lunedì 1 novembre 2010

Etica, quest' eterna fuggiasca ( le donne e la prostituzione di Stato)



Fernando Botero- Casa di Marta Pintuco (2001)
Ci risiamo: la lista continua. Mancava solo la ladra minorenne.
Duro fatica a mantenermi controllata, lo confesso, e chiedo scusa per un simile escursus personale, così poco interessante. Davvero, però, non se ne può più. Provo vergogna d' essere italiana, e vivo questo sentimento come un' ingiustizia intollerabile: essere sottoposti al pubblico ludibrio presso il resto del mondo a causa delle imperdonabili gaffe e delle scellerate e pericolose cadute di eticità del Presidente del Consiglio non ci era ancora capitato, nella nostra recente storia.
Quello che stanno sopportando i cittadini  dalla politica del loro Paese ha assunto ormai connotazioni grottesche.
Ciò che sta accadendo al costume, al comune sentire, all' identità nazionale è gravissimo. Metabolizzarlo sarebbe imperdonabile e criminale nei confronti delle future generazioni, eppure gli Italiani hanno dimostrato storicamente d'avere uno stomaco di ferro, di saper digerire qualsiasi cosa.

Ma, attenzione, ATTENZIONE, è colpa nostra.
Noi siamo la società, noi.  E' questo l' elemento sconvolgente, non tanto il comportamento patetico di un vecchio "signorotto brianzolo" terrorizzato dall' andropausa.
In un' intervista trasmessa da La7, domenica 31 ottobre, la sciacciante maggioranza dei fedeli all' uscita dalla messa ha dichiarato di non considerare gravi, o di non credere vere, o di ritenerle frutto di una cospirazione, le ultime vicende con l' extra-comunitaria marocchina che hanno coinvolto il premier. Un signore dall' aria abbiente e rubiconda, ha risposto, con una grassa e sonora risata, all' intervistatore che gli chiedeva se non si sentisse a disagio, come cattolico, nell' udire l' ennesima storia lubrica coinvolgente Berlusconi : "... ma sta scherzando? Noi abbiamo la confessione!". Raramente ho udito un' interpretazione della fede più disinvolta e pesantemente volgare di questa.

Dante non poteva immaginare che il suo "Ahi, serva Italia di dolore ostello, ... , non donne di provincie, ma bordello!" sarebbe stato in un giorno a venire  preso alla lettera.

Con grande convinzione voglio sottolinearlo: noi italiani meritiamo molto del sottile disprezzo che andiamo raccogliendo tra gli altri paesi civili d' Europa: le nostre contraddizioni interne, d' altronde, risultano inspiegabili finanche a noi stessi.

A me importa poco d' attaccare il vertice di questa singolare cloaca piramidale rappresentata dalla nostra classe politica: ci pensano già, da tre lustri -senza aver fatto altro-, la sedicente opposizione (..."Uè, ragazzi, ma vi rendete conto? ... ma stiamo scherzando? ..." . Ci rendiamo conto sì, ahinoi..., altroché se ci rendiamo conto...) e la stampa simpatizzante di sinistra.
Sul fenomeno del berlusconismo, le ragioni della sua nascita ed attecchimento nello strato sociale, la seduzione di una narrazione mendace ma molto scaltra, e tutto ciò che ne è seguito, non serve aggiungere altro: chi ne ha consapevolezza precisa non abbisogna di ulteriori prove e chi non ha ancora "capito" è, semplicemene, in palese malafede o pesante contraddizione. La consapevolezza, il senso di responsabilità, sono beni che non si possono trasmettere: risiedono nelle singole coscienze dei cittadini e, come l' anima, non possono essere insufflati: ci sono, oppure non ci saranno mai.

Sopra ogni cosa, dalla più alta delle prospettive, ciò che si può contemplare è un Paese a-tipico rispetto ai range di democrazia europea, estesamente ignorante nella più larga accezione del termine possibile, e pesantemente deprivato di qualsiasi etica civile e sociale.

Ma, ripeto, io non voglio affatto sottolineare ciò che è lapalissiano.

Io voglio parlare alle donne e delle donne. Le donne della politica e quelle che si infilano nei letti dei politici.
Le donne del capo. Imperdonabili. Insopportabili. Meretrici. Ingorde ed accecate di vanità.
Come possa un essere umano di genere femminile scegliere scientemente di rendere il proprio corpo merce mi è sempre risultato impossibile da giustificare e comprendere: io avrei piuttosto preferito la morte.
Speravo, ingenuamente,  qualcosa di più. Dalle donne avrei preteso di più. Che sciocca. Ci avevo creduto, fin da adolescente, sfilando in piazza, nei cortei multicolore e gioiosi. Radiosi. I cortei da cui si sollevavano voci sottili e cristalline, incredibilmente appassionate. Quale orgoglio! Quale forza! Ennesima utopia.

Noi, allora, abbiamo contribuito a conquistare il riconoscimento di fondamentali e sacrosanti diritti.
Ora, queste squinzie, si godono i diritti  da noi ed anche per esse acquisiti ed intanto contribuiscono ad affossare la dignità femminile.
Io le invito alla vergogna, e subito dopo allo studio intenso, che sani la loro colpevole ed abissale ignoranza, ed il loro smisurato e miserabile egoismo.


Fernabdo Botero - Donna che legge (2002)




domenica 31 ottobre 2010

Una magia più forte della morte

Chagall
Annabel Lee

Or son molti e molti anni
che in un regno in riva al mare
viveva una fanciulla che col nome
chiamerete di Annabel Lee:
e viveva questa fanciulla con non altro pensiero
che d'amarmi e d'essere amata da me.

Io ero un bimbo e lei una bimba,
in questo regno in riva al mare;
ma ci amavamo d'un amore ch'era più che amore,
io e la mia Annabel Lee,
d'un amore che gli alati serafini in cielo
invidiavano a lei ed a me.

E fu per questo che – oh, molto tempo fa –
in questo regno in riva al mare
un vento soffiò da una nube, raggelando
la mia bella Annabel Lee;
così che vennero i suoi nobili parenti
e la portarono da me lontano
per rinchiuderla in un sepolcro
in questo regno in riva al mare.

Gli angeli, non così felici in cielo come noi,
a lei e a me portarono invidia,
oh sì! E fu per questo (e tutti ben lo sanno
in questo regno in riva al mare)
che quel vento irruppe una notte dalla nube
raggelando e uccidendo la mia bella Annabel Lee.

Ma molto era più forte il nostro amore
che l'amor d'altri di noi più grandi,
che l'amor d'altri di noi più savi,
e né gli angeli lassù nel cielo
né i demoni dentro il profondo mare
mai potran separare la mia anima dall'anima
della bella Annabel Lee:

giacché mai raggia la luna che non mi porti sogni
della bella Annabel Lee;
e mai stella si leva ch'io non senta i fulgenti occhi
della bella Annabel Lee:
e così, nelle notti, al fianco io giaccio
del mio amore – mio amore – mia vita e mia sposa,

nel suo sepolcro lì in riva al mare,
nella sua tomba in riva al risonante mare.

Edgar Allan Poe

sabato 30 ottobre 2010

A braccetto con Nietzsche, passeggiando e chiacchierando, con un breviario delle idee nelle tasche.[ La svolta della filosofia moderna] -2-

Sirio: - Ben ritrovato, amico mio, sotto la solita vecchia quercia a guardia del bivio del cammino. Se non suonasse come pura eresia ti direi somigliante al vecchio Immanuel: preciso come gli orologi di Konigsberg (od erano gli orologi di Konigsberg ad essere precisi come lui?) Quante volte ci siamo ripetuti che ciò che conta è l' attimo ... anche se il vero attimo contiene e sintetizza tutta l' eternità.. Ma l' istante non basta mai: siamo vittime del desiderio di un' "altrove" e di un' "altra volta", perennemente assetati ed affamati..., forse siamo soltanto predestinati a non trovare mai forma davvero a noi completamente confacente, e la pace interiore sarà raggiungibile con la non-vita ... Ma che pace è quella di cui non ti puoi deliziare? Brutto affare essere uomini e donne: non c' è verso di disgiungere questo bellissimo ed ingombrante corpo dallo spirito sublime, ma l' uno cozza e litiga incessantemente con l' altro, con intento prevaricatorio, ed in noi pare di ospitare in cuore la battaglia dei Titani...

Friedrich: - Salute a te, Sirio! Arrovellarti non ti condurrà a nient' altro che a sondare uno spaventoso vuoto di risposte. Ferma quelle tue assurde contorsioni! Sei decadente. Se non ti conoscessi a fondo potrei pensare che la tua sia un' oziosa mente borghese sfaccendata, ma ti so sincera e di modesto ceto... 
Osserva il silenzio in te ed ascolta il fragore della Vita.
Dionisio la fa da padrone e non conosce né il Bene né il Male. La pertinace ricerca di conoscenza ti ripagherà appena con la consapevolezza di un' inguaribile ignoranza.

Nel precedente nostro incontro hai affermato di credere almeno in un valore certo e di non nutrire dubbi sulla sua bontà. Hai detto di sapere che solo l' Amicizia contiene in sé il seme capace di germogliare senza avizzire anzitempo e di rendere lieto il vivere.

Sirio: - Sì che ci credo.
Ci credo, ma ancora non la conosco.
La sogno, ma non l' ho mai ottenuta. Giacché, per sua natura, escude qualsiasi istinto egoistico, pare disumana.
Siamo immersi nella morale - nostro malgrado, forse, ma ci abbisogna-, e perciò, secondo la concezione oggi usuale della moralità, il rapporto amichevole è il più morale che esista. Ho avuto degli estemporanei amici, o così andavo illudendomi.
Poi, qualcosa ci ha resi estranei: questo mi ha dato dolore, pur nella consapevolezza che non avremmo potuto evitarlo...
Vivere è non afferrare mai nulla davvero; vivere è fluire e lasciar andare ciò che speravi di poter trattenere ...

Friedrich: - Gli amici sono due navi, ognuna con meta e rotta diversa. Talvolta si incrociano e possono celebrare, con una gran festa, l' avvenimento. I due vascelli gettano l' ancora allo stesso porto, talvolta illudendosi d' esser giunti all' approdo. Stanno sotto lo stesso sole, per qualche tempo di felice reciproca consolazione. Poi, s' alza ancora il vento. Il vento dell' incombenza superiore dell' esistenza, invincibile e sovrano, che tutto porta ...
Si riparte per diversi mari e sotto diversi soli.
Forse, al successivo incontro si sarà talmente cambiati da non potersi neppure riconoscere; forse ci si sfiorerà senza avvedersi d' avere un tempo provato insieme felicità. Proprio per questo il nostro pensiero deve innalzarsi ed il ricordo dell' amicizia provata diventare sacro ...

Sirio: Era amicizia: non poteva essere posseduta.
E' un gran dolore.
Possedere è però tipico di quell' affezione che chiamano "amore", e che costituisce il maggior divertimento umano. L' amore per il prossimo, di cui abbiamo già detto, è sempre aspirazione a nuove proprietà.
Ed anche quello per il sapere.
Nonché quello per la verità.
Ma ciò che è vecchio ci annoia presto, ci infastidisce: tendiamo ancora le mani, non siamo mai sazi.
Le peggiori menzogne sono state ripetute come verità a proposito dell' altruistico amore.

E l' amore tra i sessi è il più estemporaneo di tutti. L' amante vuole incondizionato possesso, un potere assoluto su anima e corpo, vuole prendere stanza nel cuore dell' altro e signoreggiarvi come il più alto e desiderabile dei beni. Così facendo, desidera estromettere il mondo intero da lui, escluderlo totalmente, per esercitare indisturbato il potere della conquista.

Friedrich: - Che questo amore, divinizzato ed esaltato nei secoli ed in tutti i tempi, sia stato contrapposto all' egoismo, è pur buffo. Esso è forse l' espressione più spregiudicata dell' egoismo stesso.

Sirio: - Amico caro, non so dire, con esattezza, se noi si abbia ben ragionato. Provo una singolare sensazione, che non può decidersi se chiamarsi dolore o fredda sospensione di emozioni : la notte a venire sarà per la meditazione...
La strada giunge al termine: riecco il bivio...

Ti porgo il mio saluto e con me porto la tua amicizia. Alla prossima volta, e che giunga presto.

Friedrich: - Salute a te, stella troppo vicina alla Terra. Quel che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male. Ricordalo.

giovedì 28 ottobre 2010

Il Velo di Maja Moderna.

No che non mi sdilinquisco. Nè provo a compiacere. Non vezzeggio. Se giudico, lo faccio mentalmente, nelle mie stanze chiuse: indefettibile mio diritto perché ciascuno è sovrano di sé stesso, e soltanto in sé stesso potrà esercitare la libertà assoluta.
Non scrivo per un fine: non è importante il pubblico, ma la ricerca degli aspetti della verità.  E' un puro intrattenimento - o mezzo, o tentativo- intellettuale, tasteggiato  nelle pause della grande corsa.
In generale mi piace poco del mondo. Non è colpa mia se mi delude, se ferisce questa mia (certo eccessiva) sensibilità. Non è colpa mia se è, per la piccola parte che mi è dato sperimentare, disgustoso e nefando.
In assoluto, amo la Vita.  L' amo lo stesso, per qualche suo dettaglio straordinariamente bello, in cui vale la pena di perdersi e dimenticare.  E non c' è alcuna contraddizione. Sono orgogliosa, se non altro, del mio coraggio. Orrore e noia talvolta hanno potuto uccidere: è stoico resistere.

Comunque sia, Internet è -innegabilmente-, fenomeno rilevante, strumento dei nuovi  infelici tecnocrati  che ormai siam tutti, e descrive l' Uomo e le sue velleità -legittime, ridicole, sane o morbose, alte e basse- con grande precisione: basta saper leggere ed intuire.

***

Chi è felice, infatti, tace. Tace e sa, perché ha compreso anche le trappole della comunicazione, ed i suoi raggiri.
La felicità si nutre da sé, non arranca alla ricerca di segni, di appigli, di gratificazione, di plauso e gloria, non blatera, non bofonchia, non prova risentimento, non ama e non odia nessuno: la felicità si basta, non conosce il desiderio e pertanto è, necessariamente, disumana.

Sileno e Dioniso
D' altro canto è sempre bene ricordare il demone dionisiaco Sileno (per il quale nutro questo sentimento, alquanto strano, di tenerezza e gratitudine) e ciò che -pur recalcitrante-, rivela al mortale Mida desideroso di conoscere dal dio quale sia il maggiore bene per l' Uomo:

"'Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto. » [Nietzsche-La nascita della tragedia]

E' crudele il vero... epperò siam qui, ad azzardare ipotesi sensate d' esistenza e sperare che quell' avvinazzato d' un demone abbia spudoratamente mentito.
Come siamo fragili..., siamo eterni fanciulli, per sempre affetti da una grave forma di dislessia del passato e della Storia, che non riusciremo mai ad imparare.

C'è quest' arma arrugginita e spuntata, nelle nostre maldestre mani, che si dice amore e difende ed offende ed inganna. Nella dimensione parallela del sogno ci salva.

***

Presi nel vortice dei meccanismi più subdoli del linguaggio la nostra natura subisce una trasfigurazione portentosa e pericolosa e  l' osservazione che l' "uomo è lupo per gli altri uomini" assume sinistra consistenza proprio nel luoghi di discussione più immateriali ed  eterei possibili, come qui, nel Web, dove la libertà potenziale è più ampia. Giusto ieri ho letto un commento esplicitamente minatorio rivolto ad un amico e postato direttamente a "casa sua", nel suo blog. La  riprova dell' esistenza del carattere fortemente aggressivo della natura umana non smette mai di sconvolgermi, ma è reale realtà che si specchia nel virtuale.

In più,  ecco smascherato anche il nuovo snobismo di coloro che un tempo avevano in dispregio l' egoismo sdrucciolo borghese:  le nuove élite intellettualistiche rivelano un certo desiderio massonico di appartenenza (e conseguente esclusione del diverso e del paria) con  amici che parlano di amici con altri amici dei loro "elettivi" interessi.

Ogni tanto cado nella nostalgia degli intenti più nobili del Rinascimento, ma la Storia non si ferma.

Ecco che Internet è, allora, il Velo di Maja dell' età moderna, ed è un bene che il velo cada, per chi sa guardare: la Verità è sempre nuda.














martedì 26 ottobre 2010

A braccetto con Nietzsche, passeggiando e chiacchierando, con un breviario delle idee nelle tasche.[ La svolta della filosofia moderna] -1-


Io, Sirio

Sirio : - Mi piace passeggiare e lo faccio spesso. Ciò che è abituale lo si esegue più facilmente e volentieri, non è vero, Friedrich? Certo avverto quest' umido clima, che mi risveglia un' infinità di dolorini osteo-articolari, e   tuttavia è ormai mio costume la passeggiata nel parco, che poi, a quanto si dice, è pure azione utile e giovevole..."

Friedrich: - Mia cara amica, tu non sai, giacché non lo sperimenti, se un' altra attività ti arrecherebbe maggior piacere. Questo passeggiare, anche con tempo minaccioso ed uggioso, ti appare gradevole e mite perché lo replichi da sempre. La scoperta di una nuova attività in sostituzione a questa potrebbe farti desistere da simile consuetudine. Ricorda che ogni legge e morale mira ad instillare abitudine, cioè a farti smettere di cercare il motivo per cui tu compi molte azioni. Potrebbe, alla lunga, essere dannoso alla ragione. Obbedire all' abitudine risponde ad un' esigenza di comodità e risponde ad un impulso immediato, che cela paura per l' insolito, che avverti come pregiudizievole per te stessa. Bisogna invece sviluppare istinti più forti.

Sirio : - Potresti dire il vero: non siamo mai abbastanza desti. Guarda quel gregge di pecore, ciascuna convinta d' essere la nera - la solita forma di vanità, e la vanità, si sa, è sciocca- : non ce ne sarà una che, trasportata dal gruppo, s' avveda per tempo d' essere sull' orlo del dirupo, dal quale precipiterà puntualmente nel vuoto, sfracellandosi. Era abituata a seguire il movimento delle altre, senza troppi interrogativi né fastidiosi dubbi.

Friedrich: - Desiderava star loro vicino, e si riteneva altruista. Nella morale comune altruismo è amore per il nostro prossimo. Ma siamo certi d' esserne capaci? Dovremmo sondarci a fondo, prima di rispondere...

Sirio : - L' amore di madre che dà ogni cosa al figlio, sonno, il miglior cibo, la salute, gli averi; il soldato che desidera cadere sul campo di battaglia pur di vedere la Patria vittoriosa: non sono questi stati puramente altruistici?


E.Munch-Nietzche
Friedrich: - Non quando si ama qualcosa di sé, che potrebbe essere un' aspirazione, un pensiero, una creatura. In questo caso si tratta soltanto di una scissione: si scinde il proprio essere e se ne sacrifica una delle due parti per l' altra. Ogni qualvolta si agisce obbedendo ad una propria inclinazione (egoistica, appunto) non si è affatto altruisti. Forse la morale dell' altruismo è impossibile, perché l' uomo tende ad amare veramente soltanto ciò che conosce, cioè sé stesso. Attenzione alle verità assolute: sono strumento di livellamento, distruggono e corrodono le forme caratteristiche...

Sirio : - Friedrich, avverto grande disagio nell' udire le tue obiezioni ... E' possibile che non esista un concetto, un valore, un' Idea certi e sempre giusti?

Friedrich: - Forti, amica mia. Si deve essere forti , osare anche lo smantellamento di tutto ciò che sembrava ovvio, ma che non ha prodotto alcuna vera felicità ... Coraggio.

Sirio : - No, qualcosa c' è. L' Amicizia, ecco. Amicizia è certo e giusto. Amicizia è il valore. Ecco: siamo usciti dal bosco, le strade si separano. Proseguiremo domani ... Che la tua notte sia piena di stelle...

lunedì 25 ottobre 2010

Appunti di una ex-depressa: gli inganni dell' auto-valutazione.


Il peggiore degli incubi è quello che precede il sonno. Sotto le lenzuola, tremante di ancestrale paura - probabilmente la stessa dell' ominide rifugiato nella caverna ad ascoltare con gli occhi sbarrati i ruggiti dei predatori, i grugniti, le urla delle prede straziate, i crepitii e il minaccioso rumoreggiare della foresta-, aspetti che la tua gola si chiuda del tutto, impedendo al filo d' aria che ti tiene in vita di ventilare i tuoi polmoni, mentre il cuore batte a mille.

Sudando freddo, e resistendo dall' impulso di implorare aiuto -perché in qualche anfratto del cervello la sentinella della razionalità ancora veglia-, pensi : "Perché tanta angoscia? Quando sei morta non sai più d'essere, il dolore cessa: è il ritorno al nulla, ed il nulla è buono, anzi, è neutro... ',,, morire, dormire, forse sognare...' "
Poi, arriva il sonno, non ti accorgi come.
Benedetto.

Nessuno può comprendere quanto sia cattivo il male oscuro; nessuno che non lo abbia ospitato in sé ... Ti arrendi all' ignoranza, all' insipienza, all' insipidezza del mondo che non sa, ed accetti il tuo inferno in solitudine, con rassegnazione, di-sperando su tutto.

Sei stoica a resistere, ostinata; molti non ne sono capaci: sei una grigia eroina anonima attaccata ad una vita di cui hai smarrito ogni precedente significato -del quale, però, qualcosa che non sai più mettere a fuoco, in te, ha conservato una vaga reminiscenza- : ricordi soltanto d' essere stata capace di amare immensamente l' esistenza, pur avendone dimenticata ogni ragione.

Durante gli incontri mensili con il tuo psichiatra-vampiro, pensi incessantemente che qualsiasi cosa lui ti dica non è che una miserabile parte di terz' ordine in un copione che ha recitato innumerevoli volte, nello stesso identico modo, con un sacco di altra gente. E' annoiato e poco partecipe, sei certa d' essergli antipatica e la tua disistima ti induce a credere che egli ti consideri proprio la nullità che tu stessa senti d' essere.

Un giorno ti chiede: "Si descriva". Tu, immediatamente, pensi: "Che idiota: ecco la classica richiesta da manuale del classico strizzacervelli del c.... Come mai ci ha messo così tanto per farmela? L' aspettavo dalla prima seduta." Gli rispondi, oppressa dalla nausea che ti arreca il solo parlar di te stessa, miserabile e vana quanto ti senti: "Sono ipersensibile ed irrazionale."

Il geniale psicanalista mangiasoldi, a questo punto, ha una reazione finalmente originale, nel senso che intuisce di non poter dare (stavolta) una risposta-tipo preconfezionata ed azzarda una sentenza su misura: "Lei, signora, sbaglia totalmente a definirsi in tal modo. Lei é esattamente l' opposto di ciò che credeva. Lei è IPER-RAZIONALE... IPER, capisce? Troppo. Troppo razionale."

La tua immediata reazione interiore è di noncurante scetticismo, perché questo tizio è anche lo stesso che, nella sua maldestra ed un po' approssimativa analisi ti aveva chiesto, con l' aria di chi la sa lunga e non la dice proprio tutta, se, per caso, tu non avessi improvvisamente scoperto d' essere omosessuale e da ciò ti derivassero le tue terribili crisi di panico. Ipotesi più ridicola e bislacca non poteva fare: se c'è una cosa "normale" , in te, è l' orientamento sentimentale e sessuale, come dato di fatto.

Però ci pensi su e comprendi che sulla questione del cogitare ha ragione. Come dire: uno, per disattenzione e leggerezza crede per tutta la vita d' essere un umano ed il mattino successivo si sveglia scarafaggio. O qualsiasi altro paragone meno angosciante. Succede.

"Va bene", dici tu, "mi sento sollevata, perché, almeno su questo, devo ammettere che lei ha detto il vero. Almeno non sono un microcefalo, una deficiente, una con la testa tra le nuvole, una sognatrice senza costrutto. Questo male, allora, dipende da altro..."

"Sì; è la chimica cerebrale che non va. Le sinapsi. Roba genetica. La sistemiamo con qualche farmaco."

...

Gran parte delle forme depressive si cura, semplicemente, con i farmaci adatti prescritti da competenti neuro-psichiatri. La psicanalisi aiuta invece soltanto i pazienti collaborativi, cioè i non iper-razionali come me, i fiduciosi, i "credenti".
Con tutto il rispetto per la neuroscienza condotta in modo serio ed altamente professionale, si  deve ammettere anche che esiste un considerevole rischio di affidarsi, nei momenti di debolezza e di disagio, a persone che potrebbero favoleggiare, o parlarsi addosso.

Indro Montanelli (per citare un nome conosciuto), grande depresso, quando scoprì, dopo anni di malessere e disagio psicologico terribili, che il suo inferno poteva essere eliminato con qualche ansiolitico su misura, se ne stupì così tanto dal ritenersi, per un attimo, un mediocre. "Ed io che pensavo di stare tanto male perché speciale ed unico!" E' un errore frequente considerare il dolore come un elemento, in qualche modo, elettivo: vecchio retaggio del solito cristianesimo?

In realtà lui era e continuò ad essere speciale ed unico, ma senza il fardello di una sofferenza interiore paradossale ed eccedente il necessario, come quella cui ti costringe la malattia depressiva.

Quanto è importante la conoscenza di sé... Sopra ogni cosa conoscersi. Indi, il dialogo, il confronto ...
A guardar bene, sarebbe bastato un amico.

domenica 24 ottobre 2010

Demetrio Stratos









"Return from Workuta

Ritorno da Workuta, da un siblag - il campo di lavoro correzionale - ritorno da un Oserlag, nel distretto di Taischet sul lago di Baikal, ritorno da Magadan, Kolyma, dalle miniere di Peciora... Ritorno da un buco nero della storia del comunismo bolscevico... C'è mancato poco che la scintilla -"iskra" - si spegnesse, scrive Lenin, piangendo.
Ritorno da Workuta seduto sul bordo duro di una panca, fra passeggeri ubriachi di sonno e di vodka, immersi nel tanfo dei parascha (1). Ritorno da Workuta, passando per lo smistamento di Potma e il controllo del Gulag (2). Qualcuno mangia del kulitsch (3), qualcun'altro accende da uno stoppino fumante una papyrossy fatta a mano di forte machorka (4). Gira del tschefir (5), altri, lentamente, pescano con le dita scure da coni di carta semi di girasole comprati a Ukhta, l'ultima stazione. Ritorno da un paradosso della storia che svuota di senso la collera morale del "manifesto" del '48.

note:
1) Termine della malavita russa. E' un nome di ragazza, indica il bugliolo. Con questo termine vengono anche indicate le chiacchiere che girano nei campi.
2) "Amministrazione Centrale dei Campi di Concentramento".
3) Pane pasquale russo.
4) E' un tipico tabacco russo tagliato molto grosso.
5) Tè fortissimo.

http://www.fariselliproject.com/1978.htm