Visualizzazione post con etichetta Pier Paolo Pasolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pier Paolo Pasolini. Mostra tutti i post

venerdì 7 giugno 2019

Appunti antropocentrici -10-

Sulle prime, ad un esame frettoloso ed appena sfiorato del pensiero stesso, sono incline a classificare la mia sofferta reticenza ad una forma di pudore che induce la pervicace determinazione a non richiedere ad altri un aiuto -di cui avrei massimo bisogno- che non sia spontaneamente offerto: per non essere fagocitata dallo stato d'ansia generalizzata basterebbe la vicinanza fisica di un essere umano positivo, perfino se non brillasse in modo particolare d'empatia.
Non è così, invece: crederlo equivale a minimizzare la reale portata del problema, che è molto più grave.
Non chiedo aiuto perché so che mi verrebbe negato, per indifferenza sostanziale o per inettitudine a prestarlo.
Credo d'essermi vaporizzata, nell'ultimo decennio, sì che ora di me s'intuisce solo l'ombra: poco interessante, per nulla utile o divertente.
Resto una persona pratica perfino con le sinapsi impazzite. 

"La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza." (P.P.Pasolini)
Questa è la tragedia.

sabato 13 aprile 2019

Pungoli pasoliniani

Dirigenti, ex ed attuali,  simpatizzanti, sostenitori e fideisti, leggete e poi rileggete gli scritti di Pasolini e poi straziatevi la coscienza, se ne avete una o qualche residuo sfilacciato dopo lo scempio che i tempi e la  mediocrità delle indoli ne hanno fatto, per esservi detti od ancora dirvi di sinistra, secondo l'originaria accezione del termine.
Il dolore della perdita e l'orrore per una fine tanto violenta non mi impediscono di chiedermi come avrebbe potuto vivere nell'odierna realtà nonostante l'avesse preconizzata con sorprendente esattezza.
Sarà che la Gnosienne n.1 di Satie mi sta tracimando nelle ossa, ma la morte qualche volta mi appare più gentile e pietosa di certa vita.

 «Sono “bloccato”, caro Don Giovanni, in modo che solo la Grazia potrebbe sciogliere. Forse perché io sono da sempre caduto da cavallo: non sono mai stato spavaldamente in sella (come molti potenti della vita, o molti miseri peccatori): sono caduto da sempre, e un mio piede è rimasto impigliato nella staffa, così che la mia corsa non è una cavalcata ma un essere trascinato via, con il capo che sbatte sulla polvere e sulle pietre. Non posso né risalire sul cavallo degli Ebrei e dei Gentili, né cascare per sempre sulla terra di Dio». (PP Pasolini)

Non si sceglie d'essere ciò che si è, ma questo non è solo ineluttabile: è necessario.
Dati esempi di uomo, di poeta, di intellettuale lo sono per tutti quelli caduti da cavallo da sempre.

sabato 27 ottobre 2018

Appunti antropocentrici -9-

Magari sei stata un millennio fa una pasionaria di sinistra completamente pura, indifferente alle mode, esente da contraddizioni ed ostile alle lusinghe mendaci del falso umanesimo capitalista -che intuivi, pur così giovane, perfino troppo bene-, la cui coscienza conservava un'impronta arcaica e sognava un'altra terra promessa, forse pure anche povera, ma sublime...

" [...]
Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più"  (P.P.Pasolini - Poesie in forma di rosa)


Ciò ti ha resa, alla lunga, oltreché sfinita e fragile, scandalosamente infelice, perché non c'è un solo umano che ti riesca di assolvere, e nessuno al mondo può sopportare illeso la perdita definitiva della speranza.

giovedì 2 novembre 2017

Piccola anima smarrita e soave - 6 - amor fati

La colpa più imperdonabile, infine, è la sostanziale incapacità di usare almeno un poco l'arte di persuadermi che ci sia un motivo, pur se ancora sconosciuto, per proseguire negli scambi umani non strettamente necessari e mantenere qualche innocua relazione sociale senza patire poi degli ineluttabili e puntuali sensi di disgusto, delusione e mortificazione.
Simile colpa è mitigata, però, dall'enormità del compito: fuori dalla caverna delle ombre la luce è abbacinante ed i pretesti si dissolvono, si sbriciolano in finissima polvere che scivola via dalle mani, com'è in fondo giusto che sia, in onore della verità.

Non affermo che il mondo ospiti solo persone di bassa levatura morale o mediocri o prevalentemente ipocrite (pur ammettendo che senz'ombra di dubbio costituiscono la maggioranza assoluta degli umani),  ma piuttosto d'essere incespicata solo in quelle a causa di una mia oggettiva ristrettezza di orizzonti e non essere riuscita per tempo ad evitare qualsiasi coinvolgimento.

Come per ogni altra azione indipendente dalla casualità e dal caos esistenziali -le quali, semmai, spingono a reazioni-, ne ho quindi piena responsabilità, perché l'ingenuità ed il buonismo sono, più propriamente, semplici autoinganni necessari alla sopravvivenza.
Pertanto, è evidente, "così volli che fosse", malgrado questo spiccato razionalismo.

Certo, mi addolora molto ricordare il pathos, rivelatosi fittizio e misero, con cui ci siamo intrattenuti anche qui, amici miei bugiardi e scostanti come i bimbi che si trastullano un poco con i giochi presto venuti a noia.
Certi sogni, almeno, meriterebbero di sopravvivere alla nostra umana sciatteria ed all'incuria.
Neppure voi, quindi, avete validi alibi, dato che così voleste che fosse.

Tutto rimane perfettamente invariato, nulla di davvero significativo è successo mai e non c'è ragione per pensare che qualcosa possa succedere in futuro: per quanto mi sia voluta e potuta illudere, in passato, niente e nessuno hanno mai scalfito il nucleo duro e gelido della mia solitudine, che resta la vera costante, l'eterno ritorno del destino. Certamente del mio, ma, suppongo, anche di quello di tutti.

 
[... 
E mi rigermina
     
nell'anima - inerte e scura
come la notte abbandonata al profumo
una semenza ormai troppo matura
     
per dare ancora frutto, nel cumulo
di una vita tornata stanca e acerba...]

(P.P.Pasolini)




sabato 23 febbraio 2013

"Sarai puro. Perciò ti maledico"

Il mio primo pensiero, la mattina alle 7, quando mi alzo per cominciare la mia giornata, sarebbe in verità piuttosto mortificante per una tizia che, caparbiamente, procrastina il suicidio nella segreta speranza di non aver ancora capito niente e di incorrere in un madornale e generale errore interpretativo di sé, di ciò che ha bloccato fino ad oggi le potenzialità latenti nella sua indole, di tutti - indiscriminatamente tutti - coloro che a vari livelli hanno rappresentato e rappresentano il suo altro.
 
Il pensiero, dunque,  immediato,  fluido e spontaneo è sempre lo stesso - incipit di ogni risveglio - e le bisbiglia dalla sua più cavernosa interiorità: "Come sarà bello, stanotte, riabbandonarsi al sonno".
 
Eppure, la mia non è un'indole letargica: io sono stata fino a ieri, forse e piuttosto, iper-attiva, e da sempre.
Agitarsi però non serve più a nulla, neppure a sopravvivere: l'ho appreso in modo inconfutabile di recente, quando m'è accaduto di veder crollare uno dopo l'altro, per motivi che serve a poco raccontare ma aventi la stessa veemente forza distruttiva dei cataclismi naturali, tutti i vari bastioni dietro cui proteggiamo e giustifichiamo in genere la vita. Se ciò non spalancasse direttamente le orribili fauci del nulla potrebbe anche essere un'eroica operazione di pulizia. 
Pare contraddittorio, invece costituisce coerentemente la mia vita binaria.
Oggi è il solo modo di vivere per un umano consapevole della sua condizione esistenziale oggettiva che tenti di rispettare la sua propria integrità, la sua personale e particolare verità e che sia duro, freddo, smaliziato, disperato, lacerato dall'offesa della nascita - questo oltraggio che pago (pure!) da 53 anni -, dignitosamente ed onorevolmente disadatto, perché inadatto.
Semplicemente e totalmente inadatto ad un mondo reso così, ma anche fatalmente ed oggettivamente fatto così.
 
*
Sarà per tale inadeguatezza, allora, che mi commuovo intensamente e raramente, ormai, al ricordo di alcune potenti metafore in cui mi riconosco fino all'osso, che magari son poco o meno amate invece da chi apprezza tutto il resto della produzione artistica, letteraria e filosofica del suo autore.
" [...] 'Sarai puro./ Perciò ti maledico'. (gli dice il custode del'eternità prima di gettarlo nel mondo. ndr.)/Vedo ancora il suo sguardo/ pieno di pietà - e del leggero orrore/ che si prova per colui che la incute, /lo sguardo con cui si segue/ chi va, senza saperlo, a morire,/ e, per una necessità che domina chi sa e chi non sa,/ non gli si dice nulla -/ vedo ancora il suo sguardo,/ mentre mi allontanavo/ - dall' Eternità - verso la mia culla. [...]": dello scrivere di Pasolini ammiro enormemente nella stessa misura lo stile e l'impavida potenza dei contenuti, siano essi in versi che in prosa.

Non mi commuovo più - ché mi son fatta ghiaccio -, invece, pur considerandole indubitabilmente vere, alle rivelazioni del satiro che sentenzia senza tema di smentita la sostanziale sciagura per l'uomo riflessivo di fare la sua comparsa nella vita: raccoglierà soprattutto dolore atroce per l'anima e strazianti dubbi irrisolvibili.

*


Poco alla volta mi si assottigliano le idee per ricavare espedienti in grado di contrastare una fatale, immota, perfino placida disperazione dettata dalla consapevolezza di un'invincibile assenza di ulteriori oggettivamente onesti motivi e comprendo che il solo modo efficace sarebbe l'immersione in una qualche passione, di nuovo, come se già non fossero fallite tutte dimostrando ampiamente come siano effimere, alla lunga frustranti, inconcludenti ed infantili.
E' ridicolo: si vive la propria umanità nella consapevolezza che non troverà alcuno sbocco nobile e potrà al massimo percorrere qualche abbozzo di espressione, quasi sempre fallimentare.

Dalla sponda di uno dei due versanti della mia vita binaria - quello pretestuosamente considerato di veglia -, guardo intanto gli omini affaccendati a chiedere voti, ad improvvisarsi equilibristi nelle più nefande contraddizioni in persino palese malafede, a ripresentare con faccia di bronzo degna di giullari intenzioni e promesse retoriche, mentre omini riceventi rispondono diligentemente con la irrisoria indignazione dei servi sconfitti, che alla fine li compiaceranno comunque, pur borbottanti.
Disprezzo cosmico, nausea.


(Dov'è l'amato letto, dove sta la tana: urgono. L'odore stantìo di codeste mummie è intollerabile.)

Rimarrebbe il privato, stretto stretto. Temo anche che sarà pieno di silenzio.
Ma non importa, in fondo.
L'ideale, per immaginare la libertà e la felicità.
 
 

giovedì 10 maggio 2012

Bella, quanto sei bella mia Jenny

" ... Nulla è più terribile
della diversità. Esposta ogni momento
-gridata senza fine- eccezione

incessante -follia sfrenata
come un incendio- contraddizione
da cui ogni giustizia è sconsacrata.

Ah Negri, Ebrei, povere schiere
di segnati e diversi, nati da ventri
innocenti..."
(P.P.Pasolini)


E' proprio un grido senza fine, un grido senza suono, che accompagna qualsiasi interazione con l' altro e persino con ogni cosa.

Sono diversa, non è colpa mia, non è neppure mio merito.
E'.
Perché non lo consideri? Perché fingi che non sia? Ho connessioni e sinapsi indipendenti. Lasciami nella mia pura fatale solitudine.
Provo gioia nei dettagli, negli scorci, in qualche immagine fuggitiva, nell' effimera impercettibile ruga espressiva di un volto.
Vedo poesia dove tu registri semplici fatti ed atti asettici, mi commuovo per effetti irrilevanti, mi annoiano e mi mortificano tutte le convenzioni civili  sociali, che pur a malincuore rispetto: non è abbastanza straordinaria la forza d' animo di sopportare quel che deprime?

Il ragazzo boemo che mi porta a render bella la sua amata cagnolina: non conosce una parola di italiano, non è ricco e forse è un diseredato, ma continua a tornare.  Lo vedo poi lungo il viale alberato con lei al guinzaglio. Camminano felici, lei trotterella al suo fianco e lo guarda da sotto in su con l' espressione impagabile d' amore che solo i cani e qualche bimbo sanno esprimere, e lui le dice 'Bella Jenny, quanto sei bella, mia Jenny' e le posa un bacio sulla testa, prendendola in braccio, allegramente. Lei ricambia le effusioni,  sono una coppia sinergica: si bastano, divertendosi un mondo.

Avevo dimenticato che era quella la mia idea d' Amore: corrispondenza di piaceri 'metafisici' ché tanto quelli fisici sono effimeri, merce dozzinale sempre sopravvalutata, alla portata di tutti, buoni o cattivi, empi e giusti, anime belle e spiriti gretti, menti brillanti ed imbecilli...
Epperò non mi ci sono imbattuta mai.

E questa è terribile diversità.


sabato 26 novembre 2011

Il selvaggio dolore dell' amore umano

Lo  vedeva di spalle, attraverso una vetrata, talvolta. La prima volta che successe, lei, lasciato riaffiorare il suo cuore dal pozzo improvviso in cui era precipitato sequestrandole finanche il respiro, provò gratitudine verso l' insperato caso ed il vitale assurdo gioco delle coincidenze improbabili.
Lui sapeva che la malinconia della madre, in quel momento, lo accarezzava come quand' era bambino ed insieme allestivano il rito della buonanotte. Ma lo sapeva al colmo della sua contraddizione d' indole: ignorandolo, rendendone sordo il richiamo.

Anche allora, il velo di tristezza di lei, che lui bimbo non coglieva se non attraverso un misterioso invisibile filo retaggio dell' originario cordone ombelicale, era il sunto stesso dell' Amore di madre, che sa d' aver trasmesso alla sua creatura, insieme alla vita, il destino atroce degli incessanti distacchi ed il vizio implacabile della morte. 

Lei, accettato suo malgrado il sacrificio dovuto, si ripeteva che non esiste vittima incolpevole.

Se pure è il padre che Edipo uccise, suo figlio, eccentrico e scostante, aveva scardinato il mito, rifiutandola perché rea d' aver amato con troppa silente paura.

Ora, però, il figlio aveva il dovere di cercare d' essere felice, e lei di sopravviversi, altrimenti le  lacrime sarebbero state vane e scandalosamente perdute: tra tutte le possibili sciagure sarebbe stata questa la più abominevole.
La trasparenza  ingannava, dandole l' effimera illusione d' essere una contemplatrice spassionata, una spettatrice senza coinvolgimento.
"Come sei bello con il tuo profilo perfetto e crudele: Antinoo senza più innocenza".

Ecco: doveva diventare trasparenza eterna, dolore eternamente filtrato da un dialogo senza voci e senza corpi, capace di mantenere cristallizzato l' originario nucleo del loro industruttibile e fatale legame.

Forse soltanto così avrebbero raggiunto reciproca assoluzione e perdono.



mercoledì 2 novembre 2011

Perdonaci



"Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti 'moderati', dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere [...] è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma 'totale' di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l' Italia: si tratta dunque di un' omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.
[...]
il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamrente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo."

(P:P.Pasolini, Scritti corsari, 24 giugno 1974, da "Il Potere senza volto" )

domenica 27 marzo 2011

Pasolinaria: la pudica consolazione delle affinità.



(Testo canzone: Pier Paolo Pasolini e Domenico Modugno; ispirazione: Shakespeare)

Molto probabilmente, quando Pier Paolo Pasolini esce con l' ampia raccolta "Poesie in forma di rosa", la sua abiura verso gli ideali giovanili, risultati deludenti e traditi anche da chi egli aveva amato enormemente (il popolo, il sottoproletariato, custode della primordiale purezza, che egli vede avviarsi inesorabilmente verso la corruzione dello spirito e della carne e l' imborghesimento), i colleghi intellettuali e la storia stessa, gli costa lacerante dolore.

"Per chi è crocifisso alla sua razionalità straziante,/macerato dal puritanesimo, non ha più senso/che un' aristocratica, e ahi, impopolare opposizione.//La rivoluzione non è più che un sentimento."

E' improrogabile e vitale il ricorso ad un nuovo Mito -necessario agli uomini più del pane e del respiro-, che egli preconizza in  un' altra Preistoria, che potrebbe nascere da barbari del Terzo Mondo, dalle plebi, dai disperati e miserabili.

" .../...
E scriverò all' imperterrito Moravia, una 'PASOLINARIA

SUI MODI D' ESSER POETA', con la relazione
tra segno e cosa -e finalmente
svelerò la mia vera passione.

Che è la vita furente [o nolente] [o morente]
- e perciò, di nuovo, la poesia:
'non conta né il segno né la cosa esistente',

ecco. Se l' uomo fosse un Monotipo nella Subtopia
di un mondo senza più capitali linguistiche,
e disparisse quindi la parola da ogni sua via

dell' udire e del dire, lo stringerebbero mistici
legami ancora alle cose, e ciò che le cose
sono, non fissato più nei tristi

contesti, sarebbe sempre nuovo, colmo di gaudiose
verità pragmatiche -non più strumentalità,
travaglio che le traduce in limoni, in rose...

ma sempre e solo, luce, com' è la realtà
delle cose quando sono nella memoria
alla soglia dell' essere nominate, e già

piene della loro fisica gloria.
Se poi dovessi scoprirmi un cancro, e crepare,
lo considererei una vittoria

di quella realtà di cose. Finita la pietà figliale
per il mondo, che senso ha ancora il frequentarlo?
..."

(P.P.Pasolini,"Progetto di opere future", Poesie in forma di rosa)


Quanto maggiore è la sincerità del sentire, la passione civile e politica, l' intelligenza e l' integrità, e la conseguente capacità di preveggenza,  tanto maggiore si rivela essere la soluzione di un destino di opposizione"Opposizione di chi non può/ essere amato da nessuno, e nessuno può amare, e pone / quindi il suo amore come un no/ prestabilito, esercizio del dovere politico come esercizio di ragione."

domenica 6 febbraio 2011

Vittoria

"...
Struggente, è in lui, Nenni, l' incertezza
con cui ha rinunciato all' epico affetto
cui poteva anche a diritto avere avvezza

la sua anima: e, uscendo dalla scena di Brecht,
per ritirarsi nei bui retroscena,
dove impara nuove parabole reali l' eroe incerto,

ha spezzato a sue spese la catena
che lo legava al popolo come un vecchio idolo,
dando alla sua vecchiezza nuova pena.

I giovani Cervi, mio fratello Guido,
i ragazzi caduti a Reggio nel Sessanta,
col loro casto, il loro forte, il loro fido

occhio, sede della luce santa,
lo guardano, e aspettano le vecchie parole.
Ma egli, eroe ormai diviso, manca

ormai della voce che tocca il cuore:
si rivolge alla ragione non ragione,
alla sorella triste della ragione, che vuole

capire la realtà nella realtà, con passione
che rifiuta ogni estremismo, ogni temerità.
Che cosa dirgli? Che la realtà ha una nuova tensione
che è quella che è, e ormai non ha
più senso altro che accettarla...
CHE LA RIVOLUZIONE DIVENTA ARIDITA'

S' E' SENZA MAI VITTORIA... che forse non è tardi
per chi vuol vincere, ma non con la violenza
delle vecchie, disperate armi...

Che bisogna sacrificare la coerenza
all' incoerenza della vita, tentare un dialogo
creatore, anche contro la nostra coscienza.

Che la realtà, anche di questo piccolo, avaro
Stato, è più di noi, è sempre un' immensa cosa:
e bisogna rientrarne, se pure è così amaro...

Ma che ragione volete che ascolti questa ansiosa
masnada di uomini, che hanno lasciato -come
dicono i canti- la casa, la sposa,

la vita stessa, proprio nel nome della Ragione?
...."

(P.P.Pasolini- da "Vittoria" 1964)





Sempre più forte si sente di dover gridare la propria infelicità, quasi che l' infelicità assuma la veemenza di ciò che resta dei diritti.
La lotta di classe è dimenticata, anche se non è mai risolta, ed ha perso le forme e le caratteristiche che la rivelavano al mondo.
Ma io oggi, pur non essendo ancora in sospetto d' aprile, ricordo con amore la Resistenza, con questo sole che splende.

mercoledì 26 gennaio 2011

Mi manchi

" ...
- sono come un gatto bruciato vivo,
pestato dal copertone di un autotreno,
impiccato da ragazzi a un fico,

ma ancora almeno con sei
delle sue sette vite,
come un serpe ridotto a poltiglia di sangue
un' anguilla mezza mangiata
...
...
La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi."

(P.P.Pasolini -Una disperata vitalità)



Mi manchi, Poeta disperato. Mi manca lo struggente splendore del tuo dolore.
Mi manchi, perché sono egoista, perché ho perduto tutto, perché la mia angoscia non trova le tue parole.
Perché lì fuori tutto è sporco e triviale, ed il mio tempo è breve.