venerdì 24 agosto 2012

Abominio

Ma che cosa ci sto facendo, poi, qui a seminare pensieri in terreni tanto eterogenei, quando non aridi ed infruttiferi.
Ci sono momenti a questa tastiera in cui mi trovo io stessa abominevole. 
Negli altri, mi sento patetica.
 
Il dolore, è abominevole.
Quest'urlo soffocato, e la sua infinita eco in ogni cellula del mio sangue, è abominevole.
Che nessuno ne voglia sapere nulla, è abominevole.

Sono decine le piccole porte disseminate alle pareti del tunnel. Le ho socchiuse, ché la fiducia non mi difetta, innumerevoli volte.
Di tanto in tanto, sono entrata nelle stanze.
Ed in ogni stanza c'era un'isola abitata da un antropofago, o da un misantropo assediato dal suo stesso vorace e detestabile egoismo.
Vivere è orribile.
Continuare a richiudere porte è inevitabile ma ridicolo.

Sì, caro Massimo, lo è quando l'infestante dolore di cui nessuno vuol sapere logora anche la sporadica magia del momento.

Scrivere non serve a nulla: è un sollazzo per altri e una recrudescenza di patimento per chi amava l'uomo.
Vivere è contenimento di lacrime sciagurate fino alla follia, o alla compassionevole implosione.





7 commenti:

  1. "Esprimersi è dire agli uomini com'è la vita"
    [Luigi Pirandello]

    È una frase che ho trovato proprio stamane nelle operazioni finali di riordino cartaceo. Uno dei tanti aforismi che puntualmente mi affascinano e ritaglio dai giornali e poi accumulo, accumulo...
    Non so bene spiegare perché, ma sento che qua sotto possa andare bene.
    Ciao e datti forza

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    1. ... ma forse per alcuni il saperlo risulta insostenibile, mentre per i pochi altri, mortalmente usurante...

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  2. Hai ragione sai? E' molto più facile interagire sul cazzeggio puro...mettersi a nudo per chi'? perché? E' abominevole...ma non tu, dovremmo vergognarci noi...
    a me interessa quello che hai da raccontare, anche se e' roba " tosta", posso non capirla subito, magari ho bisogno di rileggerla, per una questione di esposizione per me complessa, perché ho un linguaggio elementare...pero' mi aiuta...quelli sono patetici, ma sono quelli Morena, tu no!

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    1. Questa tua partecipazione mi muove a commosso affetto.

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    2. Perché so di cosa parli...

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  3. No, cara Morena, vivere non è orribile. Diventa orribile quando vogliamo trattenerla, indirizzarla, la vita. Quando pensiamo di capirla, contenerla, affondarla nei nostri pregiudizi, ecco, siamo perduti. Se riusciamo a entrare nel flusso, lasciarci vivere, arrenderci, è un'esperienza (il vivere) che siamo fortunati a poter fare.
    Sono le nostre resistenze che rendono la vita orribile. A volte facciamo esperienze orribili. La vita ci guarda certe volte con occhio malevolo e altre con occhio benevolo, come in una giornata di sole o in una violenta tempesta. E' fatta così. Dobbiamo proteggerci, senza scambiare la protezione per la nostra essenza. La nostra essenza è giornata di sole e uragano insieme.
    Non è new age a buon mercato, è normale esperienza di vita. Non è vitalismo stupido. La vita siamo noi, semplicemente, non altro. Lasciarsi andare a questo fatto, ecco tutto.
    Naturalmente è difficilissimo farlo. Quasi sempre non si riesce. Ma quando succede, accade il miracolo. Per cui vale la pena esserci.

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    1. Ne convengo, Massimo caro: ne vale sempre la pena perché il Nulla non consente alcun tipo di opzione, per sua stessa natura.

      Vivere, tutto sommato, è un tragico non-senso soltanto a seguito del nostro delirio di totale controllo.

      Talvolta è pur vero, però, che le sventure convergono sciaguratamente con maggior accanimento su chi è già stato abbondantemente provato e risparmiano altri, cui è capitata una sorte più lieve.
      E' illegittimo, lo so, ma quell'innato senso di 'giustizia' che abita l'umano, talvolta si ribella ed origina il risentimento, che se non può (perché non deve)riversarsi sugli altri, alimenta disamore verso sé stessi.

      Poi passa, però; si stempera, si supera e si vive ancora un po', tra giornate "di sole e uragano". E' davvero immensa, la nostra forza.



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