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sabato 12 maggio 2012

Non è noia, ma Noia

In realtà, S., amico mio, non parlavo per niente di noia, ma bensì di Noia. Quella sindrome leopardiana, sai, per intenderci, quel serpeggiante sospetto che dietro la reale struttura delle cose e delle persone non ci sia altro se non le proprie personalissime e quasi sempre infondate proiezioni sognanti e le illusorie speranze. Ciò, nell’ambito delle relazioni. M’è toccato in sorte uno sguardo microscopico e caparbio, poco propenso all’adozione di lenti ed alibi.
Puntualizzo questo perché, ad esempio, il senso di larga malinconia che ti può dare la contemplazione di un mare grigio, increspato da piccole onde bianche dissolventi e perpetue, mentre ti fai sferzare dall’aria gelida invernale sopra un piccolo molo, o un umido scoglio, non è noia, ma legittimo dolore languente –con una sua sacralità- del pensiero che avverte lo stacco tra la condizione umana e l’ atarassia della placida e terribile Natura. Quel dolore, quella tristezza, sono il risultato di un auto-cordoglio, l’evocazione della fatalità del nostro destino: commovente e pietosa fragilità.
 La Noia è riservata ai momenti, invece, in cui ad ardere nel petto è un desiderio disperato di vivere. Ma non sai come si faccia date le premesse, il sicuro epilogo del buco nero della morte, le circostanze contingenti del tuo mondo, il materiale umano con cui ti rapporti e di cui disponi.
E tutto questo ti pare davvero troppo da sostenere, da fingere di non sapere.
Così, la tua anima si affievolisce, cerca la sua catarsi nel distacco, ed il distacco è Noia piena di rimpianto.


mercoledì 9 novembre 2011

Indoli dissidenti

Oh, Cielo,
sono paralizzata dall' ansia.
Ho paura, paura, paura.
Non so se riuscirò a gestire la precarietà della mia vita. Oggi un uomo quarantaseienne m' ha chiesto di assumerlo, e l' altro ieri è stata la volta di una voce di donna, telefonicamente.
Riso amaro: non copro ancora le spese.

Se mi chiamassi Mr. Tomaia's e producessi scarpe casual-lussuose 'Made in Italy' , assumerei volentieri dipendenti, magando risparmiando sull' acquisto di pagine del Corsera, ma così non ha voluto il Fato, ed allora...

La mia generazione sta per metà in ginocchio. Non solo giovani, quindi, senza futuro, ma anche maturi adulti senza presente...
Ma l' Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, almeno sulla carta...
Beh, o voi che un lavoro, anche mal pagato, ma regolare, ce l' avete, state per diventare, bizzarramente, 'privilegiati'.
E se torna il DAP?
Non sono certa d' averlo sconfitto, quel mostro strangolatore; sospetto che si sia soltanto acquattato nel buio e nella melma della dimenticanza, ed aspetti.
Aspetterà con infinita pazienza, quell' infido: esso suole aggredire le sue vittime a tradimento.
Involvo in quel che non sapevo ancora d' essere, che non sono stata mai, neppure quando avrei potuto.
Una bambina tremante, in attesa del suo buon gigante.
... lo scimmione King Kong, disposto a scalare il grattacielo per amore della mia fragilità umana, della mia fame d' amore, dell' ossessione di morte, della perenne nostalgia delle origini perdute...
Da fanciulla mi sono vietata le lacrime: è così che ho potuto sopravvivere ad un cuore troppo oscenamente tenero. Poi, le ho celate nella notte. Non le devono vedere, non le devono usare: la vista della debolezza induce alla schiavitù chi si auto-gratifica proteggendo, ed io non so concepire che rapporti tra liberi.
Ma questo presuntuoso eroismo non è servito che a farmi enumerare i caduti, ed ora contemplo sepolcri, e rabbrividisco.
Non ho saputo trovare il punto d' equilibrio tra lo strazio e la passione.

Non siamo responsabili di tutto, questo non doveva essere il nostro mondo. Altri, pochi altri l' hanno deturpato così, per meglio gestirlo. Sono allora nati i codici. "Così amerai, così vivrai, così morirai, quando, quanto e come determineremo che sia più opportuno".
Ma io sono dissidente, nell' indole; mi ostino a sognare improbabili specie di viventi in cui l' ideale non sia in conflitto con le scelte, mi ostino a volermi integra e non smembrata, anche se talvolta d' integrità si soffre e forse anche si soccombe.

Amico mio caro d' autunno, bello sarebbe girovagare con te sopra vie senza fine  e senza meta di tappeti di foglie fragranti, inventando nuovi miti, come se il resto, tutto il dannato resto, fosse evaporato nel nulla e per sempre.



lunedì 1 agosto 2011

Ad un ragazzo, forse Fedro, in attesa del suo Platone

Ma come faccio a dirti, ragazzo-ventiduenne-con- il- cane-di-nome-Ettore, che l' Iliade, che tanto ami, è il poema della guerra proprio perché parla della vita.
La credi un racconto di eroi, e com' è giovanile e fresca la tua ingenuità...
Se sarai abbastanza vicino agli dèi, da uomo,  sì da riuscire a vederla anche dall' alto, in ampia prospettiva, te ne renderai conto: dovrai guardare uno sterminato campo di battaglia, disseminato di moribondi gementi.
E' quella, la vita degli uomini.
Eppure, soltanto in quel caso potrai capire le lacrime di Xanto e Balio.
Non so se sia più crudele augurarti la visione della verità o l' illusione che io sbagli.

Io non ho cuore di dirtelo ora, e se pur ne avessi il coraggio tu non mi crederesti.
Troppa gente si trastulla con intellettualismi, ma la maggioranza degli intellettuali gioca con le idee e, quasi sempre, bara.
Tu diffida, diffida sempre.
Cerca da solo la radice della verità, scava, e, quando l' avrai trovata, sostienila, anche se peserà.

Così taccio, per ora, come sempre più spesso ho imparato a fare, conscia della doppia natura delle parole, che non valgono nulla oppure svelano repentinamente l' anima ed uniscono gli uomini dall' udito fine e scaltro.

***


" [...]
Perché non supereremo niente, in noi e nella nostra epoca, se accettiamo, anche per poco, di dimenticare le nostre contraddizioni, di utilizzare nelle battaglie dell' intelligenza gli argomenti ed un metodo del quale poi respingiamo le giustificazioni filosofiche, se accettiamo di liberare l' individuo in teoria e poi in pratica ammettiamo che a certe condizioni l' uomo possa essere asservito, se accettiamo che ci si faccia beffe di tutto quello che rappresenta la fecondità e l' avvernire della rivolta in nome di quanto, al suo interno, aspira alla sottomissione, se infine crediamo di poter rifiutare qualunque scelta politica senza smettere di giustificare che tra le vittime alcune siano citate all' ordine della storia e altre siano esiliate in un oblio senza età. Questi accorti distinguo, per concludere, schiacciano quella miseria che si proclama con gran fracasso di voler servire. Non combatteremo, ve l' assicuro, gli insolenti padroni di oggi facendo distinzioni tra schiavi e schiavi.
...]
(Albert Camus, Révolte et servitude, "Les Temps modernes" giugno 1952)

***

venerdì 8 luglio 2011

Harvest

Mi ha sempre affascinato la duplice natura del vento: invisibile ed implacabile, aristocraticamente indifferente, fugace, inafferrabile.
E' l' innamoramento tragico del fuscello consapevole della forza inesorabile che lo sovrasterà.
Il vento dalla punta della Dogana e l' improvviso acquazzone estivo, i masegni scivolosi. A quindici anni tu ed io eravamo due tipe. Tu portavi scialli variopinti ed orecchini antichi, come una gitana, e ti smaltavi le unghie di verde. Odiavi i tuoi capelli sottili ed irrimediabilmente  lisci: rovesciavi la testa, la scuotevi istericamente, come un cane bagnato, per farli arruffare ed invidiavi bonariamente i miei lunghi riccioli naturalmente ribelli. Cara Adriè, il vintage l' hai inventato tu, in tempi non sospetti: il pastrano nero ed il cappellaccio, gli zoccoli di legno, le borse  flaccide di stoffa con perle e ricami, i profumi speziati. Mi instillavi il desiderio di esotismo romantico e forse ciò che per te altro non era che forma per me diventò destino dell' anima. Così io...
Io, che non avevo le tue cose, che non possedevo una soffitta tutta per me in cui ospitare gli amici, che la musica l' ascoltavo alla radio perché chiedere un registratore a cassette, o un giradischi, a mio padre, operaio metalmeccanico alla Montedison, non avrei osato mai e poi mai, che amavo studiare mentre tu arrancavi svogliata, che vivevo gli amori giovanili con passione esagerata mentre tu odiavi e disprezzavi gli uomini, io, un po', delle nostre differenze cominciavo a sospettare, ed a soffrirne.
Ma tu mi hai sempre detto "No, io sono come te, sono come te. Noi siamo uguali. Uguali, credimi. Anch' io mi sento offesa dal mondo, anche a me loro -gli istituzionalizzati- non piacciono, e non me ne importa nulla del denaro -che però ho, n.d.r.- e vorrei una vita originale, che sia la mia e soltanto la mia".
Era bello crederci. Al crepuscolo, nel parco deserto, tu ed io sull' altalena, spingendo con tutte le forze per salire fino al cielo, cantando felici Harvest.


Solo ora mi rendo conto che, perfino da poco più che fanciulle, forse il tuo amore era pudicamente saffico ma pur sempre irrimediabilmente egoista. 
I nostri caratteri e temperamenti erano così antitetici che tuo marito, in uno dei suoi esasperati sfoghi di rabbia, ti disse: "... bene, sì, esci con lei... e chissà che almeno tu non riesca a morenizzarti un po'..."

Ma, per quanto ormai perduta, il ricordo della nostra antica e stridente amicizia non mi abbandona e talvolta, nel gelo della tristezza, mi riscalda ancora. 
E perdona, se puoi, la mia rigida intransigenza.

giovedì 25 novembre 2010

La cartolina da Parigi



Mio caro amico,

ho ricevuto ieri la tua gradita cartolina da Parigi. Rigidamente in bianco e nero, come sai che preferisco, e di suggestione un po’ bohémienne, fumosa, sfumata, intima.

L’ atmosfera notturna di café di Montmartre, le luci soffuse, la coppia in primo piano. L’ hai fatto apposta a scegliere quello scatto, lo so bene: ad ogni cartolina ti aspetti un romanzo, neanche fossi una scrittrice. E’ il nostro gioco.

Nella scena lei è disposta all’ ascolto, con le labbra atteggiate appena -quasi impercettibilmente- ad un sorriso enigmatico, tutto interiore. La sua è una bellezza sobria, spartana, non ha un filo di trucco, niente è da aggiungere né da eliminare e purtuttavia rimane discreta, quasi invisibile per chi vede solo con gli occhi: l' armonia di un volto pare capace di trascendere i soli sensi di chi la possiede e chi la coglie e rimandare ad una regione dell' anima lontana, o sempre altrove. Lui è concentrato sul viso di lei, e nient’ altro, preso a raccontare qualcosa di divertente, o forse dolce: un ricordo d' infanzia, un dialogo già stato, un sogno dettagliato...

Sono due innamorati?

Si sono conosciuti un attimo prima, per caso, ed ora stanno lì, per svelare il mistero dei loro due universi personali ed occulti?

E’ così: infatti non si toccano e le braccia di entrambi sono ancora conserte, aderenti ai rispettivi corpi, come per naturale riserbo e difesa, come per pudore, come per timore di sciupare un' equilibrio magico ed insperato.

E’ il momento migliore, in assoluto, del rapporto tra due esseri umani: una pagina vergine di futuro possibile.

E’ l’ attimo stregato in cui tutto fluttua nell’ oceano infinito delle mille combinazioni probabili. Raccolti ed uniti ciò che sei stato, ciò che adesso sei, e ciò che potresti essere fra un istante.

Senza l’ ingombro della reciproca conoscenza, ogni sviluppo è ancora potenzialmente possibile: com' è libera quella libertà di sospensione del tempo... "Elle est retrouvée./Quoi? - L'Eternité./C'est la mer allée/avec le soleil."


***
Ricordo la generosa digressione sugli sguardi di due sconosciuti ne "La morte a Venezia": nel silenzio, nella titubanza a dar voce a ciò che attira, ma anche spaventa e, soprattutto, potrebbe evaporare nel nulla, lasciandoci ancora soli, si consuma la piccola eternità perfetta di un' anima...

***

Ricordi il tipo di sensazione che dà una simile situazione? Se non la conosci...allora non sai quasi nulla.

E’ questa la Magia della Vita: qualsiasi cosa possa succedere, o non succedere, poi, non potrà eguagliare, in nessun modo, la deliziosa tensione del momento dell’ incontro tra due anime sconosciute.

O sono, invece, due amici?

Se così fosse, hanno ben di più del semplice scambio sentimentale e romantico.

Che cosa potrebbe esserci di più gratificante della consapevolezza d’ aver accanto chi ti ama, ma non ti risparmia alcuna critica, se serve, e non vuole a forza possederti, o tarparti le ali, o cambiarti, o costringerti a scelte obbligate?

Lasciamoli lì, a sussurrare fitto fitto quei loro esclusivi segreti; andiamo via in punta di piedi, sgombriamo la scena, portando con noi una sorta di calda malinconia per l’ attimo perfetto che stanno vivendo e che noi, instancabilmente, cerchiamo.

 


giovedì 4 novembre 2010

Mio povero caro, com' è triste la tua inettitudine ad amare.
L' amore che desideri avere, che trasformi in freddi versi, che insegui senza correre, che senti legittimo diritto ...
Ma è un crudele rapace, in realtà, ciò che covi nel tuo cuore e con spietati artigli non puoi stringere un tenero e soave seno.
Ti compiango per il tuo letto di ghiaccio.