Il galeone aveva rollato e beccheggiato, ossessionato dall’ inquietudine dei venti, ed ora giaceva adagiato sul mare senza confini, come sopra una lastra blu levigata ed immobile. Sfinito. Cinquant' anni di navigazione sulle acque contaminate del mondo per il misero bottino di un barile d' aringhe affumicate, una catasta di ciarpame e sartame di canapa reso quasi inservibile dai morsi dei ratti di stiva.
Sole accecante, stasi assoluta, roboante silenzio, sospensione del tempo. Gli amici andati, dispersi in mare, o approdati ai porti maggiori, per aderire al grande flusso del niente.
Forse anche il tempo era morto e, forse, ogni altra cosa era morta, o mai vissuta.
Sirio, così irrimediabilmente dimentica ormai della terra, pensava a sé stessa come a qualcosa di sciupato tra troppe velleità ed altrettante disillusioni e si convinceva d’ essere, forse, un inconsistente sogno. Era, forse, un sogno altrui scordato e disperso nella nebulosa delle cose passate e scomparse per sempre che lasciano solo un leggero sentore di dolce malinconia e triste tenerezza. Sì, lei era un sogno ribelle, scappato dalle reti della memoria, che per misteriosa alchimia di demone, aveva scelto il volo libero sopra l’ oceano della perplessità.
Ma un sogno senza più sognatore è un' epopea senza eroe, una lacrima senza il dolore, una madre senza più figlio.
Aveva percorso miglia su miglia, e s' era illuminata cento volte di fugace gioia, nell’ illusione di averla alfine trovata, quell’ Isola in attesa di nome che cercava da sempre. L’ approdo. l' Altrove. Ma altrettante cento era riprecipitata nella consapevolezza d’ aver soltanto sperato di potervi credere ed aver visto ciò che non era.
Adesso le forze scemavano e la speranza era ormai quasi definitivamente scomparsa. Una spossatezza antica la istigava, con voce di sirena, alla rinuncia e, con la rinuncia, al riposo od all’ estinzione, che è pur la pace.
Questo mare sconfinato e freddo non è luogo atto a coltivare e far sopravvivere speranze, per quanto tenaci e caparbie esse sembrassero. Non esiste eroe vivo.
Deprecabili ed inaffidabili personaggi, quei volgari nostromi … Glielo avevano tutti assicurato – e lei vi aveva creduto, a causa di quell’ ingenuità di cui mai si sarebbe liberata-, con le loro voci galeotte bisbigliate furtivamente come a comunicare il più prezioso dei segreti; tutti loro le avevano giurato che l’ Isola c’era, ed era la più amena e seducente che si potesse immaginare. L’ avevano, a loro volta, sentito dire da altri, mormorato sottovoce, come di cosa di cui non sia opportuno declamare, per non turbarne la purezza, o la magia.
Filosofi cialtroni ed oziosi perditempo, poeti bugiardi, armati soltanto di parole vane! Avevano mentito … ma in fondo non c’ è nulla che esca dalle labbra umane di totalmente sincero. Soltanto la minima parte di quel che dicono gli uomini si avvicina alla verità e la restante è meno stabile e certa della polvere che il vento di tramontana porta con sé.
"...
Mi sono accorto che trovarsi con quelli che piacciono può bastare,
Fermarsi in compagnia degli altri la sera, può bastare,
Trovarsi circondato da carne bella, curiosa, che respira, che ride può bastare,Passare tra quelli, toccarli, posare il braccio anche leggermente e per un istante sul collo di lui o di lei, che cosa è mai questo?
Non chiedo maggiore delizia, e in essa nuoto come in un mare.
Vi è qualcosa nel fermarsi accosto a uomini e donne, nel guardarli, nel contatto, nell’ odore di essi, che così compiutamente soddisfa l’ anima,
Tutte le cose soddisfano l’ anima, ma queste la soddisfano compiutamente.
..."
(Walt Whitman- Canto il corpo elettrico)
Così cantava il matto, esaltato d' America, prima che lei ed il suo dio divorassero il mondo.