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sabato 28 febbraio 2026

Tipi -31- i démodé

Forse il loro errore supremo è la pretesa di estrapolare un qualsiasi senso alla semplice fattualità d'essere nati.
Essere nati serve infine a replicare la vita? Com'è, allora, che una volta eseguito il compito, questi sfortunati continuano a precipitare nel baratro delle domande e dei dubbi? 
Essere nati è una conseguenza di scelte od altre vicende riguardanti a loro volta altri individui e da ciò consegue la completa deresponsabilizzazione rispetto all'appartenenza alla vita. 
L'inevitabile ignoranza in materia, per quelli di noi che insistono a qualche livello nella ricerca, è il tormento della frustrazione e del fallimento.
D'altro canto costoro, ricercatori di Grazia, atei-mistici o maniaco-ossessivi che siano, non ne possono fare a meno perché il tarlo è insediato profondamente nella loro indole, così che si trasforma in amaro ed ineludibile destino.

La vera e più sensata domanda, allora, diventa un'altra: perché  quel tarlo, che probabilmente sfiora molti si attarda ad avvelenare ogni istante di un intollerabile e stupefatto disagio solo in qualcuno? E' malattia?
Probabilmente, in qualche modo, lo è; a giudizio dei cosiddetti sani senza dubbio ed invece, forse, secondo canoniche considerazioni cliniche, interpreta uno squilibrio psichico.
Sia chiaro che oggi più che mai, nonostante in teoria si finga che sia l'esatto contrario, vige la comune opinione silente che esista un limite ben preciso alla stravaganza del pensiero ed addirittura del sentire. La sofferenza intellettuale, diciamo, è caduta definitivamente in disgrazia nel secolo scorso e se ti appartiene ancora sei pure  altamente colpevole, oltre che démodé.
Durante la giovinezza la cosa è sostenibile: mentre Eros e Thanatos intrattengono le loro naturali schermaglie e l'esistenza pare oscillare tra pulsioni di vita ed altrettante di morte, esiste tuttavia  la panacea del tempo e del futuro ancora possibili con le loro sorprese, almeno teoriche. 
E' la maturità che non consente più attese ed impedisce di procrastinare la resa dei conti.
Ciò a patto che maturi si diventi non solo anagraficamente, dato che neppure questo succede a tutti.
Anzi. 
 
E restano lì, stupefatti, incapaci di capire tra mille altre cose, ad esempio, che cosa s'intenda con l'apologia dell'orgoglio nazionale attraverso medaglie olimpiche; che cosa significhi nazionale quando ogni individuo pensa esclusivamente ai casi suoi nella più totale indifferenza rispetto alle difficoltà o sofferenze altrui e lo stato ti manda in pensione a fare la fame fino a quando, grazieaddio, crepi; dove stia il lato positivo dell'orgoglio che a loro pare piuttosto attiguo al narcisismo e pure in odore di mercantilismo.
Restano lì, attoniti ed inorriditi,  a chiedersi cosa sia successo alle giovani generazioni, così tatuate ed imbullonate nonché non abbastanza reattive e sempre meno intelligenti. Perché non riescono a mandare a cagare l'intera genia di criminali che ha già compromesso il loro futuro? Probabilmente non sanno neppure che mondo sognare.
 
"Giace il mondo in frantumi/lo amammo molto un tempo [... ]"
 

 

venerdì 13 febbraio 2026

Piccola anima smarrita e soave -13- pianto antico

E'giunto il momento del "post annuale", una sorta di ricorrenza tutta personale atta a verificare, in fondo, la situazione dei miei stessi circuiti neuronali.

Com'è evidente non ho più voglia di scrivere né, d'altro canto, di parlare, da molto, molto tempo ormai, ma questo non significa aborrire il linguaggio e sta semmai ad indicare esattamente il contrario: l'istinto di proteggerlo come l'ultimo dei bastioni di difesa tra tanto urticante berciare, imitare, strumentalizzare, ad opera di tutti noi. 

E' al contempo necessario ed inutile farne di tanto in tanto ancora esperienza, ma, tant'è, nella mia ostinata collezione di fallimenti (ché è esattamente il passaggio da un fallimento all'altro il sunto sbrigativo di questa mia vita), la reiterazione di questo non è così scandalosa. 

E' l'interlocutore che latita mentre intorno tutte le altre voci sono informi ma invadenti, scontate e volgari, appiattite su questa o quella posizione (posizione che purtroppo non è mai appieno la mia) e tuttavia comunque strutturalmente affini o coinvolte nello squallore del discorso generale.
E la mia, invece, ormai si strozza in gola, perché i giochi son fatti, resta ininfluente e poco interessante ma, soprattutto, è un idioma impopolare e forse incomprensibile che pare emesso dalla pancia o dalla carne viva sanguinante. Sgomenta.  Chi può o vuole contrastare i nuovi Napoleoni ed i Cesari che hanno saputo rendere accettabile se non adorabile all'intera umanità  la loro folle bulimia di potere ed i loro crimini?
Ognuno dei loro simpatizzanti, ognuno degli indifferenti che li tollerano o credono ingenuamente di non essere investiti dalla loro nefasta influenza, di fatto ne legittimano una filosofia che sta penetrando velenosa nel dna della specie.
Non conto più le persone "perbene", nella mia quotidianità, a cui sfuggono serene affermazioni inconfutabilmente razziste e perfino il prete - mi dice chi lo frequenta-, ha affermato di voler aiutare con il banco alimentare "prima i poveri di casa nostra". Ma cazzo, un povero è un povero e basta, bastardo ipocrita che altro non sei.
 
Non conosco nessuno che si interroghi sulle origini e cause del declino della compassione e del riconoscimento dell'umanità dell'altro. 
Mi mancano dolorosamente l'amicizia ed il calore di un simile.
Devo accettare l'idea che le persone tradiscono. Sé stesse e gli altri. Sono abbastanza vecchia per decidere di sancirlo ed eliminare l'accredito di tutte le attenuanti, pavide, che usiamo di solito per evitare di sentirci sconfitti ed irrilevanti.
Ti ripenso, Walter: nonostante non ci conoscessimo che per contenuti scritti mi hai offerto vicinanza ideale ed immeritata stima. Te ne sei andato davvero troppo presto, è talmente ingiusto.
Ricordo anche te, mio caro, alla fne coraggioso, Giorgio, che come nel bambino di Handke, alla fine ripensavi alla strofa  "[...] non riusciva a immaginarsi il nulla,/e oggi trema alla sua idea. [...]"
Poi tu, Fabio, pensatore oltremodo difforme da me, ma comunque pieno d'affetto. Dicevi di trovare bello ed interessante ogni momento purché vissuto, in partecipazione. Chissà se quando è arrivata hai provato anche tu il sollievo dolce di constatare la fine della morte, come Ivan Il'ic.
Per i vivi e tuttavia scomparsi opto ormai per l'indifferenza, ché scomparire è tipico dei deboli o degli imbroglioni. 


sabato 15 febbraio 2025

Diari -4-

Sono così infragilita e malinconica a causa del fallimento dell'umanità, ormai, che cado nella trappola narcisistica che tanto detesto (tra gli innumerevoli "peccati" umani non può forse ambire, il narcisismo, alle prime posizioni?) di scervellarmi nel decidere quale colonna sonora sarebbe più appropriata al mio funerale. 
In mancanza di una possibile nuova epifania per se stessi e per ogni cosa, si incorre in uno stato d'animo che probabilmente riguarda tanti di noi e che, nella frustrante impossibilità di raddrizzare le cose, induce alla regressione verso l'adolescenza, in cui Eros e Thanatos si contendevano la loro primordiale fascinazione.
L'irrilevante faccenda, chiaramente assurda perché fin d'ora non acconsento ad alcuna parata funeraria, né laica né men che meno (orrore!) religiosa, coinvolge comunque il mio immaginario spiritual-mistico che rappresenta in fondo la parte di me più corposa, qualsiasi cosa lo spirito sia e nonostante la sua "corporeità" mi stritoli per forza in un ossimoro linguistico. 
D'altronde, non è certo il caso od il luogo di indurre alla antropofenomenologia, per quanto interessante potrebbe essa risultare a due-tre persone comunemente profane.
Così mi dibatto e soffro nel tentativo di scegliere e più ci penso e più si allunga la lista dei brani musicali che amerei sentir suonare se solo, da morta, in qualche dimensione quantistica come nei film, un poco commossa, evado per sempre da questo ormai disgustoso mondo.
Se, per ipotesi, la scelta si limitasse ad uno soltanto sarebbe una vera tragedia, così ho chiesto scherzosamente consigli a qualche conoscente.
L'amico barista, interpellato,  non è riuscito a scegliere tra Helpless di Neil Young e Summertime magistralmente interpretata da Janis Joplin; l'amico musicista non ha dimostrato dubbio sulla versione di B.B.King di "The trill is gone"; l'ex professore di filosofia il brano "Le Marionette" del film "La doppia vita di Veronica"di Krzysztof Kieslowski; ...
La cosa certa è che non sarebbe una porcheria sanremese. Piuttosto il più goliardico dei Carmina Burana: O Fortuna.

giovedì 19 dicembre 2024

Diari -3-

Mi prende come un colpo d'ascia che smembra, d'improvviso e senza spiegazioni logiche, lasciandomi senz'aria, appena un soffio prima di ciò che immagino come morte. 
La memoria può essere devastante, crudele all'inverosimile.
Eppure il ricordo penetrante della madre, perduta vent'anni fa quando aveva la mia stessa età, dovrebbe risultare dolce e tiepido come un incontro gradito. Sopravvivere in qualche modo all'immensità del dolore è quasi inaccettabile.

Oggi sento con algida precisione la sofferenza dell'uomo che assiste allo sterminio di chi ama per mano di altri uomini legittimati dal loro crudele dio e dalla loro follia

lunedì 18 novembre 2024

Diari -2-

Con la Destra al governo è ufficialmente emersa l'opposizione della corporazione giornalistica  "duri e puri nonché intellettualmente onesti", ospitata su la7.
 
Peccato che spesso qualche conduttrice in tacchi a spillo s'infervori asserendo, piccata, che le consulenze van legittimamente pagate, travolta da attacco di empatia (anche nei confronti di personaggi canaglieschi privi di scrupoli ed onore) che però non si manifesta mai  per i raccoglitori di pomodori con paghe da fame o manovali precari su impalcature fatiscenti.

Ora, non c'è nulla che mi orripili di più di questo nostro governo -sia ben chiaro- nei suoi contenuti, negli intenti, nella volgarità, nell'oggettiva miseria e pochezza dell'operato, nella disinvoltura a mentire, nella tragicomica nostalgia gestuale esercitata nei loro covi neri, ma è l'opposizione che mi dà il maggior sconforto, perché impossibilitata ad opporsi, limitata a battaglie su sfumature e pettegolezzi dei potenti.
 
"Cane non mangia cane", dicevano i nonni.
E del resto, sono o non sono, alla resa dei conti, tutti quanti liberisti?
 
 

domenica 27 ottobre 2024

Diari -1-

Quante lacrime, e risa, ed appassionate avventure, e stupore, e mortale noia, ed errori reiterati, prima di approdare alla consapevolezza di oggi, terrificante ed ultimativa: nascere altro non è, per chiunque, che spiccare il volo verso l'abisso.
 
In fondo lo sappiamo da secoli, filosofi e cantastorie antichi ci ammonirono per tempo, ma inutilmente. La nostra natura è immutabile, ci è impossibile trascendere noi stessi. Noi ci disprezziamo, ci uccidiamo, ci odiamo.
 "... non c'è nulla più degno di pianto dell'uomo, fra tutto ciò che respira e cammina sopra la terra..."
 
Ho perso qualsiasi desiderio dopo simile conclusione, ma è più elegante affermarlo con un bisbiglio: ci vuole pietà per gli altri fratelli di sventura, gli inconsapevoli, gli smemorati, i fragili, gli illusi, gli ottimisti, i conformisti.
Ed allora, così sia.

sabato 17 agosto 2024

Immenso strazio di un ferragosto

 
Il senso profondo del fallimento della tua vita si palesa anche se arrivi a concludere, per una sorta di pudore ed estrema autocritica, che vivere con il mal di testa ed i dolori cronici, causati anche da un lavoro usurante che non puoi smettere di fare, è pur meno peggio che trovarsi in un campo profughi palestinese o qualsiasi altro infernale luogo di contenimento di individui trattati come subumani.
Se non sei stato tanto sfigato o così poco lungimirante da farti massacrare dal lavoro usurante in senso popolarmente inteso e soffri ugualmente, hai un problema con lo spirito di adattamento al mondo oggettivo ed alle sue liturgie, che sono schifose almeno tanto quanto, ma la moltitudine non lo capisce e non lo sa e perfino gode di tutto quello che le hanno inculcato come godibile, tipo svenarsi economicamente per fare una settimana di ferie a Jesolo tra file di ombrelloni distanti due metri e mezzo l'una dall'altra, come nei cimiteri di guerra su prato americani.
Il tutto mentre incombe la terza guerra mondiale In attesa del finale repulisti, ti tortura la noia.
Certamente, nel caso della sofferenza per ragioni che sulle prime paiono  metafisiche, ci si deve sforzare nell'immersione nel proprio inconscio e verificare se il fallimento della propria esistenza non sia infine imputabile alla pretesa, sempre inespressa e sepolta fin dall'età della ragione e forse anche prima, di conquistare la felicità sovrumana in qualcuna delle sue diverse declinazioni e sfumature, dall'amore alla pace a quel che preferite.
Ti riconosci alla fine come mistica, scettica e dicotomica, portatrice di una personalità inintelligibile e ti rimane comunque la sensazione stupefatta che la tua vita e quella di tutti siano delle insulse o pure anche eccellenti farse, poco contando se ti sia accaduta la fatalità di  appartenenza ad un censo oppure ad un altro o quale livello raggiunga il tuo QI, o quanto la fortuna ti abbia arriso.
 
Essere affetta da un'incurabile male innato, la lucidità, è un vero strazio e la condanna pratica è l'isolamento, nonostante non si tratti di malattia infettiva, anzi. 
Paradosso.
Ora, nonostante la lucida disistima di sé e di tutta l'alterità, l'isolamento è oggettivamente doloroso ed attenta in modo diretto alla naturale indole della specie, che ha reso il linguaggio "la casa dell'essere".
Si dice anche che troppa malinconia uccida (la mia storia familiare lo conferma) ma dovrò farmene una ragione, però, perché comunque non esiste alternativa.
A me non piace niente di quello che piace a così vaste moltitudini e, giacché in ogni caso trovo semplicemente disgustoso che la discriminante per poter accedere alla vera bellezza sia oggi più che mai il possesso di denaro, rinuncio alla fruizione del bello che le grinfie grossolane del mercato continuano a lordare.
Speravo almeno di riuscire a finire i miei giorni in Patagonia, a contemplare la steppa ed i ghiacciai, ma da quando ho letto su Wikipedia che un Benetton è il maggior proprietario terriero del luogo, mi accorgo che l'appuntamento con il disincanto non è procrastinabile in eterno e che non esiste via di scampo per chi si ritrova suo malgrado per dotazione di nascita, come me, in precario oscillante stato di scettico misticismo.

 
 

lunedì 26 febbraio 2024

Tipi - 30 /Cafard

Probabilmente quando si giunge ad abdicare al linguaggio e non si soffre di alcuna precisa patologia scientificamente catalogata, l'incrinatura generica nei rapporti umani e sociali che prima si avvertiva in modo timido ed ansiogeno, spesso accompagnata da un non bene sondato senso di colpa, diventa abisso e può scatenare un potente desiderio di totale dissoluzione e sottrazione come estremo atto di sollievo e fuga.

E' inutile insistere o sforzarsi dolorosamente in improbabili elucubrazioni per trovare un qualche senso all'inanità generale oggettiva delle azioni e degli scambi verbali possibili nel sistema di vita in cui ci si ritrova intrappolati. E' inutile perché allo stato delle cose non esiste alcuna alternativa reale possibile capace di  rispettare nel contempo la propria coscienza con il senso di giustizia incluso e le proprie esigenze materiali.
La felicità sta nella condivisione di un'idea, un pezzo di pane, un tetto sulla testa, un abito con cui coprirsi, solidarietà umana con cui scaldarsi ma al contempo con  la capacità lucidissima di accettare la propria solitudine in un'aporia vissuta eroica ed eccelsa. 

La ricchezza come modello, i ricchi come tipo sociale, il potere come fine, mi fanno vomitare, quasi letteralmente: i presupposti e le conseguenze della loro esistenza sono sempre dei crimini. Non vorrei vivere neppure un solo istante in un simile stato e la cosa mi fa sorridere dato che richiama un messaggio francescano con cui io, atea, non ho nulla a che fare: non induco al misticismo. 
Quel che per me è ributtante scandalo per troppi altri è malcelato unico desiderio, anche fra gli ultimi. 
La differenza tra l'ideale religioso e quello comunista sta nell'accettazione supina da parte del primo della fatalità della nascita e non già nella denuncia delle responsabilità del mantenimento di un sistema di sperequazioni sociali frutto di precise strategie.
Comunque quella è un'altra questione, anche se rimane la causa e l'effetto dell'alienazione.
 
Ormai la peristalsi intellettuale e culturale è quasi conclusa: serve un poco di coraggio per guardare il preludio del vuoto, inevitabile, che costituisce l'essenza stessa di ogni vita.

Stanno invece in ogni luogo a berciare litigando su concetti insulsi e sempre frammentari in un'apoteosi di esibizionismo che a me imbarazza, nella più assoluta ignoranza della risibilità di ogni affermazione.
Che si tratti di secolarismo, di religione o di psicologia l'effetto non cambia.

Forse è malattia: cafard, il male dello scarafaggio. Malinconia e tristezza, pensieri cupi che non danno tregua, capaci di oscurare il sole.
E' disperato, impossibile amore per la vita solo sognata.



venerdì 15 settembre 2023

Piccola anima smarrita e soave - 12- "symply man"

Dev'essere una prerogativa spiccatamente americana di un certo momento storico, poi trasposta in testo e musica da più di un rockerman, quella di ricordare insegnamenti fondamentali preziosissimi ed altamente etici ricevuti nel corso dell'infanzia dai classici maestri spiriti-guida che abbiamo da bambini: una madre, un padre, un nonno, una nonna. 
Gli Americani, d'altronde, sono campioni planetari della predica e del moralismo quasi sempre spiccio, ipocrita e dozzinale.
Inciampata per caso nell'ascolto di "Simply man", dei Lynird Skynird (ché mi ritrovo in fase di rock nostalgico), il nonno raccomanda al nipote di perseguire solo la semplicità, non corrompersi rincorrendo denaro ed ambizioni, preservare il candore della propria anima. Di testi analoghi ne troveremmo a palate perché nulla è più facile del blaterare a vuoto ed evocare purezza di intenti anche quando di fatto ci si immerge volontariamente fino al collo in una cloaca.
Ricordo invece quel che mi dicevano i miei, di nonni, quei poveri cristi giocoforza  materialisti. Mi dicevano "Magna 'more, che ti xe verde", giacché parevo loro sempre emaciata anche quando, nella fase adolescenziale, ero al contrario burrosa ed in qualche punto rotondetta. L'invito all'opulenza ed all'eccesso è proprio di chi ha sperimentato carenze e privazioni e loro di appetiti mortificati ne avevano fatto amaro esercizio. 
In fondo, e comparabilmente, è molto più frequente che lo schiavo aspiri a diventare un padrone piuttosto che desideri anche per gli altri un mondo senza schiavitù: l'egoismo umano è congenito, la meschinità è una dotazione della nostra stirpe che molti giudicano indispensabili alla sopravvivenza: Darwin docet, buon per loro.
Personalmente non concedo supremazia ad alcun aspetto particolare della vita: le affezioni materiali e quelle immateriali distruggono con la stessa veemenza corpo e spirito, sia che convivano sia che non convivano nel medesimo individuo.
Se la questione non fosse tanto relativamente irrilevante sarebbe semmai da chiedersi quale sia più solerte e rapida nell'ucciderci.

Ora, ora che ho visto tanto, che ho vissuto abbastanza, ora che ho subito la rovinosa sconfitta nella pretenziosa crociata della ricerca della felicità, prendo atto, con grande lucidità, che la sola certamente reale finalità di una vita è la morte ed il resto è interamente illusione o personale, troppo personale, interpretazione, compreso il piacere.
E' l'insostenibile inutilità dell'intelletto.
 
 

lunedì 22 maggio 2023

Appunti antropocentrici -15-

Ogni cosa è ferocemente squallida, fin l'aria, che sa di generale catastrofe. E non c'è una sola persona che io conosca pacificata con il mondo od almeno con se stessa.

Eppure lo spettro che incombe e minaccia queste nostre miserevoli vite non è nuovo e ci sovrasta da tempo immemorabile: lo avvertiamo solo ora che raggela le nostre personali ossa, dopo averne già sbriciolate milioni di altre, appartenenti a quelle astratte figurine che rappresentano il nostro prossimo, vicinissimo o lontano che sia: siamo mortali, ma tu pensa! Eccolo, lo sgretolamento di ogni pretesa di senso, il disfacimento dell'aspettativa di minimo decoroso futuro che da bravi aspiranti borghesi consideravamo legittima!

Il futuribile, ora, sposa il suo sinonimo fantascientifico. Domani improbabile.

Avessero avuto, poeti, maestri, preti e profeti, la decenza di non inventare le parole amore, umanesimo, fratellanza, libertà! Avessero avuto il pudore di non alimentare nelle anime ingenue utopie ed illusioni bugiarde: l'uomo non ne è mai stato all'altezza e non le persegue con convinzione. Non sa che farsene dell'aura di santità o del rendersi irreprensibile: non nell'anonimato, non se non risulta spendibile, non senza un ritorno.

La gente, in fondo, poi,  non è buona, nonostante l'ostentazione di buonismo nelle grandi occasioni ed ha l'aggravante incresciosa d'essere pure, per la maggioranza,  stupida. 

*

"Che hai, perché fai così, perché non cogli che la negatività dell'esistenza? Il pettirosso saltella e fa brevi graziosi voli tra le fronde ed il pesciolino nel torrente pare una saetta d'argento: non è una delizia? Hai la Natura." mi diceva lui.

"Ed è la Natura che mi ha resa così. La Natura, non già la Cultura. Cado nel nulla da quando esercito il pensiero. E' il nulla che incontro nelle strade affollate, negli scambi sociali, nel buio della notte. Il sospetto, atroce, è che sia l'unico onesto approdo possibile. Forse la morte è il vero premio, giacché neppure il ricordo delle passioni di un tempo, gli amori, i trasalimenti, le sporadiche tregue di bellezza, mi hanno guarita. Sempre più ignoro la ragione per cui la specie cui apparteniamo abbia sviluppato tanta sofisticata intelligenza. Non ne ravviso né l'utilità biologica alla sopravvivenza, né quella più aleatoria al raggiungimento della felicità, perché nel primo aspetto ha consentito la nostra eccessiva proliferazione, che si tradurrà in un danno, e nell'altro ci ha reso mostri di sofferenza metafisica." gli rispondevo.

Ricordo, ma flebilmente, come sono stata e non sono più e come chi mi conosce da sempre ritiene erroneamente io sia ancora. O forse hanno più ragione di quanta ne abbia io nel giudicarmi, perché ritengo pur sempre vero che l'indole è immutabile ed eterna nel profondo.

Sfinimento psico-fisico, fisico decadimento, mi lasciano stupefatta. Ne ero impreparata ed ho permesso che mi soverchiassero.

D'altronde, se io non fossi sempre io, avrei rinunciato anche a questa logorante ribellione ed accettato l'assenza di valide alternative non egoistiche al presente inutile dolore. Invece non posso. L'autocritica, feroce, trattiene almeno le mie dolci utopie sentimentali del tempo in cui guerreggiavo armata di sogni e valori supremi.

Va bene, ho fallito. Sconfitta su tutti i fronti, non ho conquistato né solide realizzazioni materiali per vivere domani dignitosamente, né la consolante edificante presenza di un affetto compatibile, un poco a me simile, empatico, capace e degno di amore. Non avrò accesso al futuro, scamperò alla più degradante vecchiaia.

E bisognerà che io impari la maggiore benevolenza verso me stessa perché intuisco profondamente la verità dell'affermazione del buon Camus che recita "... per suicidarsi bisogna amarsi molto..."

 

mercoledì 28 settembre 2022

Appunti antropocentrici -14-

 

Astenica, insonne, martirizzata da dolori cronici ed acuti tra cervicalgie e lombalgie, misantropa di fatto pur se compassionevole verso gli altri -che mi appaiono dei disgraziati tanto quanto lo sono io-,  devo arrendermi e decretare la depressione, nonché la senilità, anche se, per essere estremamente chiara, non m’interessa dissimulare né questa né quella e trovo entrambe indesiderabili ma almeno eroiche.

Se ne prenda atto: la soglia della percezione del  dolore, con questa patologia, può abbassarsi in modo paradossale e rendere la vita una specie di tortura.

La definizione nonché la spiegazione della malattia depressiva è un cane che tenta di addentarsi la coda. Nasce dall’eccesso di stress che poi si alimenta a dismisura, tra neurotrasmettitori malfunzionanti e confusi e cortisolo fuori controllo in completo cortocircuito,  sovrapponendone strati a strati che neanche la Torre di Babele.

Singolare missione quella dello stress: buono o cattivo, ti sa spronare  a reazioni salvifiche od anche  causarti un bell’infarto, ma non lo influenzi a suon di ragionamenti e persuasioni della volontà, così che se la sua origine è l’oggettiva precarietà della tua vita e del lavoro e l’orrore per le scelte di chi manovra con l’arroganza del Potere le nostre esistenze non puoi che subirlo e soccombere.

E poi davvero esiste un’alternativa che non sia la fuga per chi, dotato di ciò che dovrebbe costituire comune patrimonio umano, vale a dire quelle sensibilità ed empatia che nel sedicente eudemonismo moderno coatto  sono surclassate ad affezione patologica, suo malgrado precipita in quest’abisso?

No che non c’è.

Non c’è.

La maggioranza di coloro che conosco  vi ovvia assecondando un processo di ottundimento emozionale che corrisponde alla perdita di sé ed all’appiattimento su modelli comportamentali preconfezionati, tanto da indurmi alla classica pleonastica domanda: che senso può mai derivare da un contatto con siffatte maschere?

E perché il luogo comune la vuole sempre più malattia sociale ed io invece ne registro una variante che pare endemica e comporta in primo luogo l’esasperazione del narcisismo più sfrenato e stupido, sì da non riuscire in alcun modo, neppure in questo caso, a trarre il minimo sollievo di un’appartenenza, per quanto nefasta e dolorosa?

L’empatia, ecco, è una iattura ed una benedizione nel contempo. Si è empatici d’istinto, per nascita, o non lo si è. Se lo si è non c’è scampo: moriremo mille morti altrui, piangeremo oceani di lacrime, conseguenze e cicatrici affioreranno presto, a vent’anni inizierà un’inesorabile e rapida vecchiaia, a sessanta avremo esaurito ogni energia ed ogni giorno sembrerà verosimilmente anche l’ultimo. Il cordoglio per le innumerevoli sciagure, le più intollerabili quando derivanti da responsabilità e colpe umani, peserà come un macigno.

Restano l’accusa e lo sdegno, la stoica consapevolezza che la sofferenza almeno non sia eterna e contagiosa e muoia con noi.

Banale è la sofferenza, banale è pure la felicità, nulla è così pregnante da recare un minimo di soddisfazione ed il prezzo di entrambi è comunque la solitudine.

La noia di queste mie esternazioni è pregna di consapevolezza: avrei dovuto seguire con diligenza i consigli di Baudelaire. Inebriatevi, storditevi di passioni, ficcatevi ben dentro un qualsiasi sogno, perché la vita, altrimenti, è intollerabile.

Avevo un solo desiderio: riuscire a ritirarmi dal “mondo”, sottraendomi ai suoi usi ed alle sue logiche, rinunciando anche alle più innocenti velleità, lasciandomi vivere decorosamente ma umilmente.

Non mi rendevo conto che l’estrazione ed il destino anche del nuovo proletariato rendono questa un’aspirazione di lusso, da frustrato borghese.

E così è, anche se non vi pare.

 

giovedì 31 marzo 2022

Non solo il sentore di universale catastrofe; non solo la coscienza perfetta della finitudine irrimediabile anche dei sentimenti personali e dei più alti valori morali; non solo il progressivo avvizzimento dei cervelli ad opera di dispositivi industriali; non solo l'isolamento atroce che fa rinvenire cadaveri mummificati da anni nella loro stessa abitazione che nessuno ha reclamato: non è solo questo che riempie d'orrore. 
Questa è la prevedibile conseguenza.

Davvero nefanda è la sottile soddisfazione ricavata da quella battutina perfida, o dall'osservazione spocchiosetta, o dal tentativo di ridurre l'altro e delegittimarlo per calmierare anche la propria pochezza, o dall'improvviso attacco acufenico quando parla. Perfino quando sostieni di amarlo.

martedì 11 gennaio 2022

Appunti antropocentrici 13

Mi ricordo bene il tempo in cui il pensiero in generale solo artatamente, al contrario di oggi, mi procurava piacere.
 
Deliziose ed anzi appassionanti in modo pregnante erano altre attività, tutte riconducibili a diverse finalità di aggregazione: il contatto con gli altri, purché non fosse solo uno sfioramento occasionale ed effimero, mi faceva bene, mi appagava.
Ero giovane, si capisce: le illusioni si abbandonano soltanto dopo infiniti scorni, ma il solo modo per riconoscerle nella loro reale natura consiste nell'assistere, inorriditi, al loro stesso sgretolamento una volta adulti e quasi vecchi. 
Erano gli ideali politici, di comunione tra esseri umani, di amicizia disinteressata, di lavoro moralmente gratificante e materialmente decoroso, ad alimentare il fuoco della giovinezza.
 
Ora mi pare che aggregarsi anche solo idealmente significhi unire la propria voce ad un coro, maggioritario o minoritario poco importa, purché si omogeneizzi al motivo comune di turno. E' sempre squallido. E povero.
Chiedo perdono: pur non nutrendo il culto della solitudine non ne sono capace, non disquisirò sulla pandemia, visto che ho dolori impellenti ed immanenti da ben prima che con ogni probabilità manterranno quel carattere di sussistenza anche dopo.
Ignoro ed anche non escludo l'eventuale presenza di una qualche lieve patologia neuropsichiatrica che mi costringe a provare un frustrante e quasi costante senso di derealizzazione nel tentare di vivere la vita, ma ciò che sento soprattutto nel condurla, così come mi è capitata, è sgomento e stupore, tale e tanto è il grado di estraneità che me ne deriva.
Fermo restando il mio fatale ed innato pantragismo (che così poco aggrada ai tanti pseudo amici persi, a riprova del fatto che la loro amicizia era bugiarda e crapulona), so esattamente che cosa intendesse il buon Marx parlando di alienazione perché ne vivo professionalmente i presupposti ed intanto ne muoio.
Queste son cose che non si possono più né scrivere né leggere, non seducono e non interessano nessuno (scandalizzano un po') e la cui soluzione è affidata agli psicofarmaci od ai sogni.
 
Oggi sognerò il mio abbaino della vecchia casa fantastica nei boschi dalla cui finestrella intravedere  (meraviglia!)  la coda furtiva della volpe tra i cespugli ed in alto le grandi ali dell'aquila reale. Sognerò il mio bambino, mia madre, mio padre, i miei gatti e cani: resusciterò gli amati assenti ed i morti, i soli degni delle mie lacrime.
 
 
 

venerdì 19 novembre 2021

Piccola anima smarrita e soave -10- contrappasso

Percepisci i tuoi giorni futuri come probabilmente pochi, dannati ed amari.
Ti ricordano un branco di lupi affamati che ti accerchiano scoprendo i canini, in procinto di azzannarti alla gola. 
Sei nata preda, non violenta pur non essendo debole e sostenuta dall'orgoglio di un'eccentrica dignità misticheggiante da pura atea.
Tremi, dunque sei, ma non ne ricavi alcun sollievo: rimani impietrita e stupefatta.
 
Eppure tenti di dimenticarti e di guardare alle prossimità ed alle alterità, ma niente, è pure peggio: continui a percepire i giorni futuri, questa volta di tutti, come sostanzialmente pochi, dannati ed amari.
Pensi che chiunque altro, se solo allentasse le redini con cui ha imbrigliato la sua stessa vita ed aprisse gli occhi da individuo,  nella sua scandalosa ma sostanziale solitudine e dismettendo l'idea di  appartenenza ad una collettività in cui crede talvolta con ingenua buonafede talaltra con sbrigativo conformismo, potrebbe vederlo.
Pensi che l'edonismo su cui si concentrano non sia che una scappatoia, od una tana. E ti sbagli: l'altro è insondabile ed i motivi di ciascuno di noi stanno a distanze siderali da quelli dell'altro. Non c'è mano che possa estrarci dal nostro abisso.
Qualche volta è misericordioso, per se stessi, perfino non guardare.
 
Ripassi mentalmente le tue letture classiche più intense ed appassionate, quelle dai sedici anni in poi, e sospetti che in aggiunta al loro indiscutibile apporto intellettuale e morale abbiano, come effetto collaterale,  nutrito nello spirito i semi della disperazione di quel tuo suolo tanto compatibile.
 
Invecchiando, con l'accatastamento di esperienze e cognizioni che la cosa comporta, ti senti schiacciata dal vecchio e  noto sentore di oppressione che il tuo forzato silenzio ti procura fino all'asfissia anziché più libera  grazie alla maggior consapevolezza.
 
Il declino fatale, irrimediabile e colpevole dell'esistenza di un'etica di base condivisa  per la stirpe umana raggiunge apici che ogni giorno superano i precedenti. Ne soffri senza tregua, mentre altri per questo ti irridono, quando non sentenziano che sei "troppo, troppo, troppo esagerata". Pare che l'antica funzione espiatoria delle catastrofi, che una volta superate lasciano una tabula rasa su cui ricostruire, sia totalmente scomparsa: ora chi detiene il potere le addomestica e le cavalca, quando pure non le favorisce.
Tuttavia, le armi di distrazione di massa agenti da tempo funzionano a meraviglia. Una moltitudine di gente blatera e si accalora su tutt'altri argomenti, dal per me incomprensibile  campanilismo nazionale sui primati sportivi ed olimpionici alla tifoseria vaccinale, dalle generiche invettive contro i politici delinquenti ed opportunisti alla ricerca di capri espiatori complottistici vari e via dicendo, sulle ali della banalità e della stupidità.
Il solo discorso sensato e prioritario dovrebbe occuparsi delle sofferenze e delle iniquità subite dagli innocenti e porvi rimedio, ma è esattamente questa affermazione a suonare banale ed ingenua, nonché noiosa.
E poi, simile contrappasso basterebbe davvero a consolazione dell'essere nati?
 
 

mercoledì 7 luglio 2021

Piccola anima smarrita e soave -9- l'onta della resilienza

Bisognava agire prima che lo tsunami del disgusto inquinasse ogni aspetto dell'esistenza e promettesse con sempre maggiore evidenza una conclusione tanto mortificante e triste.
Bisognava capire in tempo, in giovinezza, come nutrire intelligenza ed anima e come impiegare le energie con il minor danno possibile per sopravvivere in sufficiente dignità senza sprofondare nel fango delle miserie di questo sistema prevaricante ed ingiusto, dato che l'altra opzione, vale a dire il loro utilizzo ben finalizzato nel rispetto di indole ed eventuali talenti, poco ha a che fare con la sola volontà e si scontra con elementi potenti quali l'autostima, la logistica, il censo di appartenenza, lo stesso proprio rigore.
Bisognava anche superare la stessa ragione biologica, questa ostinata innata caparbietà di preservare ed  addirittura replicare ciecamente ed  egoisticamente la vita ed optare con protervia verso il bello ed il bene, a prescindere dal loro prezzo, fosse pure quello estremo.

Noi perdenti, nonché perduti, siamo in tanti, per lo più senza voce, deficitari di parole oppure, al contrario, nauseati anche da quelle, dopo ciò che è risultata essere stata una loro scriteriata dissipazione nel tentativo di impostare rapporti umani di tutti i tipi sorretti dal dialogo.
Il dialogo: quale patetica  fanfaluca, tutto sommato. Siccome ci si vergogna del proprio intrinseco egoismo ci si finge quasi sempre estremamente interessati all'altro, purché, beninteso, possieda uno straccio di contenuti. Spesso è un modo per gratificarsi a spese altrui.
Ne ho fatto qualche esperienza anche in questo blog: corrusche amicizie di tastiera così intense e repentine da promettere l'eternità. Un'eternità presto finita. E' il massimo che ci riesca.
 
Se ciò che andava fatto non è stato neppure abbozzato e ciononostante si respira ancora tra i fetidi miasmi di una vitucola di pesanti fatiche a fronte di minimi risultati, tollerando la promessa dello stesso proprio destino di precarietà, il governo, i talk show dei media di Stato, gli eterni impuniti, la crudeltà indicibile della propria stirpe verso gli altri viventi e l'infinità degli altri mali, si è campioni di resilienza. Oggettivamente complici della vergogna.

Confido quindi soltanto sull'imperturbabile saggezza della Natura, che con più di qualche probabilità date le attuali avvisaglie, stenderà un definitivo velo pietoso sulle nostre risate e sulle nostre lacrime.

 

mercoledì 14 ottobre 2020

All'amico D.

Certo, per amor d'onestà e di verità cui la tua indole ti costringe, vorresti dirlo a quel vecchio amico che di tanto in tanto ancora ti fa visita che non sei più affatto quella persona che lui si ostina a vedere, forte della dolce fragranza di ritorno dei ricordi di giovinezza.

Non sei più il "suo angelo immaginario", non hai più visioni né profezie da elargirgli. D'altronde, pur nella sua buonafede, neppure ai tempi d'oro dei dialoghi e delle passeggiate filosofiche nei campi aveva scoperto che in realtà la tua era una voce di Cassandra.

Vorresti spiegargli quanto sia opaca adesso la tua vita e scandaloso il tuo costante dolore. Vorresti descrivere la vastità della tua solitudine senza appello, esattamente identica a quella sua stessa, che però lui per nulla al mondo vorrà ammettere mai.

Vorresti almeno dire a quest'ingenuo buon amico che a te difetta il meccanismo di rimozione che salva tutti gli altri e vedi con chiarezza che l'esistenza, coattiva perché imposta da una legge naturale che gli uomini poi sistematicamente infrangono e sconfessano, altro non è che malattia e preludio di morte. 

La malinconia, si sa, è contagiosa ed invisa ai gaudenti, ma la sua eterna indissolubile  permanenza sotterranea nei suoi portatori mentre li fa apparire fragili li fortifica. Vorresti congratularti con lui perché, se non altro, ha intuito ed amato solo la tua forza.

Eppure, giacché sei umana, le sue comparsate ti commuovono e le apprezzi, ed intanto pensi a quante altre inutili vicende sono nate così, in mancanza di pienezza, con spirito frugale e rassegnato, senza aspirazioni di grandiosità, perché poco,  in verità, quando riguarda la tua stirpe, ci si può aspettare di permanentemente grandioso.


martedì 5 maggio 2020

Cicalare pallido e distratto

Mi chiedo continuamente -e senza sarcasmo o, peggio, sottile ipocrita autocompiacimento- se essere così decisamente precipitata nella mia attuale situazione in cui la quasi totalità delle esternazioni  verbali sulla quasi totalità degli argomenti, in particolar modo pubbliche, giornalistiche e social mi pare uno stupido cicalare, sia una malattia. In definitiva mi preoccupa un poco la mia conclamata idiosincrasia per qualsiasi liturgia della comunicazione la quale, puntualmente, mi suona prima fuorviante e poi mortalmente noiosa.

Sta di fatto che a me pare che il messaggio della Botteri in questi giorni in risposta all'idiozia dell'attacco ricevuto che mi sembra vertesse sulle sue personali scelte estetiche fosse ben preciso e mirato e non avesse davvero il minimo interesse a comunicare qualcosa che suonasse come giustificazione nel merito.
La giornalista ha approfittato dell'occasione per sussurrare alla maggioranza delle sue colleghe, alcune delle quali si ammantano di un'aura da paladine del riscatto femminista ad ogni occasione, che l'apparenza non inganna mai e che se non si ha il coraggio di apparire come si è allora esiste un problema con se stesse con conseguente, talvolta dolorosa, contraddizione.
Se la suddetta contraddizione non è dolorosa, allora ciò che si predica a proposito di dignità, pari opportunità, rifiuto del sessismo, ecc. ecc., è in malafede.


mercoledì 19 febbraio 2020

Appunti antropocentrici 12- leopardismi

Conosco oggi soltanto persone apparentemente pacificate con se stesse e che si autodefiniscono realizzate a prescindere dalla qualità oggettiva e dalle difficoltà della loro vita, totalmente ignare della presenza dell'entropia più sfrenata nel loro sedicente destino e pertanto convinte di averlo costruito e magari anche di poterlo modificare con un poco d'impegno, oppure obnibilate da quell'orribile patologia chiamata egoismo che consente di non-solo-sopravvivere bene mentre troppi altri soffrono e muoiono.
La loro esistenza è quella certa qual cosa da tenere così come sta, intrinseca ed immanente.
La maggioranza dell'umanità ha lo spirito del Candide di Voltaire e nel caso in cui  sia capitata la sventura di una vita non esattamente comoda e piacevole ciò non induce di certo a porla in discussione: spesso pare la migliore e l'unica possibile perché, alla fine, con l'abitudine, il male si stempera in una fatalistica rassegnazione inconsapevole  nella generalità dei casi.
Le persone cui mi riferisco, d'altronde, non sono letteralmente disperate ed hanno avuto, a tempo debito, la lungimiranza  di crearsi qualche prudenziale appiglio materiale, ideale  e sentimentale.
(Come si definivano, al tempo delle definizioni? Ah ecco: i borghesi. Una vera moltitudine, oppure soltanto più visibili e logorroici dei veri diseredati ed oppressi?)
Quanto sia costato e costi in termini morali la svendita della libertà e della propria originaria indole è spesso uno sbiadito, irrilevante dettaglio. Questa, almeno, è sempre stata la mia conclusione: supponente e pretenziosa, certo, forse.
Solo di recente, grazie a quel pizzico di saggezza che le metaforiche bastonate della vita sanno indurre, ho scoperto che ciò che davo per certo, come l'amore per la libertà -almeno di giudizio e pensiero- e il desiderio di armonia e giustizia generali non sono affatto prioritari per chiunque.
D'altronde, resto una profana  e non rientro a nessun livello nel gruppo: io sono mio malgrado una perdente nata, secondo gli attuali stilemi nei più vari campi, per indole ed autentica inettitudine al trasformismo.
Eppure, attingendo alla memoria del mio sottosuolo, ricordo che nonostante questo, che è vero da sempre, la potenzialità che ravvisavo nella vita mi ha appassionata violentemente, da ragazza.  
"A vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si han in testa a quell'età": tanto da ritenere, con ridicola sicumera, che chiunque avrebbe, in fondo alla propria coscienza, desiderato l'Uomo nuovo, traboccante d'amore e pure d'intelligenza, entrambi finalizzati a godere senza confini e senza ingiustizie della semplice bellezza del mondo.
E' ridicolo, lo so bene, ma se l'utopia, per definizione, è priva in sé e per sé di pratica realizzazione ha ugualmente lo straordinario potere di nutrire l'anima.

E' risultato poi vero che, come affermò Mark Fisher, "la pandemia di angoscia mentale che affligge il nostro tempo non può essere capita adeguatamente, né curata, finché viene vista come un problema personale di cui soffrono singoli individui malati". 
Quanto comunque sarebbe stata perfino solo ipoteticamente complessa la cura (impossibile senza eliminare interamente un Sistema globalizzato) è ben reso dalla successiva sua determinazione al suicidio.
Però il punto è un altro.
Quanta gente mentalmente angosciata nel senso sottinteso dalla citazione conoscete ed io stessa conosco?
Quanto a me, ripeto, una piccolissima, quasi nulla ed invisibile minoranza se si escludono tutti coloro che patiscono o la mancanza di qualche bene non indispensabile o l'antipatia per questa o quella persona,  questa o quella etnia,  questa o quella circostanza specifica.
Chi non è sorretto dalle comode sicurezze materiali spesso lo è dalle scarse dotazioni intellettuali e culturali.
Tutto questo è, in fondo, tragicamente perfetto.

sabato 20 luglio 2019

Appunti antropocentrici -11-

Ci sono ancora cose, seppur sempre più rare, capaci di scuotermi e la loro suggestione, per pochi istanti, riesce a far riemergere quelle potenzialità vitali che mi appartengono per indole e che le restrizioni, i patimenti e soprattutto il sopravvenuto disgusto dell'esistenza hanno sepolto sotto cumuli di mortificazione ed una sorta di atarassia non già conquistata ma piuttosto subita per sfinimento.
Ascolto  "A woman left lonely" della Joplin e mi ricordo chi sono con esattezza perché le potenti  ripercussioni emotive che me ne derivano non possono essere che a me attinenti in modo unico ed esclusivo.
Nel passato è contenuta la certa testimonianza del fatto che sono stata capace di vivere in coerenza ed interezza con me stessa nonostante oggi il mio povero presente sia di fatto un disperato tentativo di sopravvivere sopra le righe senza consentirgli di insozzarmi e per fare questo devo anche dimenticarmi, rendermi assente, rinunciare alla mia verità.

Non ci è dato scampo, in quest'ultima lunga fase del tardo capitalismo: le opzioni fittizie a disposizione dell'individuo medio (la cui posizione nei suoi vari aspetti scivola progressivamente verso il baratro)  per poter vivere non sono che due: aderire alla dilagante edonia depressa -la scelta maggioritaria delle masse insulse e vacue- oppure optare per un dolorosissimo auto-confino meditabondo e comunque senza gioia.
Sono ancora e da sempre convinta che la tensione principale nella vita di ogni umano sia la felicità ma anche che felicità non sia sinonimo di piacere. Il piacere fine a se stesso è appannaggio dei poveri di spirito.

Quel che trovo stupefacente, piuttosto, è il grado di asservimento mentale, qualche volta inconsapevole, di cui fanno sfoggio, loro malgrado, i sedicenti intellettuali.
A che cosa, a chi servono?
E' meno arduo rispondere a questo piuttosto che chiedersi a quale platea ideale aspirino a rivolgersi.
C'è stato un tempo, in fondo non così remoto, in cui approfondire ed accrescere la cultura equivaleva ad aspirare alla libertà, innanzitutto di pensiero e giudizio personali ed immediatamente dopo generale, per tutti, di tutti, dell'umanità.
Quest'ultima è un'aspettativa desueta, se non morta: l'autoreferenzialità è il massimo delle loro aspirazioni.
Ne deriva, signori intellettuali-mezze-calzette d'oggi, che siete inutili, a causa della vostra completa assenza di coraggio e del vostro evidente, fin imbarazzante, povero narcisismo.

mercoledì 26 giugno 2019

Tipi -29- I sedicenti puri

Alcuni di loro perseguono a parole la giustizia sociale e la verità (per quanto amara), denunciando le contraddizioni del Sistema, ma nascondono la faccia dietro una maschera.
Sono, in genere,  sprezzanti e narcisisti, tronfi d'orgoglio malcelato, amici soltanto di chi li adula e li ammira o, nascostamente, di chi avvertono culturalmente ed intellettualmente superiore.
Ciò, a prescindere sia dalla sostanza, sia dalla forma, sia dalle contraddizioni più palesi, perché quello che davvero li traina, nel profondo, è la vanità.
Spesso quando di genere maschile, sono misogini e la loro superbia -rivelatoria di debolezza- li colloca irrimediabilmente tra i peggiori epigoni del peggior dottor Freud.
Dubito che nel Sistema perfetto saprebbero che farsene di sé, dubito che nell'utopistico mondo senza classi sarebbero migliori.
Le anime belle lo sono a prescindere da qualsiasi situazione e continuano, continueranno o continuerebbero, ad essere più rare degli unicorni.