sabato 28 febbraio 2026

Tipi -31- i démodé

Forse il loro errore supremo è la pretesa di estrapolare un qualsiasi senso alla semplice fattualità d'essere nati.
Essere nati serve infine a replicare la vita? Com'è, allora, che una volta eseguito il compito, questi sfortunati continuano a precipitare nel baratro delle domande e dei dubbi? 
Essere nati è una conseguenza di scelte od altre vicende riguardanti a loro volta altri individui e da ciò consegue la completa deresponsabilizzazione rispetto all'appartenenza alla vita. 
L'inevitabile ignoranza in materia, per quelli di noi che insistono a qualche livello nella ricerca, è il tormento della frustrazione e del fallimento.
D'altro canto costoro, ricercatori di Grazia, atei-mistici o maniaco-ossessivi che siano, non ne possono fare a meno perché il tarlo è insediato profondamente nella loro indole, così che si trasforma in amaro ed ineludibile destino.

La vera e più sensata domanda, allora, diventa un'altra: perché  quel tarlo, che probabilmente sfiora molti si attarda ad avvelenare ogni istante di un intollerabile e stupefatto disagio solo in qualcuno? E' malattia?
Probabilmente, in qualche modo, lo è; a giudizio dei cosiddetti sani senza dubbio ed invece, forse, secondo canoniche considerazioni cliniche, interpreta uno squilibrio psichico.
Sia chiaro che oggi più che mai, nonostante in teoria si finga che sia l'esatto contrario, vige la comune opinione silente che esista un limite ben preciso alla stravaganza del pensiero ed addirittura del sentire. La sofferenza intellettuale, diciamo, è caduta definitivamente in disgrazia nel secolo scorso e se ti appartiene ancora sei pure  altamente colpevole, oltre che démodé.
Durante la giovinezza la cosa è sostenibile: mentre Eros e Thanatos intrattengono le loro naturali schermaglie e l'esistenza pare oscillare tra pulsioni di vita ed altrettante di morte, esiste tuttavia  la panacea del tempo e del futuro ancora possibili con le loro sorprese, almeno teoriche. 
E' la maturità che non consente più attese ed impedisce di procrastinare la resa dei conti.
Ciò a patto che maturi si diventi non solo anagraficamente, dato che neppure questo succede a tutti.
Anzi. 
 
E restano lì, stupefatti, incapaci di capire tra mille altre cose, ad esempio, che cosa s'intenda con l'apologia dell'orgoglio nazionale attraverso medaglie olimpiche; che cosa significhi nazionale quando ogni individuo pensa esclusivamente ai casi suoi nella più totale indifferenza rispetto alle difficoltà o sofferenze altrui e lo stato ti manda in pensione a fare la fame fino a quando, grazieaddio, crepi; dove stia il lato positivo dell'orgoglio che a loro pare piuttosto attiguo al narcisismo e pure in odore di mercantilismo.
Restano lì, attoniti ed inorriditi,  a chiedersi cosa sia successo alle giovani generazioni, così tatuate ed imbullonate nonché non abbastanza reattive e sempre meno intelligenti. Perché non riescono a mandare a cagare l'intera genia di criminali che ha già compromesso il loro futuro? Probabilmente non sanno neppure che mondo sognare.
 
"Giace il mondo in frantumi/lo amammo molto un tempo [... ]"
 

 

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