Visualizzazione post con etichetta Giorgio Gaber. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Gaber. Mostra tutti i post

martedì 15 marzo 2011

Frammenti da Sirio

Ad un Amico/a, avrei amato raccontare anche questi frammenti: spigolature di esperienze, spesso più buie che non, della mia anima o dell' intelletto, senza sentirmi neppure lontanamente patetica.
Al massimo,
umana,
troppo umana.




Venerdì, 28 gennaio 2011
Che cosa speravi, poi, creatura surreale che non sei altro...
Pensavi -in quella tua immensa presunzione- di plasmare un universo a te affine, conciliante, indolore, od almeno non solo troppo ostile e straniero, solo attingendo a quelle tue  miserabili energie d' umana che ritenevi nobili od almeno non abbiette e ti immaginavi condivisibili?
Pensavi fossero benefiche? Un po' assolute? Necessarie allo Spirito cosmico ed universale? E cos' è -se qualcosa è- lo Spirito? Pensavi che -se non tutti- molti avvertissero, come te, la solida struttura occulta di ciò che viene banalmente e generalmente assimilato all' aria, e non si tocca, non si gode, non si ottiene, non si permuta, non viene catturato da uno solo dei nostri sensi sensibili?

Non ti hanno condotta che a te stessa: sei rimasta intrappolata nel tuo stesso specchio.
Tu hai troppo sognato. Hai sognato come un bimbo. E' un privilegio a termine.
Ora lo sai, il velo è caduto, l' ultima roccaforte rimasta è il tuo stesso respiro, un po' affannato, spezzato dalle reminiscenze del frastuono della tua corsa inconsulta. Ti tocca vivere. Qui e ora.

Ed il vivere dev' essere questo: avvicendarsi dei movimenti del respiro nella sinfonia dei pensieri.
A te la determinazione a consentirli regolari ed armonici o tumultuosi e dissonanti.

Stasera, sulla via del ritorno, mentre i pneumatici divoravano la strada, t' ha incantato un maestoso, complesso, generoso, tramonto.
La Bellezza di ciò che vive e vivrà comunque, senza di te, ti disarma. Ti insinua il dubbio d' essere, forse, senza saperlo, già morta. E ti dimostra che potrebbe non essere  poi così difficile.
Il premio dell' umiltà del ruolo di comparsa è la saggezza. Lasciare che accada. Che accada la vita, che accada l' amore, che accada la morte. Che tutto sia.

domenica 20 febbraio 2011

Se la proprietà privata è bisogno primario dell' anima, quando diventò ingiusta?



Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907)

Nell' emozionante performance musicale di Giorgio Gaber "Qualcuno era comunista" egli comunica, con limpida intuizione poetica,  questa idealistica visione del mondo: "Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri. "
Questa per me è l' originaria, esaustiva,  essenza del comunismo.
Un' affermazione che pare perfino "sentimentale", interiore, spirituale (alla faccia di coloro che riducono l' idea di comunismo al freddo materialismo, il quale, semmai, attiene alla ricerca dei  mezzi che ne dovevano consentire il raggiungimento); un' idea bella.
Ma invece l' uguaglianza è cosa bella e giusta, sì, ma è anche l' insopprimibile elemento di una società che aspiri ad essere felice.
Sottolineo una società, vale a dire un consorzio, un insieme di individui che desiderino e sentano il bisogno di appartenenza e condivisione di Valori, Leggi, Memoria.
Chi non ha nulla, chi teme di perdere il poco che ha, e vede come se la spassano coloro che hanno tutto o perfino troppo, ha perduto il requisito dell' uguaglianza: è l' intera società che ne soffre e ne erediterà negative e certe conseguenze.
Eppure, in sé e per sé, la proprietà privata non è il demone, come ebbe anche ad osservare Simone Weil: si tratta di un bisogno essenziale tutto umano (e non solo, ora che ci penso: molti animali marcano il loro territorio...), che qualcosa, in  un successivo meccanismo economico, ha stravolto originando ingiustizia.
Inutile fingere che non sia così: è, piuttosto, matematico.

"Robinson, 'la spada in pugno', ha fatto di Venerdì il suo schiavo. Ma per riuscire a questo, Robinson ha bisogno di qualche altra cosa oltre la spada. Non è da tutti possedere uno schiavo. Per potersene servire bisogna avere a disposizione due cose: in primo luogo gli strumenti e gli oggetti per il lavoro dello schiavo e in secondo luogo i mezzi necessari per il suo mantenimento. Quindi, prima che la schiavitù diventi possibile bisogna che sia raggiunto un certo livello nella produzione e che sia comparso un certo grado di diseguaglianza nella distribuzione. E perché il lavoro degli schiavi divenga il modo di produzione dominante di tutta una società, occorre un incremento ancora maggiore della produzione, del commercio e dell' accumulazione della ricchezza...
In ogni caso, quindi, presuppone già il possesso di un certo patrimonio superiore alla media. Come è sorto questo patrimonio? E' certo chiaro in ogni caso che è possibile che esso sia frutto di rapina e che quindi poggi sulla violenza, ma ciò non è affatto necessario. Può essere stato ottenuto col lavoro, col furto, col commercio, con la frode.  Anzi, prima che possa essere rubato, in generale è necessario che esso sia stato ottenuto col lavoro.
In generale la proprietà privata non appare affatto nella storia come risultato della rapina e della violenza. Al contrario. Essa sussiste già, se anche limitatamente a certi oggetti, nella comunità primitiva naturale di tutti i popoli civili. Già entro questa comunità essa si sviluppa, dapprima nello scambio con stranieri, assumendo la forma di merce. Quanto più i prodotti della comunità assumono forma di merci, cioè quanto meno vengono prodotti da essa per l' uso personale del produttore e quanto più vengono prodotti per il fine dello scambio, quanto più lo scambio soppianta, anche all' interno della comunità, la primitiva divisione naturale del lavoro, tanto più disuguali divengono le fortune dei singoli membri della comunità, tanto più profondamente viene minato l' antico possesso comune del suolo, tanto più la comunità si spinge verso la sua dissoluzione e la sua trasformazione in un villaggio di contadini parcellari...
Dovunque si costituisce la proprietà privata, questo accade in conseguenza di mutati rapporti di produzione e di scambio, nell' interesse dell' aumento della produzione e dell' incremento del traffico: quindi per cause economiche. La violenza qui non ha assolutamente nessuna parte.
E' pur chiaro che l' istituto della proprietà privata deve già sussistere prima che il predone possa 'appropriarsi' dell' altrui bene; che quindi la violenza può certo modificare lo stato del possesso, ma non produrre la proprietà privata come tale... anche se escludiamo la possibilità di ogni rapina, di ogni atto di violenza, di ogni imbroglio, se ammettiamo che tutta la proprietà privata originariamente poggia sul lavoro proprio del possessore, e che in tutto il processo ulteriore vengano scambiati solo valori eguali con valori eguali, tuttavia, con lo sviluppo progressivo della produzione e dello scambio, arriviamo necessariamente all' attuale modo di produzione capitalistico, alla monopolizzazione dei mezzi di produzione e di sussistenza nelle mani di una sola classe poco numerosa, alla degradazione dell' altra classe, che costituisce l' enorme maggioranza, la classe di proletari pauperizzati, arriviamo al periodico alternarsi di produzione vertiginosa e di crisi commerciale e a tutta l' odierna anarchia della produzione. Tutto il processo viene spiegato da cause puramente economiche senza che neppure una sola volta ci sia stato bisogno della rapina, della violenza, dello Stato, o di qualsiasi interferenza politica."
(F. Engels, Antidühring, 1878)

martedì 18 gennaio 2011

Distopici per colpa.

"Quando un uomo vestito dallo Stato ne insegue un altro cencioso, lo fa allo scopo di farne un uomo vestito dallo Stato. La questione si riduce tutta al colore: essere vestito di turchino è meritorio, di rosso è spiacevole."  (Victor Ugo- I Miserabili)

M' è capitata sotto gli occhi, per caso, questa affermazione del venerabile vecchio e mi scappa un' associazione d' idee delle mie (talvolta stralunate, sì, ma valli a capire gli arzigogoli del mio cervello: sono stata estratta alla vita dal forcipe...).

Penso, infatti, leggendo qua e là: quanto recriminiamo, accidenti..., ma stiamo considerando tutto?

Ed ora, che il barracuda globale sta divorando alla classe media i diritti acquisiti, le precedenti solide sicurezze, i posti fissi, le case di proprietà, le vacanze estive, le settimane bianche, gli elettrodomestici all' avanguardia, l' abbigliamento ogni tanto griffato, i cellulari annuali, e non saprei quante centinaia di altre cose ancora, ci si sente miseri e negletti e tanto, tanto infelici.
E' comprensibile: non si rubano le caramelle ai bambini e non si chiede la restituzione di ciò che si è spontaneamente dato. E' chiaro che, essendo il bisogno di proprietà insito nella natura umana, la sua improvvisa negazione provochi risentimento e dolore.
Così impariamo per bene che cosa comporti aver permesso che la nostra società umana diventasse davvero distopica, come Orwell ed altri narratori di fantapolitica avevano profetizzato a loro tempo.
Il processo di globalizzazione s' è egregiamente sostituito al classico tiranno, ma il potere occulto (o meglio, subliminale), ha funzionato nello stesso modo.
Ora tocca alla caduta libera, fino all' apocalisse prossima ventura...

A me, però, non dispiace in modo indifferenziato per tutti: io mi dolgo, semmai, per coloro che, pur avendo sempre avuto perfettamente presente la situazione, fin dalle sue prime manifestazioni ed avendo in perfetta coerenza tra idee ed azioni agito in contrapposizione ad essa -rifiutando innanzitutto l' omologazione dei desideri e dei modelli da quella proposti- si ritrovano a pagare ugualmente un prezzo salato, subendo le conseguenze di un gioco cui non hanno mai voluto partecipare.
E' una questione di giustizia.
Perché, in realtà, nessun sistema avrebbe potuto costringere chicchessia a vivere in un determinato modo, a fare determinate scelte, a tendere a quel certo livello di vita, senza la sua connivenza e la consenzienza.

Si vive benissimo di pane e fichi, c' insegnano gli stoici. Il livello del nostro piacere dipende sempre dalla nostra scala di Valori personali.
E' qui che i più sono stati buggerati: delegando la scelta di Valori ad altri, in special modo a coloro (i potenti) che dell' etica umana non si appassionano affatto.
E loro li hanno conciati per le feste.












lunedì 13 dicembre 2010

L' odore (della malafede)

Avremmo  avuto bisogno delle 4000 sfaccettature degli occhi composti della mosca adulta, per evitare tutti gli eventuali errori della nostra vita.
Sono ormai certa che senza tutte quelle frazioni di prospettiva visiva non si possa assolutamente affermare di vedere davvero e completamente né le persone con le quali  si intrattiene un  rapporto -generico od anche personale ed intimo-, né, tantomeno, interpretare un fenomeno.

Di conseguenza, la maggioranza degli umani è praticamente insuperabile nell' arte del camaleontismo, dell' adattamento, del revisionismo, che potrebbe essere buono, cattivo, o semplicemente necessario alla sopravvivenza.
Ciò ci rende assolutamente inaffidabili, anche nel senso che non sempre la malafede è menzogna, ma, molto spesso, è fede, soprattutto quando l' adesione del nostro essere ad un determinato oggetto presuppone una forma di credenza -laddove per credenza si intenda la nostra intuizione dello stesso, da esercitarsi in mancanza di una evidenza certa, come potrebbe darsi nel caso di un sentimento od altra cosa non tangibile-.

"La decisione di essere in malafede non osa dichiararsi, si crede e non si crede in malafede, si crede e non si crede in buonafede. Ed è essa che, dal momento della nascita della malafede decide di tutta la condotta ulteriore e, per così dire, della Weltanschauung della malafede. Perché la malafede non conserva le norme e i criteri di verità, che sono accettaqti dal pensiero critico in buonafede. Infatti essa decide anzitutto della natura della verità. Con la malafede appare una verità, un metodo di pensare, un tipo di essere degli oggetti; e questo mondo di malafede, da cui il soggetto si trova circondato, ha per caratteristica ontologica che l' essere in esso è ciò che non è e non è ciò che è. Conseguentemente appare un tipo di evidenza singolare, l' evidenza 'non persuasiva'.
...
Così la malafede fin dal suo piano originario, dal suo sorgere, decide dell' esatta natura delle sue esigenze, si delinea intera nella risoluzione che prende di 'non chiedere troppo', di considerarsi soddisfatta quando sarà poco persuasa, di forzare con decisione la propria adesione alla verità incerta.
...
Ci si mette in malafede come quando ci si addormenta, e si è in malafede come si sogna."
(Jean Paul Sartre - L' Essere e il Nulla)

Questa sorte potrebbe estendersi all' intera nostra esistenza e potrebbe essere molto difficile uscire dal sogno.
Potremmo, un giorno, svegliarci dopo una notte di intenso lavorìo onirico subcosciente, ed intuirci diversi.

Com' è successo a Mister G.




venerdì 19 novembre 2010

LA COMEDIE: Destra e Sinistra

Trovo in You Tube (perché non seguo la televisione) la soluzione del quesito posto dal rimpianto Giorgio Gaber in un recente passato ( che era già in odor di caduta libera nell'attuale nulla, o baratro che dir si voglia...)

"Cos' è la destra? Cos' è la sinistra?"


Finalmente ora i due maggiori esponenti delle due fazioni (una delle quali appena risorta a nuova smagliante forma attraverso un machiavellico intervento di lifting ideologico-demagogico-populista) l' hanno spiegato in tivù a dieci milioni di italiani, ospiti di Fabio Fazio e Roberto Saviano nel loro "Vieni via con me".

Giacché le nostre idee s'erano, come dire, intorbidite nel fango esondato da Palazzo  durante l' ultimo penoso periodo della politica, loro hanno ben pensato di rinfrescarci la memoria (per amor del vero, naturalmente) e nobilmente riassumerci la lista dei

Valori che contraddistinguono Destra e Sinistra

(Tranquilli, che non succede niente: s' è solo aperta ufficiosamente la campagna elettorale che riporterà alla vittoria i Berluscones...)

Ne è risultata una recita un po' deprimente, di una demagogia sconcertante, vagamente melodrammatica e stucchevole, e perciò (siccome suole dare a Cesare ciò che è di Cesare) tutta nostra, interamente DOC, perfettamente

ITALIANA
perché è così che s' ha da trattare la sedicente intelligenza degli Italiani: a suon di sentimentalismi, sviolinate e mandolini, spaghetti, mafia e pizza, tarallucci e vino, feste danzanti sulle macerie e, sempre, la prosopopea del Potere...




***

Commedia in infiniti eterni atti

DRAMATIS PERSONAE:
(Fabio Fazio, conduttore, baccelliere, fido amico di tutti)
(Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico)
(Gianfranco Fini, segretario di Futuro e Libertà)
(Uno spiritello)
SCENA: un palcoscenico televisivo di Stato; nessuno deve interloquire: si legge e si ascolta.

Fabio Fazio introduce il primo ospite. Attacca una musica dolce e malinconica, ma solenne, le luci si abbassano. Entra Bersani, camminando lentamente. Ha un viso terso e buono, da galantuomo...

- Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, parla della Sinistra ( legge con accento emiliano e atteggiamento compunto e serio): "La Sinistra è l' idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti. Abbiamo la più bella Costituzione del mondo, la si difende ogni giorno ed il 25 aprile si fa festa."

- Spiritello (bisbiglia tra sé e sé): "Giusto. Egli dice il vero: pensare agli oppressi è la cosa più di Sinistra che ci sia."


- Gianfranco Fini, segretario di Futuro e Libertà, racconta la Destra (sicuro, guarda più spesso la telecamera del foglio, a differenza di Bersani): "Per la Destra è bello, nonostante tutto, essere italiani. E' un piccolo privilegio, perché la nostra Patria, a Palermo come a Milano, ha un patrimonio culturale e paesaggistico che il mondo ci invidia. Anche per questo, essere di Destra, vuol dire innanzitutto amare l' Italia e aver fiducia negli italiani, nella loro capacità di sacrificarsi, di lavorare onestamente, di pensare senza egoismi al futuro dei propri figli, di essere solidali e generosi. Perché, per la Destra, sono generosi i nostri militari che in Afghanistan ci difendono dal terrorismo, come lo sono le centinaia di migliaia di donne e di uomini che ogni giorno e gratis fanno volontariato per aiutare gli anziani, gli ammalati, i più deboli."

- Spiritello (perplesso, ripassa tra sé e sé, ciò che ha appena udito, per non incorrere in errori interpretativi): "...dunque: la Destra dice di essere orgogliosa d' appartenere all' Italia anche perché l' Italia è bella e culla della cultura ... , ma allora perché i tagli alla spesa relativa durante il governo di cui egli stesso  con la sua Destra ha partecipato? Prosegue, straniante, straniantissimo, a ringraziare i nostri militari in Afghanistan...: ma che c' entra?  E poi il volontariato...Che è sto minestrone? Boh. Pare una pesca di voti..., anzi, macché pesca: è una raccolta indifferenziata...Mah...E poi, che é? Forse che il Bel Paese non l' ama anche la Sinistra? Forse che il Terrorismo non fa orrore anche alla Sinistra? E il volontariato è di Destra? Insomma: ce lo dirà un Valore distintivo di Destra? ..."

- Bersani: "Nessuno può star bene da solo, stai bene se anche gli altri stanno un po' bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco, l' economia non gira, perché l' ingiustizia fa male all' economia.
Ci vuole un mercato che funzioni, senza monopoli, corporazioni, posizioni di dominio, ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l' istruzione, la sicurezza. Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l' ha. Il lavoro è la dignità di una persona, sempre, e soprattutto quando hai trent' anni hai paura di passare la vita in panchina, ma chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto. E allora, un' ora di lavoro precario non può costare meno di un' ora di lavoro stabile. Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche di chi è più povero di lui. Se cento euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei cento euro di uno speculatore, vuol dire che il mondo è capovolto. Davanti a un problema serio di salute, non ci può essere né povero né ricco, né calabrese, né lombardo, né marocchino. Si fa con quel che si ha, ma si fa per tutti. L' insegnante che insegue un ragazzo pr tenerlo a scuola è l' eroe dei nostri tempi. Indebolire la scuola pubblica vuol dire rubare il futuro ai più deboli. La condizione della donna è la misura della civiltà di un Paese, calpestarne la dignità è l' umiliazione di un Paese. Dobbiamo lasciare il Pianeta meglio di come l' abbiamo trovato, perché non abbiamo diritto di distruggere quello che non è nostro. E l' energia va risparmiata e rinnovata, sgombrando la testa da fanta-piani nucleari. Il bambino, figlio di immigrati, che è nato oggi, non è né immigrato né italiano, dobbiamo dirgli chi è. Lui è un italiano."


- Spiritello (risvegliandosi da uno stato semi-catalettico): "E che bisogno c'è d' un ponte più lungo di quanto non sia larga la corrente? Conceder quel ch' è necessario è il miglior favore che si possa fare. Tutto quel che potrà servire è bene che si faccia (...) Suvvia, andiamo a metter subito in pratica questo progetto." [Shakespeare- Molto strepito per nulla]
"Che bello, quel chiosare gentile dopo l' affermazione filosofica 'Nessuno può star bene da solo'. Riscalda il cuore, letta così, in tivù, nel corso di un varietà di prima serata, in cui ogni cosa passa e va, tra una lacrima ed una grassa risata..."

- Fini: "E, per la Destra, , sono solidali, e meritevoli di apprezzamento, le tante nostre imprese e le tante famiglie che danno lavoro agli immigrati onesti, i cui figli, domani, saranno anch' essi cittadini italiani. Ma oggi, nel 2010, per crescere insieme, per essere davvero unito, per sentirsi comunità nazionale il nostro popolo non può confidare solo sulla sua generosità.  Ha bisogno di istituzioni politiche autorevoli, rispettate, giuste.
Per questo Destra vuol dire senso dello Stato, etica pubblica, cultura dei doveri. Per la Destra lo Stato deve essere efficiente ma non invadente, spendere bene il denaro pubblico senza alimentare burocrazia e clientele. Per la Destra, è lo Stato che deve garantire che la Legge è davvero uguale per tutti, che deve combattere gli abusi ed il malcostume, che deve valorizzare l' esempio degli Italiani migliori. Per questo, ad esempio, per la Destra, si dovrebbe insegnare, fin dalla scuola, ai più giovani, che due magistrati come Falcone e Borsellino, sono davvero degli eroi, perché sarà grazie al sacrificio loro e di tanti altri umili servitori dello Stato che un giorno la nostra Italia sarà più pulita, più bella, più libera.  Perché sarà un' Italia più responsabile, più attenta al bene comune, più consapevole della necessità di garantire che chi sbaglia paga e chi fa il proprio dovere viene premiato."

- Spiritello (mezzo stordito dall' onda d' urto delle parole): "Ehhh, che roba! Gli uomini migliori ha detto! Grazie al Cielo ne ha citato due, giusto per chiarire l' interpretazione senza possibilità di fraintendimento... No, dico,,, perché questo è l' elenco dei valori della Destra, no? Non sia mai che qualche maligno vada a rispolverare chissà quali altri esempi mummificati, di stampo -come dire- 'nostalgico'. Ci mancherebbe... : questa è la nuova Destra; anzi la nuova nuova-Destra... sempre più simile alla Sinistra; no, anzi, alla nuova nuova-Sinistra..."

- Bersani (più emilianamente accalorato e commosso, ora che il discorso volge al termine): "Se devo morire attaccato per mesi a mille tubi, non può deciderlo il Parlamento, perché un uomo resta un uomo, con la sua dignità, anche nel momento della sofferenza e del distacco. C' è un modo di difendere la fede di ciascuno, per garantire le convinzioni di ciascuno, per riconoscere la condizione di ciascuno: questo modo irrinunciabile si chiama laicità."

(Spiritello ha un sobbalzo, stupito di simile inattesa ed insperata chiarezza)

 - Bersani: "Per guidare l' automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato. Per governare, che è un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene, che è un fatto privato. Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista, deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, e deve combattere contro la pena di morte, la tortura, ogni altra sopraffazione, fisica o morale, e ogni illegalità. Essere progressisti significa combattere l' aggressività che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole, dell' uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha e prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce. Qui finisce il mio tempo ma non certo il mio elenco. Grazie."

(Ovazione del pubblico astante)

- Fini (pieno di pathos, anch' egli): "La Destra sa che senza la autorevolezza e il buon esempio delle Istituzioni, senza la autorità della Legge, senza una democrazia trasparente ed equilibrata nei suoi poteri non c' è libertà ma solo anarchia, prevalenza dell' arroganza e della furbizia a tutto discapito della uguaglianza dei cittadini. Per la Destra l' uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al Nord come al Sud. Per gli uomini come per le donne. Per i figli dei datori di lavoro come per i figli degli impiegati e degli operai."

(Spiritello ricorda di aver letto analoga riflessione nell' Enracinement di Simone Weil e non crede alle proprie orecchie)

- Fini: "Da questa vera uguaglianza, l' uguaglianza delle opportunità, la Destra vuole costruire una società in cui il merito e le capacità siano i criteri per selezionare la classe dirigente. La Destra vuole l' Italia un Paese in cui chi lavora di più e meglio guadagna di più, in cui chi studia va avanti, in cui chi merita ottiene i maggiori riconoscimenti. Insomma, la Destra vuole un' Italia che ha fiducia nel futuro perché ha fiducia in sé stessa. Non la dobbiamo costruire questa Italia migliore: c' è già."

(Spiritello si sente frastornato: se c'è già siamo a cavallo. Non sa perché, ma gli sovviene l' adagio "Bisogna cambiare affinché nulla cambi")


- Fini: "Dobbiamo solo far sentire la sua voce. Anche questo è il compito della Destra."

(Ovazione del pubblico astante -che, intanto, si guarda intorno e cerca l' Italia che già c' è...-)

- Spiritello (sfinito dalla prova di resistenza all' ascolto): "Preferirei essere una rosa canina su una siepe, anziché una rosa di maggio nelle sue grazie, e meglio si addice alla mia complessione sanguigna di destare lo sdegno di tutti che non di fatturare un contegno che serva ad estorcere l' amore di qualcuno. In tutto questo, seppure non mi si possa chiamare un adulatore onesto, pure non si può negare che sono un chiaro furfante alla luce del sole. Ci si fida di me a patto ch' io porti la museruola e mi si concede la franchigia solo se abbia già le pastoie. E quindi io ho deciso di non cantare in gabbia. Se io abbia l' uso della bocca, morderò. E se io abbia l' uso della libertà, farò quel che più mi talenta. E intanto mi sia permesso d' essere quel che sono, e non si cerchi di trasformarmi." [Shakespeare - Molto strepito per nulla]



***