Opposizione di chi non può/ essere amato da nessuno, e nessuno può amare, e pone / quindi il suo amore come un no/ prestabilito, esercizio del dovere politico come esercizio di ragione."

martedì 8 marzo 2011

8 marzo: tutto da rifare, povere donne...

L' 8 marzo è una data storica, che saremmo tenuti tutti a conoscere, prima di avanzare qualsiasi approccio di tipo "umorale" oppure ideologico alla relativa celebrazione.

Intanto, la Lega e gli Industriali esultino: nonostante la pregnanza dei fatti che l' hanno originata, sacrificio umano compreso, oggi è un normale giorno lavorativo (per chi, meno sfortunato di altri, un lavoro ce l' ha), le produzioni non si fermano ed anzi vivaisti, ristoratori, tenutari di discoteche con spogliarellisti-macho e similari, registrano un positivo trend ascendente di guadagni, almeno per oggi.

Inoltre, abbiamo oggi la piacevolezza di leggere o sentire fior fiore di declamazioni provenienti da "autorevoli" esponenti del genere.

Così la ministra Carfagna per le Pari Opportunità, ci invita a festeggiare questo giorno con l' orgoglio di chi può ben dimostrare che le donne possono arrivare a rivestire importanti ruoli anche in politica, così come lei e le altre colleghe parlamentari indefettibilmente dimostrano.
Ella è la riprova vivente che uscire dai calendari unti o patinati affissi nelle cabine di guida dei Tir, o doversi ridicolizzare semi-nude nel piccolo schermo per la gioia di maschi voyeuristi frustrati, non è più un triste destino inesorabile per il sacrosanto diritto alla sopravvivenza. Si può, si può! Guardate lei, la Minetti, e ancora, ancora, ancora...
Non so, ditemi scettica, sospettosa, acida, nichilista, malfidente, ma la stessa dichiarazione (per quanto, in assoluto, un po' vana e distante anni luce dalla realtà) acquista sfumatura diversa se detta, -poniamo- da una Rosy Bindi oppure invece -sempre poniamo- dalla Carfagna.

Insomma, questione di ... sensibilità, di intuito...
Principio indispensabile di una politica seria è la non-contraddizione, che garantisce così la credibilità. Un esponente politico, a prescindere dal suo genere, deve meritare la crediblità, cioè non entrare in perenne contraddizione.

***

Lo stesso principio sopra evocato, poi, deve essere riconosciuto in ogni ambito e luogo sociale e pubblico (e per quel che riguarda me -ma non è così interessante- anche nel privato) ed allora, per ritornare alla questione femminile, mi scappa una divagazione, che scaturisce dal ricordo di una riflessione di Dacia Maraini letta in un suo libro anni orsono. E' la testimonianza di una situazione non proprio infrequente, in un' aula universitaria, in cui la docente, indiscutibilmente adeguata per l' insegnamento perché preparata, svolge la sua lezione -interessantissima e stimolante-, indossando un abito molto corto che ovviamente esibisce le sue gambe. Alla fine, giacché il linguaggio del corpo è soverchiante rispetto a qualsiasi altro, gli studenti difficilmente ricorderanno la lezione. Questo non significa che la docente non abbia il sacrosanto diritto di indossare quel che le pare (ci mancherebbe), ma, piuttosto, che ogni nostra azione, se vuole essere credibile ed efficace, soggiace necessariamente alla legge di non-contraddizione, sempre e nostro malgrado.

***

Tra la narrazione e la sfacciata propaganda, poi, ci si infila la realtà dei dati ISTAT, che testimoniano la drammaticità della situazione del lavoro femminile, in particolar modo al Sud, grazie ai progressivi tagli ai servizi ed al Welfare ed alla mancanza più assoluta di una politica del lavoro attenta alle problematiche specificamente femminili.

Questo è il più squallido degli 8 marzo di cui io abbia memoria, il più strumentalizzato di tutti, il più vergognoso.
E' l' 8 marzo in cui si osserva, oltre all' ormai noto scollamento tra la politica ed il Paese reale (ancora "giustizia" e processi del premier...), la guerra fra donne: quelle del PDL, compattissime, contro tutte le altre.
Sapete?
La "parità", ora, è davvero raggiunta: arrivate (non importa come) al potere, stiamo diventando stronze come i peggiori degli uomini...


sabato 12 febbraio 2011

... e chi non crede in nulla la governa...

"...
Così la mia nazione è ritornata al punto
di partenza, nel ricorso dell' empietà.
E, chi non crede in nulla, ne ha coscienza,

e la governa. Non ha certo rimorso,
chi non crede in nulla, ed è cattolico,
a saper d' essere spietatamente in torto.

..."

(Pier Paolo Pasolini-La Religione del mio tempo)


Perduta la culla originaria, o la possibilità di riconoscerla ormai incapace di accogliere i suoi figli, l' io inaridisce e muore, il dramma rimane irrisolto e si volge in tragedia.

Così per i cittadini di uno Stato in cui si arriva a litigare per indire o meno una giornata di festa nazionale che ricorre ogni cinquantennio.

Se non fosse triste e vero, sarebbe ridicolo.
Strano, questo nostro Paese, in cui la democrazia è talmente insediata ed aperta da consentire intestine lotte tra organi istituzionali per siffatti motivi...
Si vede che, tra le varie cecità di cui ci piace macchiarci, ci sta anche quella dell' autolesionismo intellettuale: non abbiamo neppure più il rispetto per ciò che le generazioni passate hanno conquistato con il loro stesso sangue.
Smemorati. Ed ingrati.

mercoledì 9 febbraio 2011

Il migliore dei mondi possibili

Oh, santocielo, quale devastante, insopportabile, nauseante noia...

Sarà il sentore del profumo di imminente primavera; apportatrice di nuova linfa vitale e di desiderio; sarà una certa sensibilità estetica offesa; sarà che in qualsiasi gregge che bruchi alacremente non c' è ovino che si distingua alla vista pur se preferisce tenere margheritine a verdi quadrifogli; sarà che serpeggiando il solito male oscuro minaccia un nuovo assedio; sarà che nulla accade e che comunque, seppur non fosse, questa volta lo lascerei accadere, dato che so comunque come finirebbe; sarà magari anche a causa di troppe altre vicende personali, ma io non ho più voglia di tentare la partecipazione.

Non vorrei parlare, né più scrivere una sola riga, a descrizione, sottolineatura ed ennesima riconferma che tutto è perduto. Politicamente, ma non solo.
Che nulla cambia.
Che siamo solo strumenti. che il nostro incessante chiacchiericcio di denuncia o di sostegno a questa sottospecie di classe dirigente ha comunque la colpa di legittimarla riconoscendola il fulcro insostituibile per il funzionamento di ogni altro conseguente meccanismo.
Che tutto è veramente nada, y pues nada, y nada... e che non si tratta di una crisi generazionale, né più ampiamente epocale, né logisticamente geografica; né di una fase annichilita o confusa -una straordinaria défaillance collettiva-; no davvero: gli umani sono proprio così e quel che sanno fare è questa roba qua: la propagazione della cloaca maxima a livelli via via superiori, nazionale, continentale, terrestre.
Ormai l' uomo moderno, depauperato di immaginazione e fantasia, data la sua sostanzialmente molliccia indole e la sua attitudine all' ammucchiata, altro non fa se non  adeguarsi all' attività di propagazione. Sei con i cattivi? Va bene, propaga la tua perfida fede. Sei con i buoni? Allora propaga l' anti-cattiveria.
Fatelo in coro. Finché vi pare, ma in coro. Tutti quanti, dalle rispettive fazioni.
Di fatto il gioco rimane circoscritto e sostanzialmente inviolato..

Questo è il migliore dei mondi possibili.
Confuto l' affermazione di Saviano al raduno ( radical chic)  intellettuale ultimo scorso: non penso che in un Paese di persone perbene pochi scellerati avrebbero potuto incatenarsi alle poltrone del potere per un ventennio: è un' idea assolutamente insostenibile in una democrazia. Paradossale.
Si vede che non siamo democratici davvero. O che la democrazia ha gravi e pesanti pecche nel suo stesso seno, come la serpe della regina Cleopatra.

Io non ci sto più.





domenica 30 gennaio 2011

Vai, affabulatore, vai in un altro Stato con il capo cosparso di profumi e incoronato di lana...

" Se nel nostro Stato giungesse un uomo capace per la sua sapienza di assumere ogni forma e di fare ogni imitazione, e volesse prodursi in pubblico con i suoi poemi, noi lo riveriremmo come un essere sacro, meraviglioso e incantevole; ma gli diremmo che nel nostro Stato non c'è e non è lecito che ci sia un simile uomo; e lo manderemmo in un altro Stato con il capo cosparso di profumi e incoronato di lana. A noi invece, che abbiamo di mira l' utile, serve un poeta e mitologo più austero e meno piacevole, che imiti il linguaggio delle persone dabbene e atteggi le sue parole a quei modelli che abbiamo posti per legge in principio ..."

(Platone-La Repubblica II)

Il potere emotivo della narrazione, della parola, della poesia, "sacra meravigliosa incantevole", è indubbio: ben lo sanno  Platone e gli ellenici tutti.
Ma è l' utile che gli preme, nella Repubblica ideale.
Ed all' utile, presupposto di ogni altra cosa, anche dello stesso piacere, in vista della più ampia prospettiva di felicità comune, pospone perfino la poesia.

Nella Repubblica Platone si sofferma a lungo sul ragionare di poesia perché il suo è lo sguardo di colui che ha in mente uno Stato guidato da politici integerrimi e moralmente ineccepibili: filosofi, buoni e sani filosofi, cui sottoporre a giudizio la qualità della poesia stessa.
A noi moderni, cultori dell' individuo, incamminati verso un radicale narcisismo, può sembrare aberrante, ma per l' antico è la polis che importa ed è il bene dei cittadini di cui si cura.

La distingue tra poesia imitativa (tragedia e commedia) in cui, attraverso i dialoghi diretti, il poeta si rivive nei personaggi; poesia narrativa in cui egli racconta azioni e discorsi in modo indiretto (come nei ditirambi); ed una forma mista, in cui le due precedenti si alternano, come nella poesia epica.
Ebbene: Platone condanna quasi interamente la poesia imitativa, timoroso della possibilità che i giovani imitino più persone e se l' azione imitata a sua volta è frutto di precedenti imitazioni, si incorrerebbe nel rischio di ammettere anche l' emulazione di chi non è dabbene o si comporta oggettivamente male.

Platone era severo, perché era un vero filosofo e conosceva l' animo umano. Conosceva il meccanismo per cui  la grande poesia (Omero) non fa soltanto provare agli spettatori od uditori quelle stesse emozioni che evoca, ma induce anche ad amare il poeta che ne è autore. Il meccanismo imitativo è globale, incontrollabile, e quindi potenzialmente pericoloso. Ciò non gli impediva di riconoscere la grandezza del Poeta: intuiva e provava il fascino di Omero, ma, seppure a malincuore, nel suo Stato ideale "non c' è stimolo d' onore né di ricchezze né di pubblico ufficio né di poesia per cui meriti di trascurare la giustizia e le altre virtù"

(Platone- ibidem)

Diverso il punto di vista aristotelico nella Poetica.

***

Ma quanto è spassoso riprendere la prima citazione e, con becera passione imitativa, adattarla all' affabulatore nazionale:

" Se nel nostro Stato giungesse un uomo capace per la sua sapienza di assumere ogni forma e di fare ogni imitazione, e volesse prodursi in pubblico con i suoi poemi, noi lo riveriremmo come un essere sacro, meraviglioso e incantevole..."
- Quell' "uomo"è arrivato, qualche lustro fa, senza troppa sapienza, ma con infinita e strabiliante capienza. Ha ottenuto straordinarie riverenze; ha ottenuto amore cieco e sconfinata fiducia. Ha saputo assumere ogni forma e fare qualsiasi imitazione: è stato Presidente-operaio, Presidente-cabarettista; Presidente-imprenditore; Presidente-inquisito; Presidente-colluso; Presidente-perseguitato; Presidente-liberista; Presidente-populista; Presidente-conviviale; Presidente-generoso; Presidente-dio.

"ma gli diremmo che nel nostro Stato non c'è e non è lecito che ci sia un simile uomo; e lo manderemmo in un altro Stato con il capo cosparso di profumi e incoronato di lana."
- ... e che abbiamo bisogno di varie cose: dobbiamo ripartire, ricostruire, sanar magagne...
... solo che non ci ascolta... e vuol deliziarci ancora... seppur il suo repertorio d' imitazioni sia ormai esaurito, e questo lo rattristi e lo addolori, nonostante l' affetto di tutti coloro che hanno ricevuto i suoi favori e goduto delle sue performance artistiche.

"A noi invece, che abbiamo di mira l' utile, serve un poeta e mitologo più austero e meno piacevole, che imiti il linguaggio delle persone dabbene e atteggi le sue parole a quei modelli che abbiamo posti per legge in principio ..."
- La Costituzione della Repubblica Italiana, per esempio.
Orsù, fai il bravo, per favore, e vattene.


martedì 25 gennaio 2011

La partenogenesi del delirio politico e i desideri perduti.

Il linguaggio sarà, molto probabilmente, uno dei fattori implicitamente responsabili dell' estinzione della nostra specie.

Nel frattempo, in tutt' altro che virginale attesa (ché di virginale -eticamente parlando- non c' è rimasto più nulla), ne osserviamo un suo primo effetto sul suolo italico: l' estinzione della politica.
Ma la politica, pur nella forma e nei modi con i quali viene esercitata nelle democrazie a noi note, così come in una qualsiasi società organizzata, è indispensabile, perché il sogno anarchico, nella sua più ampia accezione, non può essere condiviso e compreso che da pochi, eletti, cervelli sopraffini ed inverosimilmente limpidi, propri di individui intellettualmente incorrotti, dignitosi, capaci di una purezza ideale e di una coerenza formale che ormai oggi paiono sovraumani.

Ciò cui siamo costretti ad assistere quotidianamente sui  palcoscenici pubblici dei media, non è che la rappresentazione più miserabile del delirio e del disorientamento nazionale, le cui conseguenze andranno ben oltre il tramonto e l' eventuale sostituzione di questo o quel protagonista.
Noi Italiani siamo ammalati gravemente nella coscienza, e non da quindici anni a questa parte, ma bensì dai nostri esordi, ben più antichi, come patrioti.
Patrioti: termine desueto. Bellissimo. Perduto.

Non è vero che è stato lui: egli è soltanto l' interprete messianico della decadenza.
Vogliamo forse concludere che i cervelli tutti d' Italia abbiano subito una lobotomia generalizzata sì da impedire al pur corposo stuolo di dissidenti di maturare una reazione, una controffensiva, una reazione vera, propositiva, programmatica, sostanziale?

Siamo al limite dell' atarassia: non abbiamo più desideri.
Noi non sappiamo più come sognare un' altra Italia. Non siamo più capaci di definire nel dettaglio le nostre speranze. Abbiamo dimenticato quali siano gli elementi imprescindibili del Paese civile.
La nostra generazione non ha soltanto perso: il suo cadavere subisce quotidiano vilipendio morale.
Ci limitiamo all' indignazione logorroica.

"Liberté Egalité Fraternité ou la mort"


(Dedicato ai nostalgici del sogno, come me:)




domenica 26 dicembre 2010

Ricordi brevi di intellettuali estinti. Giuseppe Prezzolini, Luigi Einaudi: quando l' idea liberista non poteva essere scissa da quella di rigore scientifico, fiducia nella ragione, civismo, rispetto del lavoro. -2-

( conclude il post -1- dedicato a Giuseppe Prezzolini )

Il Bobbio affermò che si doveva a Salvemini e a Einaudi se in una storia delle idee del primo decennio del Novecento si fossero potute conservare, "tra tante aberrazioni e infatuazioni e distrazioni", quelle liberali e democratiche.

Luigi Einaudi fu un grande economista, Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955, che auspicò una vita politica stimolata dal vivificante contrasto sociale tra le parti, nell' ambito della società civile, da risolvere nel rispetto delle leggi e nella comune convivenza. Liberale era, per lui, "colui che crede nel perfezionamento materiale e morale conquistato collo sforzo volontario, col sacrificio, colla attitudine a lavorare d' accordo con gli altri".

Del socialismo non amava la pretesa di "imporre il perfezionamento con la forza", ma non fu mai avverso alle lotte sindacali ed alle rivendicazioni della classe operaia, considerando la lotta di classe non soltanto importante dal punto di vista economico, ma anche prezioso terreno di progresso educativo e morale.
A suo avviso lo Stato avrebbe dovuto governare il meno possibile, garantire la sicurezza del cittadino, ma limitare al massimo il suo interventismo.

Come gli altri intellettuali di "La Voce" - gli intellettuali dell' epoca-, aveva clamorosamente sbagliato nello sperare che un Paese potesse essere cambiato grazie alla forza dell' intelligenza, del rigore scientifico, dell' etica personale: questi sono, sono sempre stati, sempre saranno i sogni ingenui di poche persone perbene, ma, da che mondo è mondo, chi vince sono i maramaldi, ovunque ed in ogni epoca.
Così è, pure se non ci pare.

***


Le speranze del Mezzogiorno.

"... Invece di profondere milioni a creare nuove e sempre pestifere clientele politiche, la cui natura non muterà anche se manderanno al Parlamento dei politicanti radicali o socialisti invece dei sedicenti conservatori di adesso, invece di fare ciò che è inutile e dannoso, invece di ingerirsi in ciò che è meglio che la gente impari a far da sé, lo Stato faccia ciò che gli individui isolati non sono stati finora capaci di fare:
   - renda giustizia a tutti ed instauri il regno della sicurezza personale per chi vuol lavorare, per chi osa dai grossi borghi abitati recarsi a dimorare nelle campagne disabitate e malsicure. Qual pazzia è quella da cui son presi i saltimbanchi e gli azzeccagarbugli che sono ormai tutte le classi dirigenti d' Italia, di far fare allo Stato il navigatore, il ferroviere, il prestatore di denari a mite interesse agli immeritevoli che chiedono e persino a coloro che nulla pretendono (proprietari delle Romagne), il venditore di zolfo e di agrumi; mentre si trascurano in modo indegno, vergognoso, quelle che furono sempre dello Stato le funzioni essenziali: tenere a segno i malviventi e impartir giustizia rigida ed imparziale a tutti? Contro questo andazzo che rende l' amministrazione pubblica manutengola e complice dei peggiori elementi sociali, dispensiera di favori agli inetti è d' uopo insorgere con tenacia e violenza;
   - ricostituisca la terra, non colla colonizzazione e con sussidi inutili, ma col rimboschimento diretto dei territori più elevati, regoli con bacini e serbatoi il deflusso delle acque ed intraprenda poi le bonifiche delle paludi malariche della pianura. L' opera sua sarà tanto più feconda se si riuscirà a vietare alla burocrazia, orgogliosa di aver salvato il monte, di scendere al colle, dove l' albero crescerà da sé, per tornaconto economico del contadino, purché non gli sia fatto venire in odio la tirannia dei regolamenti;
   - istituisca scuole, dove le giovani generazioni siano addestrate all' uso degli strumenti, con cui l' intelletto si eleva e si formano le utili capacità sociali.
Sovratutto lo Stato distrugga l' opera sua del passato.
...
Non solo di 'non fare', amico Nitti, ha bisogno il Mezzogiorno, ma anche di 'disfare' il mal fatto.
..."

(stralcio articolo apparso su "La Voce" 1911)

mercoledì 22 dicembre 2010

Ricordi brevi di intellettuali estinti. Giuseppe Prezzolini, Luigi Einaudi: quando l' idea liberista non poteva essere scissa da quella di rigore scientifico, fiducia nella ragione, civismo, rispetto del lavoro. -1-

Non ne avrei neppure voglia, neanche minima.
A dir il vero avverto un' inesorabile scivolamento della voglia verso la dimenticanza, come chi si appropinqua a lasciare la condizione di veglia per dimenticarsi nel sonno.
Intendo: la voglia di pensare alle questioni interne politiche e civili del Paese in cui mi tocca vivere -anzi sopravvivere, mio malgrado, unitamente ad un gran numero di connazionali-.
Le cose usurate e decadenti mi danno grande tristezza, ed il mio temperamento è già, di suo, esasperatamente malinconico di fondo, com' è evidente -io credo- in più di un dettaglio, a cominciare dal fatto, piuttosto banale, d'aver titolato questo mio spazio "Galassia malinconica" e non già "Galassia entusiasticamente allegra".

La situazione politica italiana è quella che conosciamo bene, che ci piaccia o meno, ed è, appunto, cosa usurata e decadente, nonostante l' attuale classe dirigente si fosse presentata all' elettorato ignavo ed ignaro con promesse di Rinnovamento, Liberalismo/ Liberismo, Modernizzazione/Riforme e perfino Amore...
Pur non avendo affatto bisogno di deprimermi pensando alla nostra situazione nazionale oggi m'è tornata tra le mani una mia vecchia antologia di letteratura italiana, alle pagine del primo Novecento.
E mi sono imbattuta -combinazione- in qualche articolo ospitato dalla rivista "La Voce" fondata nel 1908 e diretta fino al 1914 da Giuseppe Prezzolini , poi divenuta la casa editrice di molte tra le più importanti opere della letteratura giovane novecentesca.

Il problema che allora si poneva e coinvolgeva le migliori energie intellettuali dell' epoca attraverso fervidi e fecondi dibattiti era il "Che fare?"   In un' Italia che sbandierava ridicoli ideali di grandezza, attraverso un inconcludente nazionalismo che di fatto eludeva i problemi di reale ostacolo al consolidamento della Nazione, gli intellettuali scrivevano e si confrontavano sulle questioni cruciali e pratiche che erano, ad esempio, il Mezzogiorno, il decentramento regionale, i rapporti tra Stato e Chiesa, "la riforma del nostro carattere e delle nostre relazioni sessuali" (!). Secondo Prezzolini una vera democrazia in Italia avrebbe potuto essere realizzata soltanto a patto che i "problemi tecnici" sopra citati fossero stati risolti.

"Tutto cade. Ogni ideale svanisce. I partiti non esistono più, ma soltanto gruppetti e clientele. Dal parlamento il triste stato si ripercuote nel paese. Ogni partito è scisso. Le grandi forze cedono di fronte ad uno spappolamento e disgregamento morale di tutti i centri d' unione. Oggi uno è a destra, domani lo ritrovi a sinistra ...

Lo schifo è enorme. I migliori non han più fiducia. I giovani, se non sono arrivisti e senza spina dorsale, non entrano più nei partiti...

E poi c' è l' altra difficoltà. Tutti la sentiamo. Io in modo particolare. 'Per fare' occorre metter mano in questo luridume generale, politico, letterario e morale. O starsene solitari: ma allora è purezza acquistata troppo facilmente; o vivere e agire in mezzo agli altri: e allora mettere a prova la purezza...

Ma si può fare molto. La cosa principale è acquistare le cognizioni tecniche per il rinnovamento dei congegni, degli organismi, delle tendenze alle quali siamo più vicini e nelle quali ci è più facile operare. Il municipio; la biblioteca comunale; le ferrovie; la scuola; le biblioteche pubbliche; i giornali; l' organismo finanziario; i paesi di lingua italiana soggetti ad altre nazioni;  i paesi dove si dirige l' emigrazione; gli uffici pubblici; il clero; le organizzazioni operaie; e via dicendo ...
Soltanto sapendo bene, con precisione, vedendo addentro e senza pregiudizi, un giovane può essere domani necessario. Quando questa massa di imbroglioni, di asini, di pusillanimi morali che ci sgoverna, avrà ridotto male l' Italia e i suoi organi bisognerà pure che l' Italia cerchi in sé stessa quel governo che non ha..."

(Giuseppe Prezzolini -Articolo apparso su "La Voce" 1910) 

Sono trascorsi cent' anni.

./..

venerdì 19 novembre 2010

LA COMEDIE: Destra e Sinistra

Trovo in You Tube (perché non seguo la televisione) la soluzione del quesito posto dal rimpianto Giorgio Gaber in un recente passato ( che era già in odor di caduta libera nell'attuale nulla, o baratro che dir si voglia...)

"Cos' è la destra? Cos' è la sinistra?"


Finalmente ora i due maggiori esponenti delle due fazioni (una delle quali appena risorta a nuova smagliante forma attraverso un machiavellico intervento di lifting ideologico-demagogico-populista) l' hanno spiegato in tivù a dieci milioni di italiani, ospiti di Fabio Fazio e Roberto Saviano nel loro "Vieni via con me".

Giacché le nostre idee s'erano, come dire, intorbidite nel fango esondato da Palazzo  durante l' ultimo penoso periodo della politica, loro hanno ben pensato di rinfrescarci la memoria (per amor del vero, naturalmente) e nobilmente riassumerci la lista dei

Valori che contraddistinguono Destra e Sinistra

(Tranquilli, che non succede niente: s' è solo aperta ufficiosamente la campagna elettorale che riporterà alla vittoria i Berluscones...)

Ne è risultata una recita un po' deprimente, di una demagogia sconcertante, vagamente melodrammatica e stucchevole, e perciò (siccome suole dare a Cesare ciò che è di Cesare) tutta nostra, interamente DOC, perfettamente

ITALIANA
perché è così che s' ha da trattare la sedicente intelligenza degli Italiani: a suon di sentimentalismi, sviolinate e mandolini, spaghetti, mafia e pizza, tarallucci e vino, feste danzanti sulle macerie e, sempre, la prosopopea del Potere...




***

Commedia in infiniti eterni atti

DRAMATIS PERSONAE:
(Fabio Fazio, conduttore, baccelliere, fido amico di tutti)
(Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico)
(Gianfranco Fini, segretario di Futuro e Libertà)
(Uno spiritello)
SCENA: un palcoscenico televisivo di Stato; nessuno deve interloquire: si legge e si ascolta.

Fabio Fazio introduce il primo ospite. Attacca una musica dolce e malinconica, ma solenne, le luci si abbassano. Entra Bersani, camminando lentamente. Ha un viso terso e buono, da galantuomo...

- Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, parla della Sinistra ( legge con accento emiliano e atteggiamento compunto e serio): "La Sinistra è l' idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti. Abbiamo la più bella Costituzione del mondo, la si difende ogni giorno ed il 25 aprile si fa festa."

- Spiritello (bisbiglia tra sé e sé): "Giusto. Egli dice il vero: pensare agli oppressi è la cosa più di Sinistra che ci sia."


- Gianfranco Fini, segretario di Futuro e Libertà, racconta la Destra (sicuro, guarda più spesso la telecamera del foglio, a differenza di Bersani): "Per la Destra è bello, nonostante tutto, essere italiani. E' un piccolo privilegio, perché la nostra Patria, a Palermo come a Milano, ha un patrimonio culturale e paesaggistico che il mondo ci invidia. Anche per questo, essere di Destra, vuol dire innanzitutto amare l' Italia e aver fiducia negli italiani, nella loro capacità di sacrificarsi, di lavorare onestamente, di pensare senza egoismi al futuro dei propri figli, di essere solidali e generosi. Perché, per la Destra, sono generosi i nostri militari che in Afghanistan ci difendono dal terrorismo, come lo sono le centinaia di migliaia di donne e di uomini che ogni giorno e gratis fanno volontariato per aiutare gli anziani, gli ammalati, i più deboli."

- Spiritello (perplesso, ripassa tra sé e sé, ciò che ha appena udito, per non incorrere in errori interpretativi): "...dunque: la Destra dice di essere orgogliosa d' appartenere all' Italia anche perché l' Italia è bella e culla della cultura ... , ma allora perché i tagli alla spesa relativa durante il governo di cui egli stesso  con la sua Destra ha partecipato? Prosegue, straniante, straniantissimo, a ringraziare i nostri militari in Afghanistan...: ma che c' entra?  E poi il volontariato...Che è sto minestrone? Boh. Pare una pesca di voti..., anzi, macché pesca: è una raccolta indifferenziata...Mah...E poi, che é? Forse che il Bel Paese non l' ama anche la Sinistra? Forse che il Terrorismo non fa orrore anche alla Sinistra? E il volontariato è di Destra? Insomma: ce lo dirà un Valore distintivo di Destra? ..."

- Bersani: "Nessuno può star bene da solo, stai bene se anche gli altri stanno un po' bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco, l' economia non gira, perché l' ingiustizia fa male all' economia.
Ci vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni, posizioni di dominio, ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l' istruzione, la sicurezza. Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l' ha. Il lavoro è la dignità di una persona, sempre, e soprattutto quando hai trent' anni hai paura di passare la vita in panchina, ma chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto. E allora, un' ora di lavoro precario non può costare meno di un' ora di lavoro stabile. Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche di chi è più povero di lui. Se cento euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei cento euro di uno speculatore, vuol dire che il mondo è capovolto. Davanti a un problema serio di salute, non ci può essere né povero né ricco, né calabrese, né lombardo, né marocchino. Si fa con quel che si ha, ma si fa per tutti. L' insegnante che insegue un ragazzo pr tenerlo a scuola è l' eroe dei nostri tempi. Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli. La condizione della donna è la misura della civiltà di un Paese, calpestarne la dignità è l' umiliazione di un Paese. Dobbiamo lasciare il Pianeta meglio di come l' abbiamo trovato, perché non abbiamo diritto di distruggere quello che non è nostro. E l' energia va risparmiata e rinnovata, sgombrando la testa da fanta-piani nucleari. Il bambino, figlio di immigrati, che è nato oggi, non è né immigrato né italiano, dobbiamo dirgli chi è. Lui è un italiano."


- Spiritello (risvegliandosi da uno stato semi-catalettico): "E che bisogno c'è d' un ponte più lungo di quanto non sia larga la corrente? Conceder quel ch' è necessario è il miglior favore che si possa fare. Tutto quel che potrà servire è bene che si faccia (...) Suvvia, andiamo a metter subito in pratica questo progetto." [Shakespeare- Molto strepito per nulla]
"Che bello, quel chiosare gentile dopo l' affermazione filosofica 'Nessuno può star bene da solo'. Riscalda il cuore, letta così, in tivù, nel corso di un varietà di prima serata, in cui ogni cosa passa e va, tra una lacrima ed una grassa risata..."

- Fini: "E, per la Destra, , sono solidali, e meritevoli di apprezzamento, le tante nostre imprese e le tante famiglie che danno lavoro agli immigrati onesti, i cui figli, domani, saranno anch' essi cittadini italiani. Ma oggi, nel 2010, per crescere insieme, per essere davvero unito, per sentirsi comunità nazionale il nostro popolo non può confidare solo sulla sua generosità.  Ha bisogno di istituzioni politiche autorevoli, rispettate, giuste.
Per questo Destra vuol dire senso dello Stato, etica pubblica, cultura dei doveri. Per la Destra lo Stato deve essere efficiente ma non invadente, spendere bene il denaro pubblico senza alimentare burocrazia e clientele. Per la Destra, è lo Stato che deve garantire che la Legge è davvero uguale per tutti, che deve combattere gli abusi ed il malcostume, che deve valorizzare l' esempio degli Italiani migliori. Per questo, ad esempio, per la Destra, si dovrebbe insegnare, fin dalla scuola, ai più giovani, che due magistrati come Falcone e Borsellino, sono davvero degli eroi, perché sarà grazie al sacrificio loro e di tanti altri umili servitori dello Stato che un giorno la nostra Italia sarà più pulita, più bella, più libera.  Perché sarà un' Italia più responsabile, più attenta al bene comune, più consapevole della necessità di garantire che chi sbaglia paga e chi fa il proprio dovere viene premiato."

- Spiritello (mezzo stordito dall' onda d' urto delle parole): "Ehhh, che roba! Gli uomini migliori ha detto! Grazie al Cielo ne ha citato due, giusto per chiarire l' interpretazione senza possibilità di fraintendimento... No, dico,,, perché questo è l' elenco dei valori della Destra, no? Non sia mai che qualche maligno vada a rispolverare chissà quali altri esempi mummificati, di stampo -come dire- 'nostalgico'. Ci mancherebbe... : questa è la nuova Destra; anzi la nuova nuova-Destra... sempre più simile alla Sinistra; no, anzi, alla nuova nuova-Sinistra..."

- Bersani (più emilianamente accalorato e commosso, ora che il discorso volge al termine): "Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento, perché un uomo resta un uomo, con la sua dignità, anche nel momento della sofferenza e del distacco. C' è un modo di difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno: questo modo irrinunciabile si chiama laicità."

(Spiritello ha un sobbalzo, stupito di simile inattesa ed insperata chiarezza)

 - Bersani: "Per guidare l' automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato. Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato. Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista, deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura, ogni altra sopraffazione, fisica o morale, e ogni illegalità. Essere progressisti significa combattere l' aggressività che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole, dell' uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha e prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce. Qui finisce il mio tempo ma non certo il mio elenco. Grazie."

(Ovazione del pubblico astante)

- Fini (pieno di pathos, anch' egli): "La Destra sa che senza la autorevolezza e il buon esempio delle Istituzioni, senza la autorità della Legge, senza una democrazia trasparente ed equilibrata nei suoi poteri non c' è libertà ma solo anarchia, prevalenza dell' arroganza e della furbizia a tutto discapito della uguaglianza dei cittadini. Per la Destra l' uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al Nord come al Sud. Per gli uomini come per le donne. Per i figli dei datori di lavoro come per i figli degli impiegati e degli operai."

(Spiritello ricorda di aver letto analoga riflessione nell' Enracinement di Simone Weil e non crede alle proprie orecchie)

- Fini: "Da questa vera uguaglianza, l' uguaglianza delle opportunità, la Destra vuole costruire una società in cui il merito e le capacità siano i criteri per selezionare la classe dirigente. La Destra vuole l' Italia un Paese in cui chi lavora di più e meglio guadagna di più, in cui chi studia va avanti, in cui chi merita ottiene i maggiori riconoscimenti. Insomma, la Destra vuole un' Italia che ha fiducia nel futuro perché ha fiducia in sé stessa. Non la dobbiamo costruire questa Italia migliore: c' è già."

(Spiritello si sente frastornato: se c'è già siamo a cavallo. Non sa perché, ma gli sovviene l' adagio "Bisogna cambiare affinché nulla cambi")


- Fini: "Dobbiamo solo far sentire la sua voce. Anche questo è il compito della Destra."

(Ovazione del pubblico astante -che, intanto, si guarda intorno e cerca l' Italia che già c' è...-)

- Spiritello (sfinito dalla prova di resistenza all' ascolto): "Preferirei essere una rosa canina su una siepe, anziché una rosa di maggio nelle sue grazie, e meglio si addice alla mia complessione sanguigna di destare lo sdegno di tutti che non di fatturare un contegno che serva ad estorcere l' amore di qualcuno. In tutto questo, seppure non mi si possa chiamare un adulatore onesto, pure non si può negare che sono un chiaro furfante alla luce del sole. Ci si fida di me a patto ch' io porti la museruola e mi si concede la franchigia solo se abbia già le pastoie. E quindi io ho deciso di non cantare in gabbia. Se io abbia l' uso della bocca, morderò. E se io abbia l' uso della libertà, farò quel che più mi talenta. E intanto mi sia permesso d' essere quel che sono, e non si cerchi di trasformarmi." [Shakespeare - Molto strepito per nulla]



***

  

lunedì 1 novembre 2010

Etica, quest' eterna fuggiasca ( le donne e la prostituzione di Stato)



Fernando Botero- Casa di Marta Pintuco (2001)
Ci risiamo: la lista continua. Mancava solo la ladra minorenne.
Duro fatica a mantenermi controllata, lo confesso, e chiedo scusa per un simile escursus personale, così poco interessante. Davvero, però, non se ne può più. Provo vergogna d' essere italiana, e vivo questo sentimento come un' ingiustizia intollerabile: essere sottoposti al pubblico ludibrio presso il resto del mondo a causa delle imperdonabili gaffe e delle scellerate e pericolose cadute di eticità del Presidente del Consiglio non ci era ancora capitato, nella nostra recente storia.
Quello che stanno sopportando i cittadini  dalla politica del loro Paese ha assunto ormai connotazioni grottesche.
Ciò che sta accadendo al costume, al comune sentire, all' identità nazionale è gravissimo. Metabolizzarlo sarebbe imperdonabile e criminale nei confronti delle future generazioni, eppure gli Italiani hanno dimostrato storicamente d'avere uno stomaco di ferro, di saper digerire qualsiasi cosa.

Ma, attenzione, ATTENZIONE, è colpa nostra.
Noi siamo la società, noi.  E' questo l' elemento sconvolgente, non tanto il comportamento patetico di un vecchio "signorotto brianzolo" terrorizzato dall' andropausa.
In un' intervista trasmessa da La7, domenica 31 ottobre, la sciacciante maggioranza dei fedeli all' uscita dalla messa ha dichiarato di non considerare gravi, o di non credere vere, o di ritenerle frutto di una cospirazione, le ultime vicende con l' extra-comunitaria marocchina che hanno coinvolto il premier. Un signore dall' aria abbiente e rubiconda, ha risposto, con una grassa e sonora risata, all' intervistatore che gli chiedeva se non si sentisse a disagio, come cattolico, nell' udire l' ennesima storia lubrica coinvolgente Berlusconi : "... ma sta scherzando? Noi abbiamo la confessione!". Raramente ho udito un' interpretazione della fede più disinvolta e pesantemente volgare di questa.

Dante non poteva immaginare che il suo "Ahi, serva Italia di dolore ostello, ... , non donne di provincie, ma bordello!" sarebbe stato in un giorno a venire  preso alla lettera.

Con grande convinzione voglio sottolinearlo: noi italiani meritiamo molto del sottile disprezzo che andiamo raccogliendo tra gli altri paesi civili d' Europa: le nostre contraddizioni interne, d' altronde, risultano inspiegabili finanche a noi stessi.

A me importa poco d' attaccare il vertice di questa singolare cloaca piramidale rappresentata dalla nostra classe politica: ci pensano già, da tre lustri -senza aver fatto altro-, la sedicente opposizione (..."Uè, ragazzi, ma vi rendete conto? ... ma stiamo scherzando? ..." . Ci rendiamo conto sì, ahinoi..., altroché se ci rendiamo conto...) e la stampa simpatizzante di sinistra.
Sul fenomeno del berlusconismo, le ragioni della sua nascita ed attecchimento nello strato sociale, la seduzione di una narrazione mendace ma molto scaltra, e tutto ciò che ne è seguito, non serve aggiungere altro: chi ne ha consapevolezza precisa non abbisogna di ulteriori prove e chi non ha ancora "capito" è, semplicemene, in palese malafede o pesante contraddizione. La consapevolezza, il senso di responsabilità, sono beni che non si possono trasmettere: risiedono nelle singole coscienze dei cittadini e, come l' anima, non possono essere insufflati: ci sono, oppure non ci saranno mai.

Sopra ogni cosa, dalla più alta delle prospettive, ciò che si può contemplare è un Paese a-tipico rispetto ai range di democrazia europea, estesamente ignorante nella più larga accezione del termine possibile, e pesantemente deprivato di qualsiasi etica civile e sociale.

Ma, ripeto, io non voglio affatto sottolineare ciò che è lapalissiano.

Io voglio parlare alle donne e delle donne. Le donne della politica e quelle che si infilano nei letti dei politici.
Le donne del capo. Imperdonabili. Insopportabili. Meretrici. Ingorde ed accecate di vanità.
Come possa un essere umano di genere femminile scegliere scientemente di rendere il proprio corpo merce mi è sempre risultato impossibile da giustificare e comprendere: io avrei piuttosto preferito la morte.
Speravo, ingenuamente,  qualcosa di più. Dalle donne avrei preteso di più. Che sciocca. Ci avevo creduto, fin da adolescente, sfilando in piazza, nei cortei multicolore e gioiosi. Radiosi. I cortei da cui si sollevavano voci sottili e cristalline, incredibilmente appassionate. Quale orgoglio! Quale forza! Ennesima utopia.

Noi, allora, abbiamo contribuito a conquistare il riconoscimento di fondamentali e sacrosanti diritti.
Ora, queste squinzie, si godono i diritti  da noi ed anche per esse acquisiti ed intanto contribuiscono ad affossare la dignità femminile.
Io le invito alla vergogna, e subito dopo allo studio intenso, che sani la loro colpevole ed abissale ignoranza, ed il loro smisurato e miserabile egoismo.


Fernabdo Botero - Donna che legge (2002)




lunedì 20 settembre 2010

"io non mi sento italiana, ma per fortuna o purtroppo lo son..."

La politica interna italiana, ormai, mi è imperscrutabile -nel modo più assoluto- e ritengo che si tratti di un sentimento comune ad una moltitudine di elettori.
Naturalmente ho omesso di esercitare il diritto al suffragio universale all' incirca nell' ultimo decennio, e più precisamente quando è apparso chiaro che in realtà non c'è stato prima, non ci sarebbe stato durante, e dubito sempre più che potrà essere presto, un governo sinceramente determinato a risolvere il conflitto di interessi che grava come una montagna sulla società civile.

Ora, questo è IL male del nostro Paese: il male-capo originario della stagione della "seconda Repubblica", da cui si sono ramificati gli altri mali-gregari. Quel male, una volta assimilato e metabolizzato (e chi lo cita più? E' argomento noioso e fuori moda), ha consentito, una volta consolidatosi in un valore negativamente paradigmatico e dalla natura invincibile, ogni altra porcata.

Noi Italiani abbiamo memoria labile, che si risveglia a singhiozzo durante le commemorazioni di Stato, e poi si riassopisce repentinamente. I nostri "risvegli" hanno carattere patologico, come isterico, simili ai sussulti di chi è affetto da epilessia: poi passano, ed il sonno continua. Forse non riusciremo mai a liberarci definitivamente dalla natura servile e qualunquistica che pare costituire la genetica nazionale. Forse non siamo esattamente Nazione, se non durante i campionati di calcio. Ed ora, con questa potente passione secessionista, lo dichiariamo anche senza vergognarcene.
Certo, siamo stati eroi, navigatori ed artisti: ma questi, per definizione e di fatto, sono sempre i meno, non già i più...

Confesso d' essere perplessa, perennemente in bilico tra la timida speranza di aderire, di partecipare, di riconoscermi, di affrattellarmi in qualche anche ristretto consorzio umano, e l' ineluttabile impossibilità di farlo, per questioni di onestà intellettuale. Imbroglioni: mi hanno polverizzato i sogni.

Nonostante loro, in tanti siamo rimasti onesti: è una specie di miracolo.
Sono e rimango, infatti, perfino eccessivamente rispettosa dell' altrui sensibilità, ed eccessivamente preoccupata di provocare disagio od anche soltanto minima sofferenza nelle persone con cui mi rapporto. Non sono ancora riuscita a comprendere appieno per quale ragione esista in me una simile "sovrabbondanza di empatia", perché farne risalire le originarie motivazioni ad un generalizzato amore altruistico non mi reca piena soddisfazione e non mi dà affatto la certezza di averle compiutamente svelate. Di non essere Prometeo sono certa, ma non posso escludere affatto d' esserne stata una vicina parente, allora. Il fatto è che sono italiana.

Vabbé, il prologo lo potevo anche risparmiare, ma nella forma-diario, tutto sommato, esiste una grande libertà di stile: è consentito sia fingere l' esistenza di un interlocutore immaginario (impulso schizofrenico allo sdoppiamento di personalità, ma di indubbia efficacia e soddisfazione), sia la forma didascalica (noiosissima -ne convengo-, ma rivolta a platea immaginaria più ampia e pertanto maggiormente curata nella forma)

Da ragazza era più semplice: ero certa di sapere alcune fondamentali cose. Ciò che in definitiva succede sempre con il proseguire nel percorso della vita, però, è che tante più riflessioni, esperienze e conoscenze si aggiungono al personale bagaglio culturale, tanto più si infittiscono i dubbi su ciò che sia bene o male, giusto od ingiusto, sensato od assurdo. Nella giovinezza aderire entusiasticamente a Principi e ad Idee che si ritengono assoluti ed indiscutibili è più agevole, essendo meno rodata la frequentazione con la complessità umana e della stessa vita.

Poco a poco si scoprono le sfumature, le doppiezze, le contraddizioni dell' animo umano che, quando non rivestano una connotazione completamente negativa, hanno l' effetto di costringere a rivedere ogni precedente certezza e far ricominciare tutto daccapo. E' così che si cresce: ampliando lo spettro della consapevolezza.

Nonostante la mia indole -come quella di tutti-, sia immutabile, - perchè rappresenta ciò che io sono e sarò e perchè è in me connaturata-, io non posso accettare un' idea per semplici e comode ragioni di coerenza o continuità: sposerò l' idea soltanto se la sentirò completamente giusta e nel momento preciso in cui mi coglierà il sospetto che questa abbia perduto gli attributi per cui me n' ero appropriata, sarò costretta a rivederla e forse pure a respingerla.

Inutile sottolineare che una simile circostanza s' è verificata, in questa fase di adulta maturità, molte volte. Mi succede ogni giorno osservando e talvolta subendo la realtà, gestendo i miei rapporti umani, amicali, sentimentali. Mi succede incessantemente nelle mie opinioni politiche, che all' epoca delle passioni giovanili parevano inossidabili, e di certezza abbacinante.
Gli uomini, con la loro attitudine alla meschinità ed al calcolo, con la loro molle predisposizione alla ricerca del vantaggio egoistico, con la loro scarsa memoria, hanno il devastante potere di mortificare ogni bella utopia e di relegarla nell' astrazione, preferendo alla realizzazione delle Idee i loro piccoli particolari vantaggi materialistici e triviali.
Dal mattino alla sera, ciò che era "sacro" viene demonizzato e cristallizzato in una teca di dura riprovazione. Ma le famigerate "ideologie", in realtà, per i più puri di cuore, per i non-dirigenti di apparato, erano atti d' amore per l' Umanità.

La sincerità con me stessa è il solo caposaldo della mia vita, e non esiste la possibilità, in me, che alcun dogma lo faccia retrocedere. Non ho perciò alcun timore ad affermare che se la mia passione politica non ha idealmente cambiato connotazione, e continua a palpitare per i più deboli, i diseredati, gli sfruttati, gli infelici, i poveri, gli oppressi, oggi non c' è uno soltanto dei suoi rappresentanti ufficiali che non mi disgusti per l' impressionante grado di ipocrisia e contraddizioni di cui si macchia.
Tradire la fede altrui e le proprie stesse parole -come fanno oggi i politici-, fare scempio senza scrupoli di principi in rispetto dei quali qualcuno un tempo ha dato anche la vita, permettere che ciò che si dice sia apertamente in contrasto con ciò che poi si intende fare, non è soltanto disdicevole, ma è, anche, irresponsabile e criminale.

Ecco, volevo dire questo ai responsabili tutti della gestione del potere ed ai capi dei partiti italiani: siete indegni e privi di diritto di rappresentanza: gli uni per incapacità; gli altri per attitudine alla tirannia.
E non voterò neppure questa volta.
m.m.