lunedì 30 maggio 2011

Menare la falce allo stesso modo.

La cosa che mi galvanizzava l' anima, solo qualche anno fa, era immaginare una fuga alla grande, ma non finalizzata ad un qualche approdo felice, un Eden presumibilmente perfetto, la realizzazione di un grande sogno: so perfettamente che ogni momento di esaltata gioia scema e sbiadisce e che nel desiderio l' umano realizza nel contempo la sua vita e la sua ripetuta morte.

La meditata fuga -definitiva- era dal mondo metropolitano e dagli zombi che lo popolano, dalla pateticità dei loro ritmi e dei loro alibi, dall' ambivalenza delle loro voci, dalla noia dei loro sforzi inconsapevoli per affossare in una squallida realtà solida la meravigliosa levità dell' immaginazione, ed aspirava alla conquista di un equilibrio pacifico e temperante tra le mie passioni, i dolori, le eterne domande, e la bellezza della Natura.
Ecco: io avrei voluto, semplicemente, accordare il mio respiro con  quello presumibile di Dio.
Avrei voluto dimenticare ogni inutile orpello mondano, rinunciare a ciò che illusoriamente si ritiene utile quand' è, invece, imposizione di comodità, abitare una piccola casa di pietra, lavorare sodo ed , a sera, guardare il sole calare, senza provare angoscia.
Avrei voluto avere braccia così nerborute da assolvere allo stesso compito dei contadini di Tolstoj:

Van Gogh-contadini in siesta

"...
Cadeva già la brina: soltanto i falciatori che erano sull'altura erano esposti al sole, ma in basso, dove si era levata la nebbia, e di lato, procedevano all'ombra fresca, rugiadosa. Il lavoro ferveva. L'erba tagliata con un suono pieno ed esalante un odore acuto, si adagiava nelle falciate alte. I falciatori che si stringevano da ogni parte perché le falciate erano corte, si sollecitavano l'un l'altro con grida allegre, facendo rumore con le ciotole, e risonando col cozzar delle falci e lo stridere dell'acciarino sulla lama.
Levin camminava sempre fra il giovane e il vecchio. Il vecchio, rivestito di un giubbotto di montone, era sempre allegro, scherzoso e agile nei movimenti. Nel bosco capitavano continuamente dei funghi, gonfiatisi nell'erba sugosa, che venivan tagliati via dalle falci. Ma il vecchio, incontrando i funghi, si chinava ogni volta, tirava su e metteva in petto: "Ancora un regalo per la vecchia" diceva.
Per quanto fosse facile falciare l'erba umida e tenera, era però difficile scendere e salire per i ripidi pendii del burrone. Ma il vecchio non era in imbarazzo. Menava la falce sempre allo stesso modo, col piccolo passo fermo dei suoi piedi infilati nei grandi lapti, s'arrampicava lentamente lungo il pendio, e pur traballando con tutto il corpo e coi pantaloni che pendevano di sotto la camicia, non tralasciava nel cammino neppure un filo d'erba, né un fungo, e scherzava allo stesso modo coi contadini e con Levin. Levin gli teneva dietro e spesso temeva di cadere nel salir con la falce su di un'erta così ripida dove anche senza falce era difficile arrampicarsi; ma s'arrampicava e faceva quello che doveva. Si sentiva sospinto da una forza esterna."

Sapere con esattezza come menare la falce sempre allo stesso modo.

E' qui che concludo di aver fallito la mia vita ed è per questo che soffro come soffro: ho provato a capire, senza ancora riuscirci, il segreto dell' abilità di non assecondare il dubbio, di non cadere nella trappola degli umori, di riconoscere all' istante il fungo buono, l' uomo e la donna buoni, gli amici degni, ma non è successo, ed ancora non mi è chiaro perché .
Ho combattuto come una gladiatrice, per questo, rivoluzionando la mia esistenza, ed ora, che sono in ginocchio, sento le forze scemare ed il fiato corto, e temo che non sia valso a nulla: il dolore di una sostanziale solitudine interiore non si è acquietato, i miei simili mi ispirano sempre più una sorta di partecipe commozione senza sbocco, un po' triste, un po' perduta, e mi tormenta il sospetto che un linguaggio comune, anche solo circoscritto ad alcuni di loro, non sarà mai adottabile.

Sarà per questo che esistono i poeti: non per offrire la loro graziosa lettura del mondo, ma per squarciare le loro stesse orribili oscurità ...



  


3 commenti:

  1. Grazie, Claudio.
    Davvero gentile.

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  2. Ecco: io avrei voluto, semplicemente, accordare il mio respiro con quello presumibile di Dio.
    Avrei voluto dimenticare ogni inutile orpello mondano, rinunciare a ciò che illusoriamente si ritiene utile quand' è, invece, imposizione di comodità, abitare una piccola casa di pietra, lavorare sodo ed , a sera, guardare il sole calare, senza provare angoscia.
    Questo scrivi, e su questo mi pare tu stia lavorando. Poi, dire che hai già fallito mi pare prematuro, anzi in cuor tuo è proprio ciò che ti venisse detto non essere accaduto. Ed infatti non lo è: vivi.

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