venerdì 16 dicembre 2011

Nel bacareto

Qualcuno, che non sia veneziano, ce l' ha presente un 'bacaro'?

Di etimologia incerta, forse ispirata alla figura mitologica di Bacco ( ed allora siam nel terreno dionisiaco), il termine bàcaro (lo scrivo accentato per facilitarne la pronuncia), oltre ad indicare un locale aperto al pubblico -una via di mezzo tra l' antica mescita di vino e l'osteria di porto, dall' arredamento spesso rustico, povero e solido ed un aleggiante mescolìo di  odori singolare: di polpette, uova sode, insaccati, trippe e nervetti lessati, ma anche seppioline grigliate aglio e prezzemolo, lumachine di mare, crostini al baccalà ed altre amenità, dove lo spritz altro non è che acqua minerale e pessimo vino bianco di bottiglione e un' ombreta de rosso, a detta del mio amico eno-gastronomo Bombo, raramente avrebbe superato un esame di qualità di pur modesto livello-, indica  soprattutto uno stile di vita. Così, almeno, ai primordi. Molti bacari di oggi, nella Venezia dissacrata dal turismo becero da cui non c' è città d' Arte che possa dirsi libera, sono altra cosa: posti irrimediabilmente radical-chic e senza autentica anima.

"Andar per bacari" significava, per noi ragazzi nati nei primi anni anni 60 allora poco più che adolescenti e studenti, contemporaneamente aggregarci, incontrarci, divertirci, fare politica, innamorarci, sognare in gruppo. 
Era in uno di questi posti che ci riunivamo per prepararci gli interventi per le assemblee, organizzare le autogestioni e le partecipazioni alle grandi manifestazioni di piazza, nonché programmare uscite ricreative, ludiche, ed altre occasioni per stare insieme. Quanto ci amavamo!

E' perché c' era il futuro, quasi certamente, per un concorso di ragioni: avevamo diciott' anni, innanzitutto, ed eravamo praticamente certi di cambiare il mondo.

Per ciò che mi atteneva e mi attiene, quello era l' amare cosmico, alleggerito da qualsiasi implicazione morbosa e svincolato dalla morsa del tempo.
Ciò è tanto più vero, quanto più ne risulta permanente la memoria, giacché, nel mentre, si sono srotolati trent' anni di esistenza ed io continuo a ricordare la pienezza di molti dei nostri discorsi e rapporti di allora.

Poi, questa carestia. Interminabile. Tanto da riuscire ad esprimersi, argomentare, dar calore,  appassionarsi, soltanto così. Ma come siamo precipitati in basso.

E la rivoglio, quella roba là, del bacaro. Mai stata più felice di quando ci bastava un litro di torbolino, un piatto di nervetti e la certezza dell' amicizia.
Io la rivoglio, prima della fine del mio tempo.

8 commenti:

  1. Dalle parti delle sorgenti del Livenza "si va per frasche", ma penso che conosci già.
    In ogni caso trattasi di strutture davvero spartane, dove tutto ruota intorno a un bicer de vin, anche a un'ombra.
    Ma forse farei meglio a dire "si andava", visto che già qualche anno fa quando ero là in vacanza, ad andare per frasche erano i veci, senza spirituale discendenza cui tramandare usanza.
    Per fortuna a pranzo mi sono pappato sarde alla beccafico e ora sto pure io ripieno e sazio come un beccaficone gigante.
    Altrimenti sarei annegato nell'acquolina.
    Grazie per la lezione di cultura enoetnicogastronomica. Appena ho letto il titolo pensavo trattarsi di tipo di imbarcazione lagunare.
    Ora non più.
    Quindi il bacarolo non va controcorrente.
    Va dove lo attira un languorino immantinente.
    Ciao

    RispondiElimina
  2. Allora, Kisciotte, pensavi ai "burci", i quali stanno ora marcendo con un languido fascino decadente lungo le rive del Sile, laddove consacrato Parco e che la scrivente percorre nelle tiepide primavere sulla sua bici in bucolica ebbrezza. http://www.parks.it/parco.fiume.sile
    Non conosco le "frasche": le immagino un po' simili ai "casoni" della povera civiltà contadina dell' entro terra lagunare: esternamente in paglia e simili ad una tenda indiana. Mi sbaglio? (Avrei un' immagine, ma non saprei come postarla, e , probabilmente, in internet la troveresti).
    Se ti va, me le spieghi le sarde alla beccafico? Sei esilarante, comunque ed in ogni caso :-)

    Giacché son qui a parlarti, poi, volevo comunicarti che non mi è riuscito di postare da te una riflessione sulla notte milanese del 15 dicembre. Mi spiace, ci ho provato 3 volte, ma non andava... Insomma, per quel che può valere, la mia partecipazione, emotiva e 'politica', voleva esserci.
    Un caro saluto.

    RispondiElimina
  3. Ulteriormente grazie.
    Per amore di precisione, il primissimo istinto fonetico, leggendo bacareto, fu "tipo canneto, ambiente di stagno tipico della Laguna".
    Il resto è storia narrata (sopra).
    Grazie del link.
    mmm... sì, come dici tu, una roba con tavole e tendoni, antiche vestigia di povertà rurale.
    Beh le sarde alla beccafico io posso spiegarti come mangiarle, perché ognuno ha le proprie competenze.
    Per cucinarle bisogna chiedere al papà cuoco in pensione.
    In ogni caso ha confrontato la ricetta sulla sua bibbia de "Il Talismano della Felicità" di Ada Boni, con questa
    Sarde alla Beccafico
    Leggiti in fondo l'origine del nome del piatto.
    E' cultura del territorio!
    (Giallo Zafferano è un sito molto valido a mio parere, un'amica mi chatta spesso ricette gustose classiche e moderne e io la offendo: "Io sono specializzato a mangiare!!! Non nel cucinare!!! Santa pazienza!!!").
    Grazie per la tua partecipazione emotiva al mio post.
    Mi spiace che ti dia problemi a postare commenti, tanto va bene uguale per me, anche se non commenti. :o)

    RispondiElimina
  4. ps: magari ti interessa magari no, magari lo sai già.
    Se vuoi caricare nei commenti un link su una parola che sia cliccabile (ad esempio il tuo link) ti basta usare un semplice codice.

    Il risultato è questo:
    Fiume Sile

    In pratica ogni volta devi solo cambiare il link di turno e scegli tu che parole rendere cliccabili.

    Ecco il codice scritto bene, in questo sito.

    Io, per essere comodo, ho il codice blu copiato su un foglio word, e ogni volta devo sopo cambiare link e parole del testo.

    Addio, fino al prossimo ben ritrovata.

    RispondiElimina
  5. Non sai quanto mi siano preziose queste tue dritte internettiane, che considererò a mente tersa: sulla questione dell' indicazione di un link in area commenti blogger mi sono infinite volte interrogata, senza troppo approfondire. Grazie, Cavaliere.
    Io -ti confesso- amo le potenzialità della tecnologia ma non riesco a trovare sempre il tempo per applicarmici, così dò priorità al testo, con risultato spesso 'artigianale' ed amanuense.

    Santiddio, mangiare uccellini che han mangiato fichi? Non so perché, ma in questo momento di particolare fragilità, mi sembra terribile.

    Ciao, a presto :-)

    RispondiElimina
  6. ciao cara, passo a lasciarti il mio saluto e un abbraccio caldo :-)
    la neve è finalmente arrivata...
    a presto!

    RispondiElimina
  7. @ Carla
    Gazie, cara.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
  8. @sirio59.mm
    A me piace tanto il testo amanuense e artigianale. L'applicazione informatica può attendere! :o)

    No, beh, io non mangio mai gli uccellini, solo le sarde alla beccafico.
    Le mucche e i cavalli ripieni di erba quelli sì invece, ma solo perché mi spazientisco con gli ossicini da peluccare (penso vada bene peluccare).
    Gli animali li mangio a tranci.

    RispondiElimina