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lunedì 5 marzo 2012

... lei è già sulla tua onda...

Non c'é nulla, nella mia vita, che io non abbia fatto, non faccia e non farò con il cuore.
Provo somma compassione per coloro che mi reputano, per questo, triste, e si illudono che la felicità sia possibile in qualche atto, in qualche scelta, in qualche luogo.
No davvero: molto crudemente si deve sapere che essa non è possibile mai per un umano e che può più spesso accadere che egli la deleghi ad un utopia ultraterrena o ad un illusorio senso di appartenenza  ad una categoria, un consorzio, uno status.
E' questa la ragione per cui, piuttosto, trasuda da questa galassia la malinconia, che è cosa diversa - e ben lontana- dalla temporanea tristezza.

L' individuo che vive con il cuore pulsante in mano non può conoscere né pace né temporaneo sollievo: cerca incessantemente un luogo ove poggiarlo o per un po' riporlo, ma non potrà che puntualmente ritirarlo e riprenderlo su quel suo palmo continuando il cammino.
Non che il cammino rappresenti un qualche intrinseco senso: fatalmente, piuttosto, egli non può fare altro che andare, pur non sapendo dove né alla ricerca di che cosa.
Tutto ciò che non riguarda l' umanità è anche quanto lo salva: gli animali, il dolce sonno della notte pieno di voli pindarici, il sole, la terra, l' acqua. Dai suoi fratelli umani riceve sempre colpi ferini ed imperdonabili, che lo colmano di disgusto, ma se n' è fatto, ormai, una ragione.
Grazie all' altrove.

Posso, di tanto in tanto, rifugiarmi in una fiaba...

"Suzanne" di Leonard Cohen

Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto,
e ora ascolti andar le barche
e ora puoi dormirle al fianco,
si lo sai che lei è pazza
ma per questo sei con lei.
E ti offre il tè e le arance
che ha portato dalla Cina
e proprio mentre stai per dirle
che non hai amore da offrirle,
lei è già sulla tua onda
e fa che il fiume ti risponda
che da sempre siete amanti.
E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente,
perché sai che le hai toccato il corpo,
il suo corpo perfetto con la mente.
E Gesù fu marinaio
finché camminò sull'acqua,
e restò per molto tempo
a guardare solitario
dalla sua torre di legno,
e poi quando fu sicuro
che soltanto agli annegati
fosse dato di vederlo,
disse: "Siate marinai
finché il mare vi libererà".
E lui stesso fu spezzato,
ma più umano, abbandonato,
nella nostra mente lui non naufragò.
E tu vuoi viaggiargli insieme
vuoi viaggiargli insieme ciecamente,
forse avrai fiducia in lui
perché ti ha toccato il corpo con la mente.
E Suzanne ti dà la mano,
ti accompagna lungo il fiume,
porta addosso stracci e piume,
presi in qualche dormitorio,
il sole scende come miele
su di lei donna del porto
che ti indica i colori
fra la spazzatura e i fiori,
scopri eroi fra le alghe marce
e bambini nel mattino,
che si sporgono all'amore
e così faranno sempre;
e Suzanne regge lo specchio.
E tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente,
perché sai che ti ha toccato il corpo,
il tuo corpo perfetto con la mente.


(tradotta  da Fabrizio De Andre')




... per trovare l' equilibrio tra la carne e la mente e costruire il triangolo perfetto dove porre, finalmente, questo  esausto cuore di donna folle ed amara. 

Chi parla con disprezzo delle parole intimiste e cerca leggi e codici del vivere per consolarsi della malinconia che prima o poi lo coglie di sorpresa ma egli persiste a negare a sé stesso ed agli altri, è certo più di me inguaribilmente malato nell' anima e folle.

Lo so, lo so che deleghi ad una poesia d' altri tutto lo struggimento che non hai avuto il coraggio di sostenere in te, e che la notte quel che è rimasto di quel tuo cuore tradito e disperso ti duole.
Ma te la meriti questa tua pungente sensazione di pochezza e viltà: te la sei guadagnata. Trattienila più che puoi perché è ricchezza e perché presto svanirà: le indoli come la tua dimenticano e macinano in fretta  le esperienze del cuore e non conservano che sterile polvere. .

lunedì 13 febbraio 2012

E così sia.

"Non bevevo mai prima di aver eseguito il mio compito giornaliero. A lavoro finito, i cocktail alzavano quasi un muro divisorio fra le ore di lavoro e quelle di divertimento."
( J. London)

A me  è esattamente questa faccenda dei "compiti" che non riesce bene come agli altri.
Non so creare il muro divisorio fra il fuori e il dentro, tra quel che emerge e ciò che sta sotto, tra il dovere d' esser presente a me stessa e il divertissement: è drammatico.

Da umano ad umano ci separa una briciola, un soffio, un sospiro, un ondulatorio quanto, ma sempre fatalmente non eliminabili, di enorme peso e determinanti.
Sarei totalmente pascaliana se Pascal non fosse approdato a Dio, cosa che fa crollare  con insostenibile fragore di rovina un intero sistema di pensiero seducente pur se inconcludente: io appartengo a quello stuolo che sente l' ateismo come atto di umile onestà intellettuale, nonché l' unico atto di coraggio di cui potersi vantare. Sapere di essere semplicemente senza alcuna  sensata conclusione costringe ad un' allerta permanente dettata dalla determinazione a cogliere anche il più piccolo dettaglio o rivelazione della vita, nella speranza di trovarne capo e coda, prima di uscirne definitivamente.

Tutto sommato, è fin troppo ovvio che credere in Dio, o al Nulla, sia esattamente la stessa cosa: in un' eventuale sequenza di equazioni addivenire a questo o a quello è soltanto questione di variabili impercettibili ed ugualmente significanti.

Arduo è finirla con il bisogno di credere, di significare.

Pertanto resta il divertissement, da sbocconcellare a porzioni moderate, quando la disperazione azzanna.
E così sia.

lunedì 27 giugno 2011

Who by fire



CHI COL FUOCO

E chi col fuoco. chi con l'acqua,
chi alla luce del sole, chi di notte,
chi per ordine superiore, chi per processo,
chi nel felice mese di Maggio,
chi per lento decadimento,
e chi dirò che sta chiamando?

E chi scivolando via in solitudine, chi coi barbiturici,
chi in questi regni d'amore, chi per un colpo improvviso,
e chi per una valanga, chi per polvere da sparo,
chi per la sua avidità, chi per fame,
e chi dirò che sta chiamando?

E chi per coraggioso assenso, chi per incidente,
chi in solitudine, chi in questo specchio,
chi per ordine della sua signora, chi di propria mano,
chi in catene mortali, chi nel potere,
e chi dirò che sta chiamando?

giovedì 31 marzo 2011

Noterella notturna che non ha da parare in nessun posto.

Un uomo che in fondo mi detesta (suppongo per risentimento, o motivi molto intimi e psicologici, o non so bene cos' altro, dal momento che i nostri rapporti, non remotissimi, si sono sempre testati su di un livello di civile conoscenza e conversazione, secondo un presupposto -evidentemente non così fondato- di affinità spirituali), ritiene che io sostenga talune tesi, o faccia ciò che faccio, in generale, per l' elementare motivo di discostarmi dai miei simili (gli umani) e sentirmi, rispetto ad essi, elettivamente migliore, o, comunque, "qualcos' altro".

Ciò, oltre che a dispiacermi come giudizio ( perché suona sarcasticamente sprezzante e soprattutto perchè proveniente da una persona che stimo, nonostante le nostre diversità siano enormi) è oltremodo fuorviante e non corrisponde, neppure vagamente, al vero.
Una delle poche cose di cui ho certezza è l' oggettiva miseria della condizione umana in sé stessa e per questo mi è sempre  parsa come sommamente ridicola ogni velleità -autoreferenzialità e superbia comprese- di quel tipo.
La mia più uterina natura aspira, al contrario,  alla condivisione, al gemellaggio, all' incontro con gli altri e, se mai ne esistesse la possibilità, all' amicizia: tutti elementi totalmente in contrasto con la sentenza di cui sopra.
Ma lui, evidentemente, non vuole considerare la possibilità che esistano anche le "schegge impazzite" disturbanti quel suo un po' eccessivamente rigido sistema speculativo, ed io, a questo punto, lascio che sia e rinuncio ad inutili scaramucce polemiche future: chi vuol comprendere davvero l' altro  o si attrezza a demolire le proprie roccaforti teoriche ed un tantino scolastiche, o rischia eternamente di entrare ed uscire da specchi che riflettono altri specchi, per non ritornare che a sé stesso.

Devo dire che vera affinità, sul suolo della terrestre realtà, con persone in carne, ossa, profumo, voce, lacrime e sorrisi, non mi è stato dato modo mai di riscontrarla in alcun essere umano ad oggi conosciuto, anche se non una sola volta, data la seduzione dell' idea, mi sono pateticamente -così auto-ingannandomi- illusa di averla raggiunta. Mi capita però, qui in Rete, di osservare che, talvolta, corre tra blogger che si conoscono soltanto attraverso le immateriali idee, la capacità di cogliere il testimone che questo o quello va portando e proseguire spontaneamente per un altro po' sul filo dello stimolo di un pensiero accennato o proposto, sì da arricchirlo e protrargli vita.
Ciò non costituisce imitazione: è sviluppo e scambio di singole intelligenze che cooperano, fosse pure involontariamente.
Non solo mi piace, ma anche mi consola.

domenica 6 marzo 2011

Uccello su un filo



Come un uccello sopra un filo,
Come un ubriaco in un coro di mezzanotte
Ho provato a mio modo ad esser libero.

Come un verme sopra un amo,
Come un cavaliere uscito da qualche vecchio libro
Ho salvato tutti i miei nastri per te.

Se io, se io sono stato crudele,
Spero che tu possa dimenticarlo.
Se io, se io sono stato falso
Spero tu capisca che non lo sono mai stato con te.

Come un bambino, nato morto,
Come una bestia con il suo corno
Io ho dilaniato chiunque si avvicinava a me.
Ma io giuro su questa canzone
E su tutto ciò che ho fatto di sbagliato
Che metterò tutto a posto per te.

Vidi un accattone poggiato alla sua stampella di legno,
Mi disse, ''Non devi chiedere così tanto.''
E una dolce donna appoggiata alla sua porta,
Mi gridò, ''Hey, perchè non chiedi di più?''

Oh come un uccello sopra un filo,
Come un ubriaco in un coro di mezzanotte
Ho cercato a mio modo di essere libero.
(Leonard Cohen "Bird on the Wire"

***


Alle volte pare sconveniente essere totalmente donna e riconoscersi in ballate da uomini.
Ma questo è il gioco eterno della tua vita: un' innata propensione all' esilio, uno scherzo, un po' crudele, della tua anima, che così tenta di sfuggire al fatale disgusto che il dovere dell' essere a modo loro ti procura.