sabato 28 febbraio 2026
Tipi -31- i démodé
venerdì 13 febbraio 2026
Piccola anima smarrita e soave -13- pianto antico
E'giunto il momento del "post annuale", una sorta di ricorrenza tutta personale atta a verificare, in fondo, la situazione dei miei stessi circuiti neuronali.
Com'è evidente non ho più voglia di scrivere né, d'altro canto, di parlare, da molto, molto tempo ormai, ma questo non significa aborrire il linguaggio e sta semmai ad indicare esattamente il contrario: l'istinto di proteggerlo come l'ultimo dei bastioni di difesa tra tanto urticante berciare, imitare, strumentalizzare, ad opera di tutti noi.
E' al contempo necessario ed inutile farne di tanto in tanto ancora esperienza, ma, tant'è, nella mia ostinata collezione di fallimenti (ché è esattamente il passaggio da un fallimento all'altro il sunto sbrigativo di questa mia vita), la reiterazione di questo non è così scandalosa.
sabato 15 febbraio 2025
Diari -4-
giovedì 19 dicembre 2024
Diari -3-
lunedì 18 novembre 2024
Diari -2-
domenica 27 ottobre 2024
Diari -1-
sabato 17 agosto 2024
Immenso strazio di un ferragosto
lunedì 26 febbraio 2024
Tipi - 30 /Cafard
Probabilmente quando si giunge ad abdicare al linguaggio e non si soffre di alcuna precisa patologia scientificamente catalogata, l'incrinatura generica nei rapporti umani e sociali che prima si avvertiva in modo timido ed ansiogeno, spesso accompagnata da un non bene sondato senso di colpa, diventa abisso e può scatenare un potente desiderio di totale dissoluzione e sottrazione come estremo atto di sollievo e fuga.
venerdì 15 settembre 2023
Piccola anima smarrita e soave - 12- "symply man"
lunedì 22 maggio 2023
Appunti antropocentrici -15-
Ogni cosa è ferocemente squallida, fin l'aria, che sa di generale catastrofe. E non c'è una sola persona che io conosca pacificata con il mondo od almeno con se stessa.
Eppure lo spettro che incombe e minaccia queste nostre miserevoli vite non è nuovo e ci sovrasta da tempo immemorabile: lo avvertiamo solo ora che raggela le nostre personali ossa, dopo averne già sbriciolate milioni di altre, appartenenti a quelle astratte figurine che rappresentano il nostro prossimo, vicinissimo o lontano che sia: siamo mortali, ma tu pensa! Eccolo, lo sgretolamento di ogni pretesa di senso, il disfacimento dell'aspettativa di minimo decoroso futuro che da bravi aspiranti borghesi consideravamo legittima!
Il futuribile, ora, sposa il suo sinonimo fantascientifico. Domani improbabile.
Avessero avuto, poeti, maestri, preti e profeti, la decenza di non inventare le parole amore, umanesimo, fratellanza, libertà! Avessero avuto il pudore di non alimentare nelle anime ingenue utopie ed illusioni bugiarde: l'uomo non ne è mai stato all'altezza e non le persegue con convinzione. Non sa che farsene dell'aura di santità o del rendersi irreprensibile: non nell'anonimato, non se non risulta spendibile, non senza un ritorno.
La gente, in fondo, poi, non è buona, nonostante l'ostentazione di buonismo nelle grandi occasioni ed ha l'aggravante incresciosa d'essere pure, per la maggioranza, stupida.
*
"Che hai, perché fai così, perché non cogli che la negatività dell'esistenza? Il pettirosso saltella e fa brevi graziosi voli tra le fronde ed il pesciolino nel torrente pare una saetta d'argento: non è una delizia? Hai la Natura." mi diceva lui.
"Ed è la Natura che mi ha resa così. La Natura, non già la Cultura. Cado nel nulla da quando esercito il pensiero. E' il nulla che incontro nelle strade affollate, negli scambi sociali, nel buio della notte. Il sospetto, atroce, è che sia l'unico onesto approdo possibile. Forse la morte è il vero premio, giacché neppure il ricordo delle passioni di un tempo, gli amori, i trasalimenti, le sporadiche tregue di bellezza, mi hanno guarita. Sempre più ignoro la ragione per cui la specie cui apparteniamo abbia sviluppato tanta sofisticata intelligenza. Non ne ravviso né l'utilità biologica alla sopravvivenza, né quella più aleatoria al raggiungimento della felicità, perché nel primo aspetto ha consentito la nostra eccessiva proliferazione, che si tradurrà in un danno, e nell'altro ci ha reso mostri di sofferenza metafisica." gli rispondevo.
Ricordo, ma flebilmente, come sono stata e non sono più e come chi mi conosce da sempre ritiene erroneamente io sia ancora. O forse hanno più ragione di quanta ne abbia io nel giudicarmi, perché ritengo pur sempre vero che l'indole è immutabile ed eterna nel profondo.
Sfinimento psico-fisico, fisico decadimento, mi lasciano stupefatta. Ne ero impreparata ed ho permesso che mi soverchiassero.
D'altronde, se io non fossi sempre io, avrei rinunciato anche a questa logorante ribellione ed accettato l'assenza di valide alternative non egoistiche al presente inutile dolore. Invece non posso. L'autocritica, feroce, trattiene almeno le mie dolci utopie sentimentali del tempo in cui guerreggiavo armata di sogni e valori supremi.
Va bene, ho fallito. Sconfitta su tutti i fronti, non ho conquistato né solide realizzazioni materiali per vivere domani dignitosamente, né la consolante edificante presenza di un affetto compatibile, un poco a me simile, empatico, capace e degno di amore. Non avrò accesso al futuro, scamperò alla più degradante vecchiaia.
E bisognerà che io impari la maggiore benevolenza verso me stessa perché intuisco profondamente la verità dell'affermazione del buon Camus che recita "... per suicidarsi bisogna amarsi molto..."
mercoledì 28 settembre 2022
Appunti antropocentrici -14-
Astenica, insonne, martirizzata da dolori cronici ed acuti tra cervicalgie e lombalgie, misantropa di fatto pur se compassionevole verso gli altri -che mi appaiono dei disgraziati tanto quanto lo sono io-, devo arrendermi e decretare la depressione, nonché la senilità, anche se, per essere estremamente chiara, non m’interessa dissimulare né questa né quella e trovo entrambe indesiderabili ma almeno eroiche.
Se ne prenda atto: la soglia della percezione del dolore, con questa patologia, può abbassarsi in modo paradossale e rendere la vita una specie di tortura.
La definizione nonché la spiegazione della malattia depressiva è un cane che tenta di addentarsi la coda. Nasce dall’eccesso di stress che poi si alimenta a dismisura, tra neurotrasmettitori malfunzionanti e confusi e cortisolo fuori controllo in completo cortocircuito, sovrapponendone strati a strati che neanche la Torre di Babele.
Singolare missione quella dello stress: buono o cattivo, ti sa spronare a reazioni salvifiche od anche causarti un bell’infarto, ma non lo influenzi a suon di ragionamenti e persuasioni della volontà, così che se la sua origine è l’oggettiva precarietà della tua vita e del lavoro e l’orrore per le scelte di chi manovra con l’arroganza del Potere le nostre esistenze non puoi che subirlo e soccombere.
E poi davvero esiste un’alternativa che non sia la fuga per chi, dotato di ciò che dovrebbe costituire comune patrimonio umano, vale a dire quelle sensibilità ed empatia che nel sedicente eudemonismo moderno coatto sono surclassate ad affezione patologica, suo malgrado precipita in quest’abisso?
No che non c’è.
Non c’è.
La maggioranza di coloro che conosco vi ovvia assecondando un processo di ottundimento emozionale che corrisponde alla perdita di sé ed all’appiattimento su modelli comportamentali preconfezionati, tanto da indurmi alla classica pleonastica domanda: che senso può mai derivare da un contatto con siffatte maschere?
E perché il luogo comune la vuole sempre più malattia sociale ed io invece ne registro una variante che pare endemica e comporta in primo luogo l’esasperazione del narcisismo più sfrenato e stupido, sì da non riuscire in alcun modo, neppure in questo caso, a trarre il minimo sollievo di un’appartenenza, per quanto nefasta e dolorosa?
L’empatia, ecco, è una iattura ed una benedizione nel contempo. Si è empatici d’istinto, per nascita, o non lo si è. Se lo si è non c’è scampo: moriremo mille morti altrui, piangeremo oceani di lacrime, conseguenze e cicatrici affioreranno presto, a vent’anni inizierà un’inesorabile e rapida vecchiaia, a sessanta avremo esaurito ogni energia ed ogni giorno sembrerà verosimilmente anche l’ultimo. Il cordoglio per le innumerevoli sciagure, le più intollerabili quando derivanti da responsabilità e colpe umani, peserà come un macigno.
Restano l’accusa e lo sdegno, la stoica consapevolezza che la sofferenza almeno non sia eterna e contagiosa e muoia con noi.
Banale è la sofferenza, banale è pure la felicità, nulla è così pregnante da recare un minimo di soddisfazione ed il prezzo di entrambi è comunque la solitudine.
La noia di queste mie esternazioni è pregna di consapevolezza: avrei dovuto seguire con diligenza i consigli di Baudelaire. Inebriatevi, storditevi di passioni, ficcatevi ben dentro un qualsiasi sogno, perché la vita, altrimenti, è intollerabile.
Avevo un solo desiderio: riuscire a ritirarmi dal “mondo”, sottraendomi ai suoi usi ed alle sue logiche, rinunciando anche alle più innocenti velleità, lasciandomi vivere decorosamente ma umilmente.
Non mi rendevo conto che l’estrazione ed il destino anche del nuovo proletariato rendono questa un’aspirazione di lusso, da frustrato borghese.
E così è, anche se non vi pare.
giovedì 31 marzo 2022
Davvero nefanda è la sottile soddisfazione ricavata da quella battutina perfida, o dall'osservazione spocchiosetta, o dal tentativo di ridurre l'altro e delegittimarlo per calmierare anche la propria pochezza, o dall'improvviso attacco acufenico quando parla. Perfino quando sostieni di amarlo.
martedì 11 gennaio 2022
Appunti antropocentrici 13
venerdì 19 novembre 2021
Piccola anima smarrita e soave -10- contrappasso
mercoledì 7 luglio 2021
Piccola anima smarrita e soave -9- l'onta della resilienza
mercoledì 14 ottobre 2020
All'amico D.
Certo, per amor d'onestà e di verità cui la tua indole ti costringe, vorresti dirlo a quel vecchio amico che di tanto in tanto ancora ti fa visita che non sei più affatto quella persona che lui si ostina a vedere, forte della dolce fragranza di ritorno dei ricordi di giovinezza.
Non sei più il "suo angelo immaginario", non hai più visioni né profezie da elargirgli. D'altronde, pur nella sua buonafede, neppure ai tempi d'oro dei dialoghi e delle passeggiate filosofiche nei campi aveva scoperto che in realtà la tua era una voce di Cassandra.
Vorresti spiegargli quanto sia opaca adesso la tua vita e scandaloso il tuo costante dolore. Vorresti descrivere la vastità della tua solitudine senza appello, esattamente identica a quella sua stessa, che però lui per nulla al mondo vorrà ammettere mai.
Vorresti almeno dire a quest'ingenuo buon amico che a te difetta il meccanismo di rimozione che salva tutti gli altri e vedi con chiarezza che l'esistenza, coattiva perché imposta da una legge naturale che gli uomini poi sistematicamente infrangono e sconfessano, altro non è che malattia e preludio di morte.
La malinconia, si sa, è contagiosa ed invisa ai gaudenti, ma la sua eterna indissolubile permanenza sotterranea nei suoi portatori mentre li fa apparire fragili li fortifica. Vorresti congratularti con lui perché, se non altro, ha intuito ed amato solo la tua forza.
Eppure, giacché sei umana, le sue comparsate ti commuovono e le apprezzi, ed intanto pensi a quante altre inutili vicende sono nate così, in mancanza di pienezza, con spirito frugale e rassegnato, senza aspirazioni di grandiosità, perché poco, in verità, quando riguarda la tua stirpe, ci si può aspettare di permanentemente grandioso.
martedì 5 maggio 2020
Cicalare pallido e distratto
Sta di fatto che a me pare che il messaggio della Botteri in questi giorni in risposta all'idiozia dell'attacco ricevuto che mi sembra vertesse sulle sue personali scelte estetiche fosse ben preciso e mirato e non avesse davvero il minimo interesse a comunicare qualcosa che suonasse come giustificazione nel merito.
La giornalista ha approfittato dell'occasione per sussurrare alla maggioranza delle sue colleghe, alcune delle quali si ammantano di un'aura da paladine del riscatto femminista ad ogni occasione, che l'apparenza non inganna mai e che se non si ha il coraggio di apparire come si è allora esiste un problema con se stesse con conseguente, talvolta dolorosa, contraddizione.
Se la suddetta contraddizione non è dolorosa, allora ciò che si predica a proposito di dignità, pari opportunità, rifiuto del sessismo, ecc. ecc., è in malafede.
mercoledì 19 febbraio 2020
Appunti antropocentrici 12- leopardismi
La loro esistenza è quella certa qual cosa da tenere così come sta, intrinseca ed immanente.
La maggioranza dell'umanità ha lo spirito del Candide di Voltaire e nel caso in cui sia capitata la sventura di una vita non esattamente comoda e piacevole ciò non induce di certo a porla in discussione: spesso pare la migliore e l'unica possibile perché, alla fine, con l'abitudine, il male si stempera in una fatalistica rassegnazione inconsapevole nella generalità dei casi.
Le persone cui mi riferisco, d'altronde, non sono letteralmente disperate ed hanno avuto, a tempo debito, la lungimiranza di crearsi qualche prudenziale appiglio materiale, ideale e sentimentale.
(Come si definivano, al tempo delle definizioni? Ah ecco: i borghesi. Una vera moltitudine, oppure soltanto più visibili e logorroici dei veri diseredati ed oppressi?)
Quanto sia costato e costi in termini morali la svendita della libertà e della propria originaria indole è spesso uno sbiadito, irrilevante dettaglio. Questa, almeno, è sempre stata la mia conclusione: supponente e pretenziosa, certo, forse.
Solo di recente, grazie a quel pizzico di saggezza che le metaforiche bastonate della vita sanno indurre, ho scoperto che ciò che davo per certo, come l'amore per la libertà -almeno di giudizio e pensiero- e il desiderio di armonia e giustizia generali non sono affatto prioritari per chiunque.
D'altronde, resto una profana e non rientro a nessun livello nel gruppo: io sono mio malgrado una perdente nata, secondo gli attuali stilemi nei più vari campi, per indole ed autentica inettitudine al trasformismo.
"A vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si han in testa a quell'età": tanto da ritenere, con ridicola sicumera, che chiunque avrebbe, in fondo alla propria coscienza, desiderato l'Uomo nuovo, traboccante d'amore e pure d'intelligenza, entrambi finalizzati a godere senza confini e senza ingiustizie della semplice bellezza del mondo.
E' ridicolo, lo so bene, ma se l'utopia, per definizione, è priva in sé e per sé di pratica realizzazione ha ugualmente lo straordinario potere di nutrire l'anima.
E' risultato poi vero che, come affermò Mark Fisher, "la pandemia di angoscia mentale che affligge il nostro tempo non può essere capita adeguatamente, né curata, finché viene vista come un problema personale di cui soffrono singoli individui malati".
Quanto comunque sarebbe stata perfino solo ipoteticamente complessa la cura (impossibile senza eliminare interamente un Sistema globalizzato) è ben reso dalla successiva sua determinazione al suicidio.
Quanta gente mentalmente angosciata nel senso sottinteso dalla citazione conoscete ed io stessa conosco?
Quanto a me, ripeto, una piccolissima, quasi nulla ed invisibile minoranza se si escludono tutti coloro che patiscono o la mancanza di qualche bene non indispensabile o l'antipatia per questa o quella persona, questa o quella etnia, questa o quella circostanza specifica.
Chi non è sorretto dalle comode sicurezze materiali spesso lo è dalle scarse dotazioni intellettuali e culturali.
Tutto questo è, in fondo, tragicamente perfetto.
sabato 20 luglio 2019
Appunti antropocentrici -11-
Nel passato è contenuta la certa testimonianza del fatto che sono stata capace di vivere in coerenza ed interezza con me stessa nonostante oggi il mio povero presente sia di fatto un disperato tentativo di sopravvivere sopra le righe senza consentirgli di insozzarmi e per fare questo devo anche dimenticarmi, rendermi assente, rinunciare alla mia verità.
Non ci è dato scampo, in quest'ultima lunga fase del tardo capitalismo: le opzioni fittizie a disposizione dell'individuo medio (la cui posizione nei suoi vari aspetti scivola progressivamente verso il baratro) per poter vivere non sono che due: aderire alla dilagante edonia depressa -la scelta maggioritaria delle masse insulse e vacue- oppure optare per un dolorosissimo auto-confino meditabondo e comunque senza gioia.
Sono ancora e da sempre convinta che la tensione principale nella vita di ogni umano sia la felicità ma anche che felicità non sia sinonimo di piacere. Il piacere fine a se stesso è appannaggio dei poveri di spirito.
Quel che trovo stupefacente, piuttosto, è il grado di asservimento mentale, qualche volta inconsapevole, di cui fanno sfoggio, loro malgrado, i sedicenti intellettuali.
A che cosa, a chi servono?
E' meno arduo rispondere a questo piuttosto che chiedersi a quale platea ideale aspirino a rivolgersi.
C'è stato un tempo, in fondo non così remoto, in cui approfondire ed accrescere la cultura equivaleva ad aspirare alla libertà, innanzitutto di pensiero e giudizio personali ed immediatamente dopo generale, per tutti, di tutti, dell'umanità.
Quest'ultima è un'aspettativa desueta, se non morta: l'autoreferenzialità è il massimo delle loro aspirazioni.
Ne deriva, signori intellettuali-mezze-calzette d'oggi, che siete inutili, a causa della vostra completa assenza di coraggio e del vostro evidente, fin imbarazzante, povero narcisismo.
mercoledì 26 giugno 2019
Tipi -29- I sedicenti puri
Ciò, a prescindere sia dalla sostanza, sia dalla forma, sia dalle contraddizioni più palesi, perché quello che davvero li traina, nel profondo, è la vanità.
Spesso quando di genere maschile, sono misogini e la loro superbia -rivelatoria di debolezza- li colloca irrimediabilmente tra i peggiori epigoni del peggior dottor Freud.
Dubito che nel Sistema perfetto saprebbero che farsene di sé, dubito che nell'utopistico mondo senza classi sarebbero migliori.
Le anime belle lo sono a prescindere da qualsiasi situazione e continuano, continueranno o continuerebbero, ad essere più rare degli unicorni.