La soprano canta:
" O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d'ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché, forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
L' acqua ch' io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Apollo,
e nove Muse mi dimostran l' Orse."
(Dante Alighieri-La Divina Commedia-Paradiso II 1-9)
Un ammonimento ai lettori che entrano nel Paradiso dantesco, perché possano capire quanto sia sublime la materia che il Poeta tratterà, e non pensino di poterla intendere se sprovvisti della necessaria preparazione teologica e filosofica: sarà un' esperienza privilegiata, culturalmente aristocratica. La "piccioletta barca" si contrappone al "legno" che dovrà navigare sul profondo mare che è la metafora della scienza teologica.
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"tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere" ma "da questa nobilissima perfezione molti sono privati per diverse cagioni, che dentro all' uomo e di fuori da esso lui rimuovono da l' abito di scienza... Manifestamente adunque può vedere chi bene considera che pochi rimangono quelli che a l' abito da tutti desiderato possano pervenire, e innumerabili quasi sono li 'mpediti che di questo cibo sempre vivono affamati. Oh beati quelli pochi che seggiono a quella mensa dove lo pane de li angeli si manuca! e miseri quelli che con le pecore hanno comune cibo!"
(Dante Alighieri-Convivio)
M' importa un fico di piacerti, qui, Dante!
Anche per queste orribili idee di determinismo si son fatte le rivoluzioni!