giovedì 29 marzo 2012

Plurale maiestatico

- Suvvia, finiamola.
Finiamola con la mastodontica ipocrisia di lasciar intendere che i nostri intestini sentimenti, che la nostra coscienza più pura, che la nostra vera vera natura sono semplici ed elevate al contempo. Finiamola di addurre mille pretesti mollicci e friabili per acquietare le nostre più autentiche brame. Quelle ci lacerano le carni, mordendole da dentro, anelando alla manifestazione più oscena e senza più veli: è soltanto un certo retaggio ideologico ormai decadente che ci fa fingere d' aspirare alla bellezza. Noi non aspiriamo affatto alla bellezza. Noi aspiriamo alla sola crapula, estensivamente intesa.

-  'Bla, bla, bla...' Ma che hai? Di che parli..., datti una calmata, una buona volta. Riconciliati con il mondo. E chiudi sto cazzo di blog esistenzialistico e velleitario. Farai saltare i nervi ai Preziosi ed Elettivi, che già ti usano la cortesia di transitarci.
E poi, con chi ce l' hai?
Tu e quell' odioso plurale maiestatico ambiguo e supponente o -peggio del peggio-  sarcastico., o -fin peggio del peggio del peggio- amaro. Vittimisticamente amaro.
Non lo sopporto. Ti odio.
Non sei né papa, né rettore, né regnante: non lo puoi punto usare. E se il tuo intento è, invece, ironico, sappi che non è manco simpatico.
In ogni caso, che c' è di male nel desiderare il benessere ed il piacere? Non ti ricordi che i contrari non possono conciliarsi?
Benessere e piacere non possono per loro natura contemplare il male: che vuoi fare: becero moralismo in linea con il peggior pensiero clericale di stampo medioevale?

- Ah, così l' hai intesa! Non avevo dubbi sulla tua incapacità di comprendere: sei afflitto da cecità intellettuale, da dozzinale benpensantismo.
D' accordo, allora: supponiamo che tu sia in buonafede -cosa che, nel nucleo, non è quasi mai possibile-. Provo a dirlo in altri modi.
Innanzitutto, almeno, smettiamola di ritenerci speciali, superiori, toccati dagli dèi. Smettiamola di pretendere equilibri impossibili in noi, di aspirare al sublime . Prendiamo atto, con onestà, d'appartenere ad una specie subdola e bugiarda nel dna.
E lo sai perché dovremmo? Perché con la scusa del "non siam perfetti" abbiamo autorizzato e costantemente autorizziamo ogni scandalosa contraddizione in noi.

- O bella! E perché dovrebbe poi mai essere "scandalosa" una contraddizione? Trattasi di contraddizione e basta. L' hai pur detto: siamo soltanto umani.

- Allora spiegami a che serve parlarci, se comunque ciò che ci comunichiamo è solo in parte ciò che pensiamo.
A che serve palesare un pensiero se il tuo interlocutore non lo sa recepire giacché non tenta di capirlo ma si limita a tradurlo nel suo linguaggio.
A che serve dirsi 'umanisti e filantropi' se è soltanto per gli agi fisici, per il denaro, per il potere personali che ci attiviamo.
A che serve dirsi credenti in Dio ma temere la morte, la povertà, il dolore.
A che serve avere amici teorici e sentirsi disperatamente soli.
A che serve la libertà se non si sa che farsene e la sola cosa che riempia di senso le nostre giornate resta la schiavitù del lavorare o del desiderare di poterlo fare.
A che serve l' immaginazione se ogni nostra scelta reale attira come carta moschicida l'inevitabile obolo di piccole e meschine viltà del vivere.

- Giudichi. Che ne sai degli uomini? Quel che supponi. Nient' altro. Ed allora è così che tu sei, per forza.

- So quel che fanno e che io non ho fatto. Ecco: basta questo.
E se non mi credi, poco importa. Vaffanculo.


10 commenti:

  1. L'ultimo termine del dialogo, benché rappresenti un giro di parole quanto meno ardito, in quanto a tempistica è degno dei migliori oratori.

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    1. Ti ringrazio, SpeakerMuto, per offrirmi la possibilità di chieder venia dell' incresciosa e triviale chiusa, ma, come recentemente un mio caro amico filosofo mi ha rammentato con una classica citazione, ogni cosa è pura per il puro di cuore ;-)
      E poi, naturalmente, benvenuto.

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  2. è nella natura umana l'abivalenza...
    ed è salutare spesso un sano vernacolo...
    e credo sia inevitabile non comprendersi e dunque "A che serve palesare un pensiero se il tuo interlocutore non lo sa recepire giacché non tenta di capirlo ma si limita a tradurlo nel suo linguaggio" questa è la risposta...
    personalmente io non demordo...ogni tanto mi capitano fortunati incontri...e quelli sono con persone senza sovrastrutture...semplici, ma non inferiori, a coloro che spandono bei concetti e infilano parole come coralli di una collana perfetta...e non sono d'accordo con te, noi, non siamo imperfetti, siamo fin troppo perfetti, ciò che ci rende imperfetti sono le ingiustizie che patiamo nel nostro quotidiano,i piccoli grandi dolori, solo i consapevoli stolti possono giustificare le loro mancanze, le piccole e/o grandi vigliaccate, trincerandosi nell'umana imperfezione...altrimenti a viso aperto, sono capaci anche a morire per una idea...o peggio a vivere
    per gli altri...ma questa è un' altra storia.
    grazie per la riflessione, ogni tanto fa bene al proprio ego, ricordarsi da dove si partiti...

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    1. "credo sia inevitabile non comprendersi"

      Visione solipsista, che purtroppo mi trova d'accordo. Forse la felicità tra due persone è la non necessità di dover discutere, il che è un ideale romantico, credo.

      "ciò che ci rende imperfetti sono le ingiustizie che patiamo nel nostro quotidiano"

      Come un substrato che forma la nostra anima e di cui è impossibile liberarsi. Non siamo quello che vorremmo e basta, ma dipende dai trascorsi, come ad esempio l'infanzia.

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  3. naturalmente "ambivalenza" e da "dove si è partiti"... e chissà quanti altri, mi scuso per i grossolani errori grammaticali e/o di tastiera, che offendono la bellezza della lingua italiana...

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  4. Le ingiustizie che patiamo nel nostro quotidiano, o che derivano dalla nostra storia -Speaker cita l' infanzia-, non sono causa dell' imperfezione umana, ma, semmai, ne sono la conseguenza. Ciascuno di noi, con ogni probabilità ed in misura più o meno grave, ne è artefice e vittima.
    Non è comunque umano appannaggio la perfezione, ma forse potrebbe essere nostro imperativo etico la perfettibilità in qualche campo.
    Quello che a me preme, in modo particolare, è ed è stato sempre la relazione con gli altri, perchè ritengo che non esista bene maggiore per l' uomo della condivisione, della compassione reciproca, dell' amicizia.
    Solo, per quanto duri, la vorrei onesta, anche e soprattutto sotto l' aspetto intellettuale.

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    1. la tua risposta è contradditoria...
      sono S.

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  5. Un bel dialogo sdoppiato.
    Come scrisse Gore Vidal, la presunzione è una bestia che si deve tenere alla cavezza, a conveniente portata di mano.
    E Christopher Hitchens della modestia disse di fuggirla sempre nei suoi discorsi, dimodoche, nel momento in cui sacrificava l'unica modestia vera, al contempo eliminava le molte modestie false.
    Fai bene ad alzare il livello del confronto, se ciò serve a mettere a disagio chi predilige il gioco al ribasso nelle umane vicende. I falsi e gli ipocriti hanno tutto interesse a livellare verso il basso, per sentirsi a proprio agio nel condividere le proprie bassezze etiche. Il limite umano è fatto fisiologico, proprio per questo non può costituire alibi, se non per i mediocri. Visto che defecavano i tiranni, e pure defecavano i grandi uomini. Defecano pure i mediocri, che spesso fuggono dalle loro tane verso idealistici e astratti luoghi di Belle Parole e Formule Estetiche. Peccato che siano zone alienate dal vivere quotidiano, vuote di contenuti e fuori dall'esperienza della vita.
    Fuggono dalla loro mediocre ipocrisia, e non dal loro limite, perché il limite è di tutti, anche di chi non fugge, ma affronta la realtà concreta, a costo di complicarsi la vita, senza semplificarsela con deleghe divine o fataliste.
    Gli esseri umani sono tutti incompleti. Ci sono quelli che lentamente e con sforzo silente migliorano i propri limiti; e ci sono quelli che affidano ad altri, gerarchi o divinità che siano, il miraggio dell'Assoluto e dell'Intero.
    Questi ultimi, terrorizzati dall'essere messi all'indice, si difendono attaccando, con i loro moralismi, e ti dicono "Con che arroganza formuli giudizi? Chi ti credi di essere?"
    La risposta è: "E chi sei tu per chiedermelo?"
    Oppure: "So quel che fanno e che io non ho fatto. Ecco: basta questo. E se non mi credi, poco importa. Vaffanculo."

    Ciao :o)

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    1. Kisciotte, che dire, mi piacciono le tue versioni, mi piace l' accostamento di linguaggi diversi e che cercano convergenze, mi piace il caleidoscopio di prospettive ed approfondimento che, grazie al tuo amore per il dialogo, arricchisce un incipit.
      Ciao, Prezioso.

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    2. Evvai! Che sono pure caleidoscopico! ^__^
      Yuppiii!

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