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domenica 6 febbraio 2011

Vittoria

"...
Struggente, è in lui, Nenni, l' incertezza
con cui ha rinunciato all' epico affetto
cui poteva anche a diritto avere avvezza

la sua anima: e, uscendo dalla scena di Brecht,
per ritirarsi nei bui retroscena,
dove impara nuove parabole reali l' eroe incerto,

ha spezzato a sue spese la catena
che lo legava al popolo come un vecchio idolo,
dando alla sua vecchiezza nuova pena.

I giovani Cervi, mio fratello Guido,
i ragazzi caduti a Reggio nel Sessanta,
col loro casto, il loro forte, il loro fido

occhio, sede della luce santa,
lo guardano, e aspettano le vecchie parole.
Ma egli, eroe ormai diviso, manca

ormai della voce che tocca il cuore:
si rivolge alla ragione non ragione,
alla sorella triste della ragione, che vuole

capire la realtà nella realtà, con passione
che rifiuta ogni estremismo, ogni temerità.
Che cosa dirgli? Che la realtà ha una nuova tensione
che è quella che è, e ormai non ha
più senso altro che accettarla...
CHE LA RIVOLUZIONE DIVENTA ARIDITA'

S' E' SENZA MAI VITTORIA... che forse non è tardi
per chi vuol vincere, ma non con la violenza
delle vecchie, disperate armi...

Che bisogna sacrificare la coerenza
all' incoerenza della vita, tentare un dialogo
creatore, anche contro la nostra coscienza.

Che la realtà, anche di questo piccolo, avaro
Stato, è più di noi, è sempre un' immensa cosa:
e bisogna rientrarne, se pure è così amaro...

Ma che ragione volete che ascolti questa ansiosa
masnada di uomini, che hanno lasciato -come
dicono i canti- la casa, la sposa,

la vita stessa, proprio nel nome della Ragione?
...."

(P.P.Pasolini- da "Vittoria" 1964)





Sempre più forte si sente di dover gridare la propria infelicità, quasi che l' infelicità assuma la veemenza di ciò che resta dei diritti.
La lotta di classe è dimenticata, anche se non è mai risolta, ed ha perso le forme e le caratteristiche che la rivelavano al mondo.
Ma io oggi, pur non essendo ancora in sospetto d' aprile, ricordo con amore la Resistenza, con questo sole che splende.