venerdì 13 febbraio 2026

Piccola anima smarrita e soave -13- pianto antico

E'giunto il momento del "post annuale", una sorta di ricorrenza tutta personale atta a verificare, in fondo, la situazione dei miei stessi circuiti neuronali.

Com'è evidente non ho più voglia di scrivere né, d'altro canto, di parlare, da molto, molto tempo ormai, ma questo non significa aborrire il linguaggio e sta semmai ad indicare esattamente il contrario: l'istinto di proteggerlo come l'ultimo dei bastioni di difesa tra tanto urticante berciare, imitare, strumentalizzare, ad opera di tutti noi. 

E' al contempo necessario ed inutile farne di tanto in tanto ancora esperienza, ma, tant'è, nella mia ostinata collezione di fallimenti (ché è esattamente il passaggio da un fallimento all'altro il sunto sbrigativo di questa mia vita), la reiterazione di questo non è così scandalosa. 

E' l'interlocutore che latita mentre intorno tutte le altre voci sono informi ma invadenti, scontate e volgari, appiattite su questa o quella posizione (posizione che purtroppo non è mai appieno la mia) e tuttavia comunque strutturalmente affini o coinvolte nello squallore del discorso generale.
E la mia, invece, ormai si strozza in gola, perché i giochi son fatti, resta ininfluente e poco interessante ma, soprattutto, è un idioma impopolare e forse incomprensibile che pare emesso dalla pancia o dalla carne viva sanguinante. Sgomenta.  Chi può o vuole contrastare i nuovi Napoleoni ed i Cesari che hanno saputo rendere accettabile se non adorabile all'intera umanità  la loro folle bulimia di potere ed i loro crimini?
Ognuno dei loro simpatizzanti, ognuno degli indifferenti che li tollerano o credono ingenuamente di non essere investiti dalla loro nefasta influenza, di fatto ne legittimano una filosofia che sta penetrando velenosa nel dna della specie.
Non conto più le persone "perbene", nella mia quotidianità, a cui sfuggono serene affermazioni inconfutabilmente razziste e perfino il prete - mi dice chi lo frequenta-, ha affermato di voler aiutare con il banco alimentare "prima i poveri di casa nostra". Ma cazzo, un povero è un povero e basta, bastardo ipocrita che altro non sei.
 
Non conosco nessuno che si interroghi sulle origini e cause del declino della compassione e del riconoscimento dell'umanità dell'altro. 
Mi mancano dolorosamente l'amicizia ed il calore di un simile.
Devo accettare l'idea che le persone tradiscono. Sé stesse e gli altri. Sono abbastanza vecchia per decidere di sancirlo ed eliminare l'accredito di tutte le attenuanti, pavide, che usiamo di solito per evitare di sentirci sconfitti ed irrilevanti.
Ti ripenso, Walter: nonostante non ci conoscessimo che per contenuti scritti mi hai offerto vicinanza ideale ed immeritata stima. Te ne sei andato davvero troppo presto, è talmente ingiusto.
Ricordo anche te, mio caro, alla fne coraggioso, Giorgio, che come nel bambino di Handke, alla fine ripensavi alla strofa  "[...] non riusciva a immaginarsi il nulla,/e oggi trema alla sua idea. [...]"
Poi tu, Fabio, pensatore oltremodo difforme da me, ma comunque pieno d'affetto. Dicevi di trovare bello ed interessante ogni momento purché vissuto, in partecipazione. Chissà se quando è arrivata hai provato anche tu il sollievo dolce di constatare la fine della morte, come Ivan Il'ic.
Per i vivi e tuttavia scomparsi opto ormai per l'indifferenza, ché scomparire è tipico dei deboli o degli imbroglioni. 


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