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venerdì 22 maggio 2015

Tipi -22- i rivoluzionari de noantri

In fondo, sono indici di superbia e vanità anche l'affermazione o la convinzione che l'anima umana sia nella maggioranza dei casi complessa e pluristratificata.
A me pare, piuttosto, troppo spesso elementare; elementare in modo desolante.

Dimentichiamo quasi sempre che tutte le cose, e similmente i costrutti mentali, sembrano difficili prima di diventare facili, fino  lambire la banalità.
Quella tale azione, manovra, chiosa filosofica, serratura, aforisma ermetico, stringa binaria, quasi sempre ci possono risultare ostici fino a sembrarci inintelligibili solo fino a quando ci mancano gli strumenti di conoscenza, ovvero fino a quando riempiamo quella tal lacuna di ignoranza.

Spesso la faccenda va allo stesso modo in una prospettiva speculare: supponiamo di sapere o poter fare, o saper fare all'occorrenza.
Attribuiamo, con atto di fede, all'esistenza di una nostra sedicente complessità umana misteriosa, così misteriosa da risultare sconosciuta fino a ciascuno di noi -legittimo proprietario della sua stessa anima-, capacità ed indole straordinari, ma con ogni probabilità inesistenti.
Ci illudiamo che qualche metamorfosi cosmica possa, per esempio, trasformare il coniglio in leone.

Favoleggiare ci serve per zittire l'intuizione della nostra stessa miseria e pochezza: accettare umilmente la nostra stessa meschinità sarebbe comunque atto di coraggio.
Ciò che è certo è che nessuno che non abbia mai trovato neppure l'ardire di lasciare famiglia o partner istituzionali, garanzie sociali e tiepidi noiosissimi focolari per rischiare un Amore romantico, non si spenderebbe mai nella Rivoluzione che a parole decanta, esorta, invoca.



mercoledì 13 marzo 2013

Qualcosa che duri

Sentore di uno stato generale di rapporti sociali, economici, politici, umani, semplicemente nefandi e comunque ultimativi: forse è davvero quasi finito tutto.
Lo squarcio è talmente grande ed osceno che nessuno partorisce una seppur fantasiosa idea di come ripararlo. Così rimangono, per sedare il malessere, l'irrisione dell'altro, la faziosità (consolatoria illusione d'appartenenza), il sarcasmo risentito, la farneticazione, il perenne farfugliamento a sostegno di cause sempre parziali.
La realtà, intanto, non verrà mutata dall'aumento dello strepito.
Pezzo su pezzo, adesione su adesione, connivenza su connivenza, concessione su concessione a sterili edonismi, noi tutti ne abbiamo consentito la costruzione.
Noi siamo, tutto sommato, una stirpe bastarda di predatori violenti.
Abbiamo permesso che la nostra infinita capacità di bassezza morale fin dagli albori delle civiltà ci rendesse schiavisti, fascisti, fanatici, assassini, opportunisti.
Oggi, così colpevolmente lasciatici imborghesire e rammollire dall'offerta di miserabili piaceri indotti, quelli di noi che annaspano alla ricerca di una nuova verginità, od almeno sono inadatti ad un totale reclutamento, dopo una vita di resistenza difettano ora delle forze per rifugiarsi ancora in un'altra utopia, mentre tutti gli altri vivono, come possono, o come pensano di volere.

"Rivedo, con una meraviglia sgomenta, il panorama di queste vite e, nel provare spavento e pena e sdegno, mi accorgo che non provano spavento né pena né sdegno proprio coloro che ne avrebbero tutto il diritto: coloro che vivono quella vita. E' questo l'errore centrale dell'immaginazione letteraria: essa suppone che gli altri sono noi e che devono sentire come noi. Ma, per fortuna dell'umanità, ogni uomo è soltanto chi è, e al genio è concesso soltanto di essere qualche persona in più." (F. Pessoa, Il libro dell'inquietudine).

I profeti di una inevitabile ma anche salvifica "decrescita felice" sono pure gli stessi che immaginano poi il massimo della tecnologia quale panacea ai mali ed alle sperequazioni del sistema.
Ossimori viventi.
Gli altri, balbettano o blaterano.
A me par vero che il Sapiens-Sapiens abbia comunque concluso neppure tanto onorevolmente il suo ciclo evolutivo.  Forse, davvero, il futuro sarà di cervellini galleggianti in gigantesche vasche che comunicheranno attraverso impulsi nervosi le loro realtà immaginarie, infinitamente velleitarie, ed alla fine ridicole, oppure uno scenario di nuove barbarie, ove almeno sarà bandita l'ipocrisia di ritenersi qualcosa di diverso da ciò che nostra natura detta: lupi tra lupi.

L'umano sensibile ed onesto, non può che provare compassione per sé stesso ed arretrare nel proprio soggettivismo silente, sperando in relazioni - di qualsiasi natura - elettive o simpatiche.
Qualcosa che duri, forte come la tenerezza.

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domenica 27 gennaio 2013

Pensiero arboricolo

Ho quasi sempre la netta sensazione che ogni realtà che tocco, conducendo quest'esistenza, si collochi ben presto e sempre all'apice del non-senso, anzi, per esattezza, lo manifesta sempre più evidentemente perché un senso oggettivamente congruo nell'organizzazione e nella conduzione della vita umana moderna collocata nell'attuale sciagurato sistema economico non è esistito mai e il solo traguardo da raggiungere - malgrado non possa essere forse abbastanza gratificante per chiunque dato lo stato di massima mollezza di spirito in cui ogni messaggio esterno ci ha, a nostra insaputa, plasmati -, per noi poveri dissidenti - noi che non pensiamo affatto che questo sia il migliore dei mondi possibili -,  rimane il salvare ad ogni costo ed alla meno peggio integrità e  pulizia interiori.
Il traguardo, il fine, il motivo, quindi, del vivere sia sociale che privato,  sono ormai irrimediabilmente coincidenti con ciò che invece avrebbero dovuto essere  mezzi e presupposti indispensabili per condurre una vita degna.

Vivere, per noi dissidenti, per quelli come noi del "preferirei di no",  sta diventando preminentemente una faccenda privata ed intima, cosa che obiettivamente ha qualcosa di mostruoso e contro natura, data la biologica attitudine degli esseri umani ad organizzarsi e riconoscersi nel branco.
Il lento logorio interiore, il lento morire, è dunque affare solitario, vero scandalo della ben più ampia tragedia umana.

Diffido dalla speranza di un  cambiamento definitivo o di un eclatante riscatto: l'uomo civilizzato preferisce decisamente piccole squallide sembianze del piacere, pur se intrallazzate da mille tormenti e noie, all'onesto equilibrio psico-fisico raggiungibile solo a prezzo dell'esercizio in sinergia di temperanza e pensiero, finalizzati ad una soluzione ben più magnanima.

Sorrido amaramente di fronte allo sconcerto, malcelato ma effettivo, che rode le più antitetiche visioni della vita umana: chi pensa che progresso-industria-capitalismo-democrazia siano il solo sistema razionalmente accettabile per viverci deve passare in giudicato il contrappeso dell'oppressione e della sofferenza di molti dei suoi simili; chi fantastica su piccole realtà bucoliche di stampo ancestrale e contadino, deve appoggiarsi a qualche dio di bontà e giustizia sovrannaturali; chi si impegola nella improbabile commistione delle due non avrà una sola azione incentrata sulla coerenza e limpidezza e dovrà giostrare la propria coscienza tra gorghi di pesanti e disonorevoli contraddizioni.

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Come tutti, da ragazzina lessi Il Barone Rampante: deve avermi resa arboricola, irrimediabilmente.
Irrimediabilmente. Ahimé.
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martedì 13 dicembre 2011

Cloaca maxima

C' è il parlamentare della Repubblica Italiana che sgalletta e bisticcia con la parlamentare europea sulla cospicuità dei loro rispettivi stipendiucci -anzi indennità, rimborsi, diarie-.

Mi danno il voltastomaco, letteralmente. Sto male.

Li vorrei sprofondati tutti, e definitivamente tutti dimenticati, questi impudichi.

Finalmente tra loro uguali, nella cloaca maxima che spetta loro di diritto