giovedì 24 marzo 2011

"Amore: eternità stretta"

Nel tentativo di sedare quel suo sordo, occulto e smisurato dolore che, ciclicamente, come un dèmone la possedeva, senz' ombra di pregressa memoria né minima premeditazione, lei s' era ingegnata, nel corso dell' intera sua vita, a distruggere le situazioni in essere, nella convinzione di meglio riedificare.
Offesa ed umiliata dallo scempio che il tempo opera sui sentimenti e dall' indolenza ignava con cui i suoi simili gli consentono d' impoverire il loro stesso cuore, non le restava scelta alcuna se non la fede in un altrove.
Lei  si opponeva con fierezza e provava sdegno per la vile accondiscendenza alla resa che credeva di scorgere negli altri.
Non sapeva, con precisione, quali fattezze potessero avere l' armonia, la pienezza, la pace, la sintonia perfetta: sapeva soltanto che, pur se  ancora non  meritate e raggiunte, erano il suo scopo, ed il loro tramite non poteva che essere  un altro essere umano. Un affine.
Obbediva, allora, all' impeto che la spingeva -come forza primordiale- alla purificazione totale attraverso l' eliminazione di tutto ciò che nella sua esistenza pareva languire, sbiadito di ogni significato, e ciò presupponeva sempre il coraggio dell' ennesimo distacco: un processo, questo, che pareva mutuato dalla stessa Natura e dalle sue terribili e spietate leggi, ma che la costringeva -senza che potesse scorgere neppure la minima alternativa- a ripetere l' olocausto degli amori.
Ogni volta, perciò, si rinnovava il rito.
Esplodeva l' ardente passione che, come un nuovo messia, predicava ed insufflava nuova vita e dalle precedenti ceneri pareva librarsi in volo, in un trionfo di gioia. Effimera. 
E riecco, a breve, la stasi, l' acqua della disillusione sul sempre più fioco crepitìo di braci, e la nera coltre di fumo, preludio ad una nuova, amara consapevolezza.

Alla fine comprese.
Capì che nulla può essere completamente distrutto  perché ogni istante custodisce in sé un seme d' eternità, sì che non le era consentito né di acquistare né di perdere. Sua madre, suo padre, suo figlio, i morti ed i vivi, l' amore dato e ricevuto e quello di cui non s' era forse neppure avveduta, compenetravano tenacemente ogni suo respiro,  e quel respiro partecipava e dava vita, in qualche modo, anche alle loro stesse vite.


8 commenti:

  1. fa bene riappacificarsi con le nostre parti divise e sofferenti....

    RispondiElimina
  2. un bel racconto... di primavera!!!

    RispondiElimina
  3. Quantomeno la si tenta, quella riappacificazione interiore: ciò che è certo -se non altro nel mio caso- è che non è possibile seguire il proprio percorso senza collocare i diversi frammenti di esistenza in un disegno armonico e significativo.
    Spesso mi sorprendo ad interrogarmi sulla reale natura delle scelte operate. Talvolta devo confessare a me stessa d' averle compiute perché indispensabili, in quel momento, alla mia salute psico-fisica, che avvertivo pericolosamente precaria e minacciata. Il senso di colpa nasce dal sospetto di aver forse peccato di fragilità e di debolezza. Poi mi assolvo, certa di non essere un dio.

    RispondiElimina
  4. certamente la maturità porta una consapevolezza che in tenera età non si riesce neanche a immaginare...quanti progetti ho fatto, quante cose ho immaginato, quanti sogni ho sospirato...e quante esperienze....ora posso guardare a tutto questo con un senso di pace spirituale, è questo il vantaggio della maturità.

    ciao mia cara, buona serata
    c.

    RispondiElimina
  5. al tuo posto, morena, avrei scritto alla fine "una dea" :)

    RispondiElimina
  6. @ c
    ... non posso dirmi approdata a tanto e temo che il mio percorso non sia ancora disteso ma mantenga sempre, mio malgrado, ulteriori inevitabili tortuosità... Credo ci sia, però, un elemento titanico, nella vita di ciascuno di noi, che direi "determinismo", e che ci fa agire in questo o quel modo non per esercizio esclusivo di arbitrio, ma più e soprattutto perché ognuno altro non può essere che cio che è.

    RispondiElimina
  7. @ guss
    "una dea" mi suonava, come dire, passibile di controversa interpretazione...
    :-)

    RispondiElimina
  8. ma io avrei scritto per te "una dea". Suona meglio. E' più rassicurante... Il dio è onnipotente, trascendente, tuonante, sovrastante... La dea sarà dotata di maternità e quindi di ascolto particolarmente sensibile? La preferisco, anzi la desidero, la vogliooooooooooo!!!!!!!!!!!

    RispondiElimina