Nelle anticamere dei dentisti si accresce –è noto- il bagaglio di informazioni scientifiche che poi gettano nel più totale caos l’impalcatura di precedenti certezze o pregiudizi che tanto supportano la fatica del vivere.
In suddetti locali, infatti, il portariviste non difetta mai della pubblicazione ‘Focus’, la quale si rivolge ad un pubblico da patinata, sì, ma pur sempre curioso.
Così, lo scorso lunedì mattina, in nervosa attesa, ho liberamente optato per la lettura di suddetta rivista, che stava tra un ‘Quattroruote’, ‘Gioia’, ‘Casabella’ e ‘Panorama’, e mi sono imbattuta in un articolo in tema di teorie neuroscientifiche che mi ha costretta a riconsiderare per l’ennesima volta la questione della libertà di scelta.
Quella della libera arbitrarietà dell’ umano non è mica una trovata di Sartre, quel nostro amatissimo guru dell’esistenzialismo; no, davvero no: non è la moderna filosofia della mente a contenere i prodromi della libertà umana. Il ‘libero arbitrio’ è il principale atto d’imputazione biblico per cui si finisce ad arrostire all’inferno, ed è anche –per mezzo di meccanismi alquanto complessi- il responsabile delle estenuanti reincarnazioni imposte dalla legge del Kharma, nonché, per dirla sbrigativamente, la ragione, in genere, per cui le carceri sono iper-affollate.
Gli studi sul funzionamento del cervello e le nuove avanzate tecniche di monitorarne le diverse aree, sono sempre più sofisticate e precise, tant’è che ciò che si riteneva esaustivamente osservato e dedotto oggi, domani potrebbe essere rivisitato a causa di un infinitesimo particolare, che si gioca in qualche frazione di secondo, prima sfuggito. La cosa potrebbe risultare rivoluzionaria, talmente rivoluzionaria da svellere importanti teorie.
In poche e sempliciotte parole potrei sintetizzare così ciò che uno scienziato ritiene di avere scoperto: non compiamo un’azione o una scelta in forza ed in dipendenza di un processo cosciente, ma il nostro cervello, per suo conto, l’ha fatto prima (qualche secondo prima) che queste affiorino alla stessa nostra coscienza.
Che fregatura.
Essere abitati e determinati da un alieno.
Chissà chi è il cervello che è in noi.
Che vuole, con quali criteri opera, che cosa –esattamente- lo fa muovere se non è la nostra precisa volontà a farlo, perché.
Se è il determinismo (per sua stessa natura insondabile) a comandarci, noi umani non sappiamo ancora nulla di noi stessi e perdiamo qualsiasi possibilità di interpretare in qualche modo la vita.
La faccenda ha dei risvolti semplicemente mostruosi e grotteschi. Nessun assassino, stupratore, pedofilo, stragista, mafioso, e via così con gli umani tipi di feccia, ma anche nessun amore, nessun atto di bene e di bellezza, è causa o frutto di ciò che convenzionalmente diciamo ‘scelta’.
Né colpe né meriti.
C’è da sfiorare la pazzia, a pensarlo, perché a togliere quei due tre puntelli condivisi su cui si regge il mondo, primo di tutti il dualismo Bene-Male, noi si precipita nella più dolorosa e crudele inconsistenza.
(Ho trovato, in Internet, questo: http://www.fondazionebassetti.org/it/focus/2012/06/le_neuroscienze_a_padova_repor.html , che non è ciò che ho letto, ma aiuta...)