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lunedì 9 febbraio 2015

Potenti parole

Quando si farfuglia sull'insostituibilità del linguaggio per gli umani -dotazione, cioè, la cui elaborazione raffinata rende compiutamente umani-; quando, tronfi, noi umani decantiamo con compiacimento più o meno sotteso le meraviglie del sistema fonatorio che ci mette in condizione di parlarci, o quelle intellettive che consentono la stesura scritta dei pensieri, io mi sento invadere, sempre più spesso,  da una grande disperata tristezza con forte deriva ad amaro sarcasmo, perché conseguentemente mi sovviene l'inevitabile vacuità della maggioranza dei dialoghi che la nostra pigra e mediocre innata tendenza alla reiterazione dei rituali e cerimoniali comunicazionali ci consente di scambiare.
 
Le meraviglie della dialettica non salvano dalla solitudine o dall'isolamento interiori: sono esperienze, queste,  che non è possibile condividere se non formalmente ed appena epidermicamente, e quasi sempre sono legate ad una preesistente condizione di privilegio, quali il censo ed il ceto sociale d'appartenenza, che ne hanno favorito l'assimilazione.
Naturalmente, esistono molte varietà di linguaggi, ed in ognuna di esse gli scambiatori-umani sono costretti, con più o meno desta consapevolezza, a recitarne o mimarne come formule liturgiche gli elementi costitutivi.

Se agli albori della sua formazione uno degli scopi del linguaggio (che presuppone lo sviluppo delle facoltà intellettive)  è stato quello di prevaricare i gruppi di ominidi che ancora non vi erano arrivati; se è stato, dunque, uno strumento (tanto per cambiare) di potere tra gli uomini, ho l'impressione che non si siano fatti altri passi avanti da allora.

Non mi spiego, altrimenti, come mai quella tizia, che di mestiere fa la parlamentare-ad-una-o-due/tre-presenze-a-settimana, come centinaia d'altri suoi simili che stanno sul nostro pubblico libro paga, non abbia il minimo pudore ma abbia invece la tracotanza di affermare che il fatto di "non stare a produrre bulloni" ma di esercitare "attività intellettuale" (ché così si sentono molti politici: intellettuali), legittima il fancazzismo ed il parassitismo.


 


martedì 13 dicembre 2011

Cloaca maxima

C' è il parlamentare della Repubblica Italiana che sgalletta e bisticcia con la parlamentare europea sulla cospicuità dei loro rispettivi stipendiucci -anzi indennità, rimborsi, diarie-.

Mi danno il voltastomaco, letteralmente. Sto male.

Li vorrei sprofondati tutti, e definitivamente tutti dimenticati, questi impudichi.

Finalmente tra loro uguali, nella cloaca maxima che spetta loro di diritto

sabato 12 febbraio 2011

... e chi non crede in nulla la governa...

"...
Così la mia nazione è ritornata al punto
di partenza, nel ricorso dell' empietà.
E, chi non crede in nulla, ne ha coscienza,

e la governa. Non ha certo rimorso,
chi non crede in nulla, ed è cattolico,
a saper d' essere spietatamente in torto.

..."

(Pier Paolo Pasolini-La Religione del mio tempo)


Perduta la culla originaria, o la possibilità di riconoscerla ormai incapace di accogliere i suoi figli, l' io inaridisce e muore, il dramma rimane irrisolto e si volge in tragedia.

Così per i cittadini di uno Stato in cui si arriva a litigare per indire o meno una giornata di festa nazionale che ricorre ogni cinquantennio.

Se non fosse triste e vero, sarebbe ridicolo.
Strano, questo nostro Paese, in cui la democrazia è talmente insediata ed aperta da consentire intestine lotte tra organi istituzionali per siffatti motivi...
Si vede che, tra le varie cecità di cui ci piace macchiarci, ci sta anche quella dell' autolesionismo intellettuale: non abbiamo neppure più il rispetto per ciò che le generazioni passate hanno conquistato con il loro stesso sangue.
Smemorati. Ed ingrati.